Ha la febbre e viene esclusa dal concorso infanzia, ma per il Tar può partecipare. Sentenza

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Il TAR per il Friuli Venezia Giulia, con due sentenze (n. 415 e n. 418 del I dicembre 2020) ha chiarito che non è giustificata l’esclusione dalla prova di concorso (scuola dell’infanzia) del candidato a cui sia stata rilevata una temperatura corporea maggiore di 37,5°: tale causa di esclusione non è legittimata da alcuna norma, neppure da quelle di natura emergenziale protese a contenere il diffondersi del virus Covid-19. Il Tar Friuli ha inoltre precisato che il diritto a partecipare al concorso, poiché protesa a soddisfare il diritto al lavoro, non può essere trattato al pari della momentanea interdizione ad accedere a un supermercato o magari a un lido al mare.

L’esclusione dalle prove per rilevazione della temperatura superiore a 37,5°

Una donna, ammessa alle prove della selezione per la copertura di 12 posti di Istruttore Educativo delle Scuole dell’Infanzia, bandita da un Comune, si rivolge al Tar per contestare la legittimità dell’atto del 26 agosto 2020, a firma del presidente della Commissione di selezione, consegnatole a mani nella stessa data, con cui è stata “allontanata dal (…), dove ha luogo la prova scritta, ed esclusa dalla selezione pubblica… in quanto è stata rilevata una temperatura superiore ai 37,5 gradi…”.

L’esclusione ingiustificata dalle norme

Il TAR ha accolto le doglianze, annullando l’atto impugnato, quindi il Comune dovrà valutare se disporre lo svolgimento di una prova suppletiva, ammettendovi la ricorrente. L’esclusione dalla procedura selettiva disposta a danno della donna, secondo i giudici, non è legittima: la situazione occorsa non è paragonabile né a quella che si verifica quando il candidato si presenta alle prove sfornito di idoneo documento identificativo, né, tanto meno, a quella del candidato che non si presenta affatto alle prove. La decisione assunta da Comune non risulta giustificata nemmeno dalle cautele imposte dalla straordinarietà dell’emergenza pandemica in atto, atteso che il diritto a partecipare alla selezione di che trattasi da parte dell’interessata, in quanto funzionale alla soddisfazione del diritto al lavoro, non può essere svilito al punto da essere trattato alla stregua della momentanea interdizione ad accedere a una struttura commerciale o balneare, decretato sulla scorta dell’esito dell’estemporanea misurazione della temperatura corporea effettuata da personale non sanitario, privo di specifica formazione, posto per l’appunto a presidiarne l’ingresso.

Strumentazione e personale che ha rilevato la temperatura

Per il Tar non c’è evidenza sulle caratteristiche della strumentazione utilizzata (precisione di base, distanza di misura, tempo di risposta, temperatura di funzionamento, temperatura di stoccaggio, umidità, sistema di alimentazione), poiché la difesa del Comune si è limitata solo a rappresentare di avere utilizzato un termometro a raggi infrarossi, mentre il personale deputato alla rilevazione “è stato preventivamente formato giorni prima del concorso”. L’esclusione è quindi poggiata, unicamente, sulla misurazione effettuata da personale privo di specifica formazione sanitaria e meramente istruito all’utilizzo dello strumento di rilevazione, senza contare che l’esito della stessa per altre due candidate non ha trovato alcun riscontro in quella successiva eseguita da personale medico/sanitario presso il locale Pronto soccorso, ove le medesime si sono prontamente recate per avere contezza del proprio effettivo stato di salute.

Prova suppletiva o concorso da rifare per tutti i candidati

Vista la prevedibilità di una situazione come quelle che si sono verificate, come anche per esigenze “meritocratiche” che implicano la maggior partecipazione possibile di candidati da selezionare per un pubblico impiego, secondo il Tar l’ente coinvolto avrebbe dovuto prevedere la data di una prova suppletiva, predisponendo le cautele e misure idonee per garantire lo svolgimento dell’intera procedura selettiva nel rispetto delle esigenze di imparzialità, trasparenza e pari opportunità. Il collegio ha quindi evidenziato che tanto più fattibile nelle ipotesi ove la modalità di svolgimento della prova scritta preveda quiz a risposta multipla. Altrimenti, la prova è da replicare per tutti i candidati che hanno partecipato alla selezione.

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