“Hai fatto i compiti?”, ” … prima fai i compiti”, “Non hai ancora fatto i compiti…”… che stress! Lettera

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I “compiti per le vacanze” sono un ossimoro, una contraddizione in termini, un assurdo logico (e pedagogico), giacché le vacanze sono tali, o dovrebbero esserlo, proprio perché liberano dagli affanni feriali: vacanza, in latino “vacantia”, da “vacare”, ossia essere vacuo, sgombro, vuoto, senza occupazioni.

Nessuno accetterebbe di prolungare nel tempo libero, e men che mai di svolgere durante le ferie, compiti imposti. Ma è del tutto normale che a una simile pretesa debbano assoggettarsi gli scolari: “perché si esercitino e non dimentichino tutto quello che hanno imparato”.

Evidentemente si ritiene che gli apprendimenti avvenuti durante l’anno scolastico (soprattutto con lo studio domestico) siano davvero ben poco significativi – e. in effetti, si impara sempre meno a scuola e si dimentica sempre più in fretta ciò che a scuola si impara.

Così all’incubo feriale («Hai fatto i compiti?», «… prima fai i compiti», «Non hai ancora fatto i compiti…») si aggiunge quello festivo.
Gli insegnanti fanno finta di credere (davvero edificante) che gli alunni amministrino razionalmente i compiti delle vacanze, e si affliggano con metodo, ripartendo il lavoro complessivo nei tanti giorni a disposizione (destinati alle occupazioni più libere e gradite), in un penoso esercizio di quotidiana mortificazione. Ma sanno bene che così non è (salvo casi di grave disturbo della personalità).

Gli studenti più astuti, volitivi, capaci esauriscono nei primi giorni tutti i compiti assegnati, dedicandosi poi con sollievo al godimento della meritata libertà – sempre che il “carico” non sia tale da rovinare tutti i giorni a disposizione (come spesso accade). I meno capaci, i più sofferenti rinviano quotidianamente il supplizio che in questo modo li assilla per tutta la durata delle agognate vacanze, «riducendosi agli ultimi giorni», durante i quali si impegnano in un tour de force assieme ai genitori che li hanno perseguitati durante tutto il periodo della vacanza, tormentati a loro volta dalle magistrali ingiunzioni.

Naturalmente per i più disgraziati la consueta reprimenda.

Ma che tanto stress (familiare), per non dire sofferenza (pianti, litigi, punizioni…) serva a qualche cosa, nessuno si è mai peritato di verificarlo. Piccolo inciso: le “vacanze” dovrebbero essere degli studenti, ma sono “godute” solo dai docenti (ben oltre il periodo di “ferie” cui hanno diritto).

Maurizio Parodi – Dirigente scolastico

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