Ho appena inviato la rinuncia al ruolo. Lettera

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A Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ai suoi collaboratori,

Ho appena inviato la rinuncia al ruolo.

 

Come’è possibile ? “Questa è la Sua scelta…” , mi hanno detto. Ma questa non è una « scelta »: è la triste ricompensa per una docente madrelingua arrivata al primo posto di queste assurde prove concorsuali e ottava della graduatoria (perché, ai vostri occhi, diversi anni di esperienze d’insegnamento e di certificazioni all’Università o all’Istituto francese non valgono nulla…).

Residente nella Val d’Elsa, sposata e madre di una bambina di 2 anni, mi è stato assegnato, senza altra scelta possibile, l’ambito territoriale del sud di Cecina, con alta probabilità di prendere la cattedra all’Isola d’Elba… Sono stata costretta a rinunciare. Quante candidate, dopo di me in graduatoria, dovranno anche loro rifiutare questo regalo velenoso, per motivi familiari o economici evidenti?

Prendere o lasciare, con la conseguenza di essere cancellata dalla graduatoria… Ho cercato di qualificare questa situazione con tanti termini ma uno tra tutti è parso il più rispondente alla realtà: un ricatto.

Infatti, sembra che passare il proprio turno non sia possibile… E perché non si potrebbe? Avete 3 anni per “sistemarci”, perché depennarci al primo rifiuto, se è motivato? Ho concorso per scegliere tra 59 posti distribuiti in 3 anni, non tra 8 posti nel primo anno. Quindi, la decima avrebbe a conti fatti una situazione più favorevole della mia? L’anno prossimo sarà la prima a scegliere mentre io saro’ stata costretta a rinunciare a tutto?

Cosa dovrei fare? Mi è stato consigliato di accettare e di farmi chiamare da un preside allettandolo con la mia qualità di madrelingua per poi sfruttare i mesi non esauriti della maternità di mia figlia, aggiungerci qualche permesso e un periodo di aspettativa “per stare a casa” il più possibile. Quindi, essere bugiarda, adottare un atteggiamento scorretto e rimanere inattiva… ecco cosa aspetta i vincitori del concorso?!

Questi modi sono contrari alla mia etica professionale. Voglio lavorare e non voglio prendere in giro chi mi dà lavoro, a cominciare dallo Stato, dal preside e dagli allievi. E quindi, dato che non voglio sfruttare questi trucchi, dovrò rinunciare…

Per tutti i miei colleghi umiliati e per me, vorrei nomi, nomi di chi ha concepito un concorso disorganizzato, delle regole ingiuste, dei quesiti pieni di errori, nomi di coloro che hanno fatto calcoli sbagliati. Potremmo fare la graduatoria dei vincitori responsabili di questo caos… che, purtroppo, non saranno mai depennati. “J’accuse…” avrebbe scritto Zola.

Intanto, io perdo il ruolo e degli allievi italiani perdono la possibilità d’imparare il francese con un’insegnante madrelingua. Scelta Vostra, non mia.

 

Elisabeth Willemaers

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