Ha senso ciò che faccio come insegnante? Cosa significa personalizzare? Lettera

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inviata da Sergio De Ceglia – Personalizzare i contenuti, i metodi e i criteri di valutazione dell’apprendimento è una sfida scomoda e difficile per molti. Ma, andando oltre le normali beghe personali, gli attriti e le difficoltà io voglio chiedermi il motivo di questa impermeabilità.

In fondo cosa significa davvero personalizzare? Significa forse, alla fine dei conti, mettersi in dubbio, chiedersi davvero e fino in fondo: cosa di ciò che insegno è davvero utile per costruire una struttura di conoscenze davvero efficace e significativa per coloro che ho di fronte?

Sembra una domanda semplice? La risposta è difficilissima. Perché interroga tanti aspetti del processo di apprendimento, anche molto diversi tra loro, che possono essere esemplificati in alcune domande: quale tipo di conoscenza oggi può essere efficace? Quale tipo di soggetto ho di fronte? (Conosco davvero il soggetto che ho di fronte?) Come spiego ciò che devo trasmettere?

In poche parole la questione della personalizzazione (pur contestualizzata in un sistema normativo che la difende e la prescrive) è il grande rimosso dalla quotidianità dell’insegnamento di oggi perché spinge a chiedersi: ha senso ciò che faccio come insegnante?

E, andando davvero a fondo alla questione, questa domanda fa paura perché ha dentro la parola “senso”.

Ma, andando oltre, come possiamo rispondere? In via preliminare, con il possesso di due strumenti che possono costruire la base fondante di una risposta: la pedagogia e la didattica.
Ma poi, in fondo, si può essere insegnanti senza queste domande e senza questi due strumenti?

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