Valutazione della materia “Religione Cattolica”: disciplina e principi normativi [GUIDA]

di Laura Biarella

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Gli insegnanti della religione cattolica appartengono alla componente docente negli organi scolastici beneficiando dello stesso trattamento degli altri docenti, con la differenza che partecipano alle valutazioni periodiche e finali unicamente per gli alunni che si sono avvalsi dell’insegnamento della “Religione Cattolica”, e la relativa valutazione è espressa senza attribuzione di voto numerico.

Riferimenti normativi. Sono due le norme che disciplinano la valutazione della materia in questione:

Decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, articolo 309, rubricato “Insegnamento della religione cattolica”. Tale articolo contiene la disciplina che sostanzia tale materia:

  • individuazione della normativa applicabile: nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado l’insegnamento della religione cattolica è disciplinato dall’accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede e relativo protocollo addizionale, ratificato con L. n. 121/1985 e dalle intese previste dal predetto protocollo addizionale, punto 5, lettera b);
  • incarichi annuali: per l’insegnamento della religione cattolica il capo di istituto conferisce incarichi annuali d’intesa con l’ordinario diocesano secondo le disposizioni richiamate nel comma I;
  • appartenenza alla componente docente: i docenti incaricati dell’insegnamento della religione cattolica fanno parte della componente docente negli organi scolastici con gli stessi diritti e doveri degli altri docenti, ma partecipano alle valutazioni periodiche e finali solo per gli alunni che si sono avvalsi dell’insegnamento della religione cattolica;
  • la nota che esprime il profitto: per l’insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e di esami, viene redatta a cura del docente e comunicata alla famiglia, per gli alunni che di esso si sono avvalsi, una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella scolastica, riguardante l’interesse con il quale l’alunno segue l’insegnamento e il profitto che ne ritrae.

Decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009 n. 122, art. 2, rubricato “Valutazione degli alunni nel primo ciclo di istruzione”. Il comma IV statuisce due principi basilari:

  • richiamo alla disciplina applicabile: la valutazione dell’insegnamento della religione cattolica resta disciplinata dall’articolo 309 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado (D.Lgs. n. 297/1994);
  • giudizio non numerico: la valutazione dell’insegnamento della religione cattolica è comunque espressa senza attribuzione di voto numerico (fatte salve eventuali modifiche all’intesa di cui al punto 5 del Protocollo addizionale alla L. n. 121/1985).

Il ruolo dell’insegnante di religione cattolica nello scrutinio finale. In una pronuncia del 2010 (TAR Lazio – Roma, Sezione III bis, Sentenza 15 novembre 2010, n. 33434) la giurisprudenza amministrativa, sulla scorta della sopra elencata disciplina normativa, ha fornito rilevanti precisazioni in ordine al ruolo dell’insegnante di Religione Cattolica rispetto al profitto del singolo studente:

  • Elementi che concorrono alla valutazione dello studente che si avvale della Religione Cattolica. Per quanto attiene alla presenza dell’insegnante di religione cattolica nello scrutinio finale dove è attribuito il punteggio per il credito scolastico, la valutazione di tale insegnante non può discendere da un voto di profitto, che egli non esprime, bensì dagli ulteriori elementi presi in considerazione (assiduità della frequenza scolastica, interesse e impegno nella partecipazione al dialogo educativo), elementi che corrispondono in parte a quelli che figurano nella “speciale nota”, prevista dall’art. 309 del T.U. istruzione, da consegnare assieme alla scheda o alla pagella scolastica, riguardante l’interesse manifestato e il profitto conseguito dallo studente nell’insegnamento in questione.
  • ’insegnante di Religione Cattolica deve partecipare alla valutazione dell’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno che si avvale di tale materia. In forza dell’accordo con la Santa Sede, la Repubblica italiana si è obbligata ad assicurare l’insegnamento di religione cattolica e, in omaggio al principio di laicità dello Stato, detto insegnamento è facoltativo, conseguendo che “solo l’esercizio del diritto di avvalersene crea l’obbligo scolastico di frequentarlo”, quindi il titolare di quell’insegnamento, divenuto obbligatorio in seguito ad un’opzione liberamente espressa, deve partecipare alla valutazione sull’adempimento dell’obbligo scolastico.
  • Se l’insegnamento viene scelto deve essere valutato il profitto dell’alunno. Dal presupposto secondo cui l’insegnamento della religione diviene obbligatorio dopo che è stata effettuata la scelta, discende che la valutazione dell’interesse e del profitto col quale l’alunno ha seguito l’insegnamento della religione deve essere valutato.
  • La presenza dell’insegnante di “Religione Cattolica” allo scrutinio finale non discrimina gli alunni che non se ne avvalgono. Non è corretta la prospettazione secondo cui la presenza del docente di religione nello scrutinio finale, in quanto incidente sul credito scolastico, sia idonea a determinare una situazione di discriminazione nei riguardi degli studenti che decidono di non avvalersi di detto insegnamento, e in particolare di quelli che decidono di non partecipare ad attività alternative e di assentarsi dalla scuola.
  • La rilevanza del voto di “Religione Cattolica”. In considerazione dei principi espressi dalla Corte Costituzionale, nonché delle disposizioni previste dal d.p.r. n. 202/1990, la prassi amministrativa nell’ambito del sistema scolastico va nel senso che, se determinante, il voto di religione diviene un giudizio motivato e quindi non può risultare rilevante per determinare la promozione e/o bocciatura ovvero l’ammissione e/o non ammissione degli alunni agli esami conclusivi del corso di studi.
  • La materia “Religione Cattolica” non è paragonabile alle altre. La necessità di evitare che il voto di religione determini un vantaggio in sede di valutazione e/o di ammissione agli esami di stato, trova giustificazione nella circostanza che la religione non è una materia scolastica come le altre, in considerazione del fatto che “è un insegnamento di pregnante rilievo morale ed etico che, come tale, abbraccia quindi l’intimo profondo della persona che vi aderisce”.
  • Gli insegnanti di “Religione Cattolica” esprimono valutazione sugli elementi che incidono sul credito scolastico. Gli insegnanti incaricati di religione cattolica fanno parte della componente docente negli organi scolastici con gli stessi diritti e doveri degli altri insegnanti (partecipando alle valutazioni periodiche e finali per gli alunni che si sono avvalsi di tale insegnamento), pertanto tali insegnanti, cui è attribuito lo status di docenti, devono esprimere una valutazione su quegli elementi, immanenti ad ogni funzione docente, quali assiduità della frequenza scolastica, interesse e impegno nella partecipazione al dialogo educativo, dalla norma ritenuti incidenti sul credito scolastico.
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