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“Guidi davvero bene per essere una donna!”, “hai il ciclo?”: la violenza verbale nei confronti delle donne spiegata con il monologo di Chiara Ferragni

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L’istruzione, la scuola, dunque, come luogo deputato alla formazione, è considerata lo strumento più rilevante per promuovere, incentivare, puntellare e radicare fortemente il processo di emancipazione delle donne nella società. L’istruzione, infatti, non ha il compito solamente di promuovere lo sviluppo della personalità di un individuo, ma ha, senza ombra di dubbio, un ruolo importante nello sviluppo del tema “donna” connesso al più ampio e articolato caleidoscopio connesso allo sviluppo economico, sociale e culturale del processo di emancipazione delle donne.

Anche se l’UNESCO si è impegnato per raggiungere pari opportunità di istruzione indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla razza o da qualsiasi altra differenza di status sociale ed economico il tema della differenza di genere nel campo dell’istruzione (e non solo, naturalmente) è rimasto assai rilevante. Un tema importante su cui l’UNESCO ha ragionato e ha invitato a lavorare è stato quello “Le donne al comando: raggiungere un futuro equo nel mondo”. L’emancipazione delle donne è ancora, però un’idea inverosimile. Dalle donne tenute lontane dal mondo dell’istruzione e, più in generale, della cultura, all’avere alcune donne innovative nel settore dell’istruzione e nel panorama della cultura, delle arti e delle scienze, abbiamo fatto molta strada. Ma ve ne è tanta, ancora, da percorrere. Ma l’istruzione svolge un ruolo importantissimo nell’emancipazione delle donne. Per secoli, millenni per la verità, però, alla maggior parte delle donne, specialmente nelle zone rurali, è stato negato il diritto all’istruzione e sono state sottoposte a pratiche e responsabilità molto degradanti. L’istruzione, da cui è necessario ripartire, consente alle bambine, prima, alle ragazze poi di ottenere di più in ogni settore dello scibile umano e, in special modo, nella loro vita sociale, professionale, economica e familiare.

La lezione di Chiara Ferragni

Ecco perché la lezione di Chiara Ferragni è, indubbiamente, una importante modalità per parlare alle coscienze delle italiane e degli italiani ed ecco perché, io stesso, ho promosso, in aula, la visione del prezioso monologo che l’imprenditrice ha voluto regalare a quanti ancora non hanno la possibilità e, talvolta, la forza, di ascoltare le coscienze e di intraprendere vie consequenziali. Avrebbero fatto bene e farebbero bene i docenti a cavalcare questo spunto autorevole di riflessione (senza supponenza) e a parlare con un linguaggio più appropriato ai giovani e alle giovani, ai bambini e alle bambine. Perché, checché se ne dica Chiara Ferragni ha la capacità, il piglio giusto, il linguaggio adeguato e fluido di parlare anche a chi non presta attenzione alla disperazione delle tante donne, delle tante ragazze che vivono una condizione di vera sudditanza al sesso forte. Possiamo farlo e dobbiamo farlo. Abbiamo l’occasione di parlare con un linguaggio più attuale e più vicino alle mode e alle simpatie dei nostri alunni. Chiara ci dà una mano autorevole.

“È un pensiero fisso nella mia testa: non sentirmi abbastanza”

“È un pensiero fisso nella mia testa: non sentirmi abbastanza”. È ritengo non sia stato solo il pensiero di Chiara Ferragni. Di quella Chiara Ferragni bambina che Chiara Ferragni imprenditrice e donna di successo ha raccontato nel brillante monologo regalato alle tante ragazze e alle tante donne che non si sentono all’altezza e che, invece, sono quanto di più bello e prezioso esista su questa terra. La società di oggi spinge i nostri alunni a chiedere di più a se stessi. Non si sentono abbastanza: abbastanza belli e belle, abbastanza brave e bravi, abbastanza alla moda, abbastanza ricchi, abbastanza tutto… Commossa afferma la divina Chiara Ferragni, troppo grande, troppo impegnata, troppo educatrice, troppo troppo “Ciao bimba, ho deciso di scriverti una lettera. Ogni volta che penso a te mi viene da piangere e non so bene neanche il perché, ma forse è perché mi manchi, forse perché vorrei poterti fare uscire fuori un po’ di più, farti vedere quella che oggi è la mia vita. Sai, la gente mi conosce e mi chiede selfie insieme. È una bella sensazione venire apprezzata da milioni di persone, poi sai, non piaccio proprio a tutti, ma piaccio a me stessa e questo è un ottimo inizio. Il tuo futuro? Una premessa: ho sempre cercato di renderti fiera, tutto quello faccio lo faccio per te, per la bambina che sono stata. Ma c’è una cosa che mi fa stare male in qualunque fase della mia vita, che mi accompagna dalla cameretta fino ai red carpet. È un pensiero fisso nella mia testa: non sentirmi abbastanza. Quando ci penso vorrei solo poterti abbracciare forte, perché quando ho pensato qualcosa di negativo su di me lo ho pensato anche di te e tu non lo meriti. Vorrei dirti soprattutto questo, sei abbastanza e lo sei sempre stata. Tutte quelle volte che non ti sei sentita abbastanza bella, intelligente, lo eri e sai, in certi momenti ti sentirai ancora così. Questo è uno di quei momenti, è normale che lo sia”

L’emancipazione delle donne è una parte fondamentale di qualsiasi società

L’emancipazione delle donne è la parte più rilevante e più determinante di qualsiasi società civile, di qualsiasi stato che “evoluto” voglia definirsi, di qualsivoglia comunità; anche della comunità scolastica. È la donna che svolge un ruolo dominante nella vita fondamentale di un bambino. Ma il ruolo non può e non deve essere relegato solo e solamente a quello di mamma. Le donne sono una parte importante della nostra società e lo sono per la differenza che fanno nel mondo del lavoro, per la differenza che fanno nel mondo della cultura, per la differenza che fanno nell’arte, per la differenza che fanno nella letteratura. Chiara Ferragni imprenditrice ha parlato dei suoi genitori. Ma sappiamo tutti quanto rilevante sia il ruolo che la madre Marina Di Guardo, scrittrice di spicco, ha nella letteratura italiana. L’educazione, dunque, come mezzo di emancipazione delle donne può determinare un cambiamento di atteggiamento positivo. Questo deve essere il ruolo delle nostre scuole. È cruciale il ruolo della scuola, oltre i libri, oltre i cliché stereotipati dei saperi trasmessi, talvolta riduttivi di fronte alle grandi sfide della società. Chiara Ferragni, in un solo monologo, ha fatto più di mille lezioni. E non lo dico io, lo dicono i tanti giovanissimi e giovani che, già da ieri, nelle tante classi italiane, hanno parlato, con forte incisività della donna. Ma della donna narrata da Chiara Ferragni, con una lucidità e una brillantezza espositiva unica. L’istruzione, intesa come narrazione formativa che utilizza strumenti quali i social, positivamente, e con la strepitosa grandezza di testimonial come l’imprenditrice, la mamma, la donna di cultura Chiara Ferragni, fa significativamente la differenza nella vita delle donne, degli uomini, delle ragazze, dei ragazzi, delle nostre alunne e dei nostri alunni.

Chiara Ferragni e le sfide più importanti

Vale la pena ripercorrere questo passaggio di grande spessore umano del sensazionale monologo di Chiara Ferragni “Le sfide più importanti sono sempre con noi stessi. Cominciamo piccola Chiara, parliamo della tua vita. Crescendo avrei tanti momenti di felicità, ma anche alcuni densi di paura e ansia e sai cosa ho imparato? Goditi il vento, vivi quei momenti con tutta te stessa, piangi, arrabbiati, urla se devi, fanno parte del tuo percorso e più che mai dei te. Un amico un giorno mi ha detto: nessuno fa la fila per delle montagne russe piatte. Vivile al massimo, sia quando sono altissime che ti manca il fiato, sia quando sali che la vita ti sembra un traguardo lontano. Sai cosa ho imparato ? Che se una cosa ti fa paura è la cosa più giusta da fare, alcune le sconfiggerai, altre ti faranno compagnia per tanto tempo, ma capirai che va bene così. Abbiamo tutti la scritta fragile, siamo scatole che contengono meraviglia e vanno aperte con cura. Ho due bambini bellissimi adesso, la somma immensa di un sentimento perfetto, ma di Fede non ti dico nulla, non ti voglio togliere la meraviglia dell’amore vero. Diventerai un a madre anche tu e sarai sempre la stessa persona, con gli stessi dubbi e le insicurezze di sempre. Anche i tuoi genitori, che ti sembravano infallibili, hanno la consapevolezza a volte di sbagliare. Sarà semplice fare i genitori? Mai. Sarà il lavoro più duro di tutti e l’unica persona che potrà dare un giudizio finale sono i tuoi figli. Ti sentirai quasi sbagliata ad avere altri sogni al di fuori della famiglia. La nostra società ha dei ruoli definiti: sei solo una mamma. Quante volte la società fa sentire in colpa le donne perché vanno a lavoro stando dietro ai figli? Sempre. Quante volte lo stesso trattamento agli uomini? Mai. Ma se il tuo pensiero va sempre ai figli, stai facendo la cosa giusta. Se farai sempre del tuo meglio per i tuoi figli, togliti il dubbio, forse sei una brava madre, non perfetta, ma brava abbastanza”.

United National Development Fund for Women e il “brava abbastanza” di Chiara Ferragni

“Brava abbastanza” la Chiara Ferragni mamma di Leone e Vittoria. La Chiara Ferragni dell’inno alla “Donna”, dell’inno alla “emancipazione” culturale non più procrastinabile. Quell’emancipazione che non è altro che “ricchezza” della società di domani e delle donne di oggi. Secondo, per ricordarlo, a noi e ai nostri alunni, lo United National Development Fund for Women, il termine emancipazione delle donne significa:

  • Acquisire conoscenza e comprensione delle relazioni di genere e dei modi in cui queste relazioni possono cambiare.
  • Sviluppare un senso di autostima, una convinzione nella propria capacità di garantire i cambiamenti desiderati e il diritto di controllare la propria vita.
  • L’acquisizione della capacità di generare scelte esercita il potere contrattuale.
  • Sviluppare la capacità di organizzare e influenzare la direzione del cambiamento sociale, per creare un ordine sociale ed economico più giusto, a livello nazionale e internazionale.

L’empowerment come senso psicologico di controllo o influenza personale

Pertanto, empowerment significa un senso psicologico di controllo o influenza personale e preoccupazione per l’effettiva influenza sociale, potere politico e diritti legali. È un costrutto a più livelli che si riferisce a individui, organizzazioni e comunità. È un processo internazionale in corso centrato nella comunità locale, che coinvolge rispetto reciproco, riflessione critica, cura e partecipazione di gruppo, attraverso il quale le persone prive di una quota equa di risorse preziose ottengono un maggiore accesso al controllo su queste risorse.

Il rispetto, la riflessione critica e il consiglio di Chiara Ferragni

Conclude, così, il suo monologo brillante, Chiara Ferragni “Un consiglio, celebra sempre i tuoi successi, non sminuirti mai di fronte a nessuno. Noi donne siamo abituate a farci piccole davanti a uomini duri. Se non mostri il tuo corpo sei una suora, se lo mostri troppo sei una “poco di buono”. Essere una donna non è un limite, dillo alle tue amiche e lottate insieme ogni giorno per cambiare le cose. Io ci sto provando, anche in questo momento. Senti come batte il mio cuore? Riconosci queste emozioni? Ti vorrei abbracciare piccola Chiara, per dirti che alla fine andrà tutto bene e che sì, sono fiera di te”. Insegniamo alle nostre alunne e alle nostre figlie a essere fieri di sé, sempre. Impegniamoci per farlo. E facciamolo prontamente come hanno fatto gli alunni della classe 4B dell’Istituto “Renato Guttuso” di Carini, diretto dalla dirigente scolastico Valeria La Paglia, il preside che da anni sta puntando, con vigore e determinazione, alla qualità rinnovata della formazione. Modalità operative e strategie messi in opera dai validissimi docenti della scuola.

Il monologo di Chiara Ferragni e gli alunni del Plesso Vanni Pucci: in allegato un’UdA per il I Ciclo

L’Unità di Apprendimento dei docenti dell’equipe pedagogica della 4B del plesso Vanni Pucci dell’istituto Comprensivo Renato Guttuso ha voluto costruire un percorso che ha fatto leva sulla capacità di mediazione pedagogica capace di assicurare il monologo di Chiara Ferragni, il cui linguaggio accessibile e la cui tenacia nell’affrontare i grandi temi della nostra società la rendono la “docente” più qualificata per parlare alle nuove generazioni e, perché testato con mano, di emozionarli tutti, bambina ma anche bambini, ragazze e anche ragazzi. Perché l’imprenditrice Ferragni posizionatosi al di là della cattedra è stata in grado di entrare nei cuori, di attraversare le numerose esperienze dell’uomo e della donna, e di stimolare i tanti neuroni assopiti. Un plauso a tutti gli alunni della classe 4B che sono riusciti a costruire attorno al monologo di Chiara Ferragni i tanti messaggi che da oggi viaggiano sui social e sui profili Facebook e WhatsApp di genitori e amici a sostegno delle tante donne che devono riacquistare la stima per sé, il rispetto per la loro unicità, per la loro bellezza, per la loro ricchezza. Grazie, dunque, ai seguenti alunni: Bunone Gabriel, Calderone Michelle, Caravello Andrea, Ceraulo Luisiana, Cusimano Eva, Ienna Ilary, Ingrassia Diego, Marcianò Giorgia, Marino Salvatore, Picone Sofia, Randazzo Greta, Ricco Clarissa, Sancarlo Silvia, Selvaggio Emmanuel, Sgroi Giulia e Villano Cristian.

UdA parlare di donne attraverso i messaggi sociali a partire dal monologo di Chiara Ferragni

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