Un glossario per il secondo ciclo di istruzione

di
ipsef

Una guida messa a disposizione dalla UIL scuola

Una guida messa a disposizione dalla UIL scuola

Il riordino del secondo ciclo di istruzione viene definito attraverso un complesso insieme di strumenti regolamentari ed attuativi al cui interno è necessario muoversi con chiarezza e consapevolezza.
Un glossario di primo orientamento generale può costituire un mezzo semplice ma efficace per padroneggiare la terminologia e le logiche sottese all’impianto. Lo strumentario va arricchito ed approfondito con una lettura individualmente e collegialmente condotta all’interno delle scuole.

ABILITA’
Insieme a conoscenze e competenze, le abilità costituiscono i mattoni su cui viene descritto l’insieme delle acquisizioni formative e di istruzione che il giovane raggiunge a conclusione di un determinato percorso di istruzione e di formazione e che sostiene la stesura della certificazione delle competenze che accompagna il titolo conclusivo dei diversi percorsi. Nello specifico le abilità indicano la capacità di applicare conoscenze e di usare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi; sono descritte come cognitive (uso del pensiero logico, intuitivo e creativo) e pratiche (che implicano l’abilità manuale e l’uso di metodi, materiali, strumenti).

ALTERNANZA SCUOLA LAVORO
L’alternanza scuola lavoro è regolamentata dal decreto legislativo 77/2005 che stabilisce, a partire dal quindicesimo anno di età, la possibilità di conseguire diplomi e le qualifiche attraverso una particolare organizzazione delle didattica e delle metodologie di insegnamento ed apprendimento tendente ad integrare, nei percorsi di istruzione, anche esperienze temporanee di lavoro, regolamentate secondo particolari modalità e poste sotto la supervisione di un tutor scolastico che segue lo studente nelle varie fasi della formazione esterna alla scuola. Negli istituti tecnici e nei professionali i percorsi sono strutturati attraverso un collegamento organico con il mondo del lavoro e delle professioni, soprattutto attraverso tirocini e stage. A partire dall’a.s. 2010-2011 la terza area professionalizzante degli istituti professionali viene sostituita per le classi quarte e quinte da 132 ore di attività in alternanza scuola lavoro.

APPRENDISTATO
L’apprendistato è un particolare contratto di lavoro volto a favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro attraverso l’acquisizione di una professionalità specifica direttamente all’interno di un’impresa; è caratterizzato dall’alternanza di momenti lavorativi e momenti di formazione esterna/interna all’impresa, per i giovani che abbiano compiuto quindici anni di età. Il contratto di apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e di formazione ha durata triennale ed e’ finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale. L’innalzamento dell’obbligo di istruzione ha determinato un posticipo nell’accesso all’apprendistato, recente oggetto di modifiche legislative che abbassano nuovamente a quindici anni l’età di accesso all’apprendistato, con forti polemiche sulla opportunità di individuare soluzioni adeguate alle diverse previsioni legislative, tra cui va riconsiderato il ruolo della alternanza scuola lavoro. La regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione è rimessa alle regioni nel rispetto dei seguenti criteri e principi direttivi: definizione della qualifica professionale; definizione di un monte ore di formazione, esterna od interna alla azienda, congruo al conseguimento della qualifica professionale, riconoscimento sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali; registrazione della formazione effettuata nel libretto formativo; presenza di un tutor aziendale con formazione e competenze adeguate.

AREA COMUNE
Ciascuno degli indirizzi in cui sono articolati i percorsi dell’istruzione tecnica e di quella professionale è strutturato secondo piani di studio a loro volta strutturati in una area di istruzione generale comune, che definisce risultati di apprendimento comuni agli indirizzi dello specifico settore; sono sostanzialmente formati dagli insegnamenti – apprendimenti culturali generali della lingua e letteratura italiana e straniera, della matematica, delle scienze, della IRC. Tale area comune subisce modifiche del monte ore nel corso dei periodi didattici, favorendo via via il potenziamento delle aree di indirizzo orientate alla caratterizzazione dei percorsi.

AREA DI INDIRIZZO
Per gli stessi indirizzi è prevista la strutturazione di insegnamenti ed attività di indirizzo a carattere obbligatorio che vengono via approfonditi per assumere connotazioni sempre più specifiche, fino a raggiungere nel quinto anno il carattere di specializzazione, anche per facilitare l’orientamento degli studenti per la prosecuzione degli studi a livello terziario e per rispondere alle esigenze del mondo del lavoro e delle professioni.

ARTICOLAZIONI
Costituiscono il terzo livello di declinazione dei percorsi dell’istruzione tecnica e di quella professionale, strettamente connessi ai settori ed agli indirizzi di riferimento ed a scansioni più articolate e dettagliate rispetto a specifici settori e segmenti produttivi e di attività.

AUTONOMIA
Il termine indica l’approccio che le istituzioni scolastiche sono tenute ad assumere in riferimento alle previsioni del regolamento 275/1999, inerente la definizione, l’adozione e l’attuazione dei piani dell’offerta formativa, singolarmente o in rete, individuati, ai fini della soddisfazione dei fabbisogni formativi espressi dal territorio, del diritto alla scelta educativa da parte delle famiglie, della libertà di insegnamento dei docenti. Gli spazi di autonomia, didattica organizzativa di ricerca sperimentazione e sviluppo delegati direttamente alle scuole dal DPR 275/99 e dalle successive modifiche, non sono stati modificati dai decreti di riordino del secondo ciclo, per le tre diverse tipologie di percorsi liceali, professionali e tecnici. Le quote dell’autonomia restano pertanto finalizzate sia al potenziamento degli insegnamenti obbligatori sia dell’area generale che dell’area di indirizzo, per tutti gli studenti, con particolare riferimento alle attività di laboratorio, sia per attivare ulteriori insegnamenti. La quota complessiva dell’autonomia non può superare la soglia del 20%, quantificabile sia all’interno del monte ore assegnato annualmente a ciascuna disciplina di insegnamento che sull’intero quadro orario annuale del piano di studi. Nel piano di studi dei licei tale opportunità risulta ampliata per il secondo biennio fino ad una quota massima del 30%, ma vengono introdotti vincoli per i quali a saldo dell’intero quinquennio nessuna disciplina può essere ridotta di più di un terzo del totale e nel quinto anno nessuna disciplina tra quelle obbligatorie può essere eliminata dal piano. L’utilizzo della quota di autonomia non dovrà comunque determinare incrementi di organico. Negli istituti tecnici la quota di autonomia fissata è vincolata sia nel primo biennio che nel successivo triennio alla soglia del 20% al di sopra della quale nessuna disciplina può essere decurtata. Alla realizzazione di tali opportunità di arricchimento dell’offerta può essere assegnata una quota aggiuntiva di organico, a favore delle istituzioni scolastiche, o di accordi di rete, nell’ambito di quella annualmente resa disponibile dal decreto interministeriale sugli organici. Nei piani di studio degli istituti tecnici e degli istituti professionali sono previste in aggiunta a quelle dell’autonomia sempre attestate sul 20%, ampie quote di flessibilità che si aggiungono a quelle per soddisfare particolari e specifiche finalità fissate dall’ordinamento.

ASSI CULTURALI
I quattro assi culturali cui si riferisce l’acquisizione dei saperi e delle competenze previste dai curricoli relativi ai primi due anni degli istituti di istruzione secondaria sono: asse dei linguaggi, matematico, scientifico tecnologico, storico sociale. Questi costituiscono il tessuto per la costruzione dei percorsi di apprendimento orientati all’acquisizione delle competenze chiave di cittadinanza, che preparino i giovani alla vita adulta e che costituiscano la base per consolidare e accrescere saperi e competenze in un processo di apprendimento permanente, anche ai fini della futura vita lavorativa.

CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE
Un modello di certificazione delle competenze per la conclusione del biennio di istruzione obbligatorio fino al compimento del sedicesimo anno di età, già definito in sede di Conferenza Stato Regioni, può essere adottato autonomamente dalle istituzioni scolastiche del secondo ciclo già dall’anno scolastico 2009-2011. A partire dal successivo anno scolastico l’adozione è resa obbligatoria per tutte le scuole a favore di tutti i giovani che completano il primo gradino del secondo ciclo di istruzione. Tale certificazione può essere richiesta alle scuole dagli interessati, anche successivamente al completamento del percorso, è pertanto necessario che le scuole conservino in un apposito archivio tutti gli elementi necessari alla sua compilazione. La certificazione è lo strumento che descrive le competenze acquisite dagli studenti nel corso ed al termine di un determinato percorso di istruzione. E’ fondata sulla padronanza di conoscenze disciplinari strategie didattiche, multidisciplinari, e interdisciplinari, che vanno a formare competenze settoriali basate a loro volta su abilità ed atteggiamenti personali propri di ciascuno. Secondo tale impostazione l’insegnamento è fondato in funzione dell’apprendimento e non sulla semplice trasmissione dei contenuti delle discipline. Una elencazione delle competenze da padroneggiarsi nei diversi ordinamenti ed indirizzi di studio è definito nei Profili educativi culturali e professionali allegati ai regolamenti dell’istruzione tecnica professionale e liceale.

CLIL
Con tale acronimo, di origine anglosassone, (content and language integrated learning )si definisce l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica, prevista nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti o nell’area degli insegnamenti attivabili nelle scuole. Tale insegnamento deve essere introdotto nei licei per il quinto anno, nell’ambito delle risorse di organico assegnate annualmente. Il Miur emanerà entro tempi adeguati linee guida per la sua organizzazione; è comunque possibile attivare tale metodologia o attraverso la declinazione degli ambiti di flessibilità previsti dall’autonomia organizzativa e didattica anche per i restanti percorsi dei tecnici e dei professionali, per tutte le classi, comprese quelle restanti dei licei.

COMITATO TECNICO SCIENTIFICO
Di un Comitato tecnico scientifico si possono dotare tutti gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado; i componenti possono essere docenti, ed esperti del mondo del lavoro e delle professioni, oltre che della ricerca, dell’università dell’alta formazione artistica musicale e coreutica, con funzione consultiva e di proposta per l’organizzazione e l’utilizzo degli spazi di autonomia e flessibilità nonché, per gli istituti tecnici e professionali, per l’organizzazione delle aree di indirizzo. La funzione non esplicitamente dichiarata, meglio contestualizzabile all’interno di una riforma organica degli organi collegiali di istituto, può essere quella di rafforzare le relazioni e gli scambi tra istruzione, mondo del lavoro e delle professioni, al fine di ridurre il gap tradizionalmente presente nel nostro Paese. La condizione per la loro costituzione è la non determinazione di oneri aggiuntivi, e l’attività svolta a titolo spontaneo per i componenti, poiché non spetta ai componenti alcun compenso.

COMPETENZE
Insieme a conoscenze e abilità, le competenze costituiscono i “mattoni” su cui viene descritto l’insieme delle acquisizioni formative e di istruzione che il giovane raggiunge a conclusione di un determinato percorso di istruzione e di formazione e che sostiene la stesura della certificazione delle competenze che accompagna il titolo conclusivo dei diversi percorsi. Le competenze indicano la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale. L’accordo su come intendere le competenze è ormai sostanzialmente raggiunto. Non sono omogenei, invece, i diversi modi di rappresentarle (denominare, descrivere, classificare), anche se si può riscontrare una convergenza su due grandi tipologie: quelle necessarie per la cittadinanza attiva e l’occupabilità, e quelle richieste per l’esercizio della professione; vengono descritte comunque in termini di responsabilità e autonomia.

CONOSCENZE
Insieme ad abilità e competenze, le conoscenze contribuiscono a descrivere gli apprendimenti acquisiti. Nello specifico indicano il risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento. Le conoscenze sono l’insieme di fatti, principi, teorie e pratiche, relative a un settore di studio o di lavoro. Le conoscenze sono descritte come teoriche e/o pratiche.

CONTRATTI D’OPERA
Gli istituti tecnici ed i professionali possono stipulare contratti d’opera con esperti del mondo del lavoro e delle professioni, con una specifica e documentata esperienza professionale maturata nel settore di riferimento, per l’arricchimento dell’offerta formativa e per competenze specialistiche non presenti nell’istituto, nei limiti degli spazi di flessibilità, e nell’ambito delle risorse iscritte nel programma annuale di ciascuna istituzione scolastica. Per le opportunità fin qui richiamate appare corretto richiamare i dispositivi dell’articolo 35 del CCNL del comparto scuola 2006-2009 relativo alle collaborazioni plurime, secondo il quale i docenti possono prestare la loro collaborazione con scuole di non propria titolarità, che necessitano di particolari competenze professionali non presenti o non disponibili nel corpo docenti di quella scuola. Tale collaborazione non comporta esoneri dall’insegnamento nella scuola di titolarità, va autorizzata dal dirigente scolastico e non deve interferire con gli ordinari obblighi di servizio.

DIDATTICA LABORATORIALE
I regolamenti del secondo ciclo di istruzione attribuiscono grande importanza alla didattica laboratoriale, intendendo preporre tale approccio al totale rinnovamento metodologico dei processi di insegnamento – apprendimento. La metodologia laboratoriale assume grande rilevanza per i percorsi di istruzione tecnica e professionale, ma va riconsiderata anche a vantaggio dei corsi di studio a carattere liceale. I regolamenti ribadiscono per i tre diversi ordinamenti la possibilità di ampliare le attività laboratoriali nell’ambito degli spazi di autonomia definiti per una quota massima del 20%, da calcolare sul monte ore di ciascuna disciplina, ovvero sul monte ore complessivamente definito dal piano di studi annuale, su cui gravano incertezze connesse alla complessiva disponibilità di organici funzionali al piano dell’offerta formativa. Opportuni interventi ordinamentali dovranno prevedere, nell’immediato, strumenti di raccordo tra gli insegnamenti dell’aria generale a quelli dell’area di indirizzo in cui maggiormente il contributo delle attività laboratoriali si caratterizza; ulteriori chiarificazioni dovranno riguardare il rapporto tra le attività laboratoriali e le nuove discipline ibride, come le scienze integrate, ed il ruolo propedeutico dei laboratori artistici negli specifici licei.

DIPARTIMENTI COLLEGIALI
L’Istituzione dei dipartimenti, quali articolazioni funzionali del collegio dei docenti è definita dai regolamenti di riordino ed è posta in capo al collegio dei docenti. La loro istituzione è finalizzata al sostegno alla progettazione formativa ed alla didattica. Particolarmente utili appaiono, nella fase di transizione verso nuovi modelli organizzativi e metodologie didattiche, quelli per ambiti disciplinari o per assi culturali. Le scuole mantengono comunque piena libertà di adozione ed articolazione secondo criteri che maggiormente garantiscano la funzionalità di un organo, il collegio dei docenti, che rischia di essere, nella assunzione di delibere di importanza strategica per la scuola stessa, eccessivamente caricato di oneri e competenze, particolarmente nelle realtà in cui più di un ordinamento, di un settore ed indirizzo si trovano a convivere. In questi casi il dipartimento potrebbe articolarsi in area tecnica e professionale, ad esempio, o in dipartimenti per le diverse opzioni di un liceo. Va comunque adottato per razionalizzare e semplificare gli impegni del collegio e rendere più funzionale all’offerta formativa le attività ad esso spettanti.

DIPLOMA LICEALE
Viene acquisito a conclusione dei percorsi liceali, al superamento dell’esame di Stato, ed indica la tipologia di liceo e l’eventuale indirizzo, opzione o sezione seguita dallo studente. Il diploma consente l’accesso all’università ed agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, agli istituti tecnici superiori e ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore, fermo restando il valore del diploma medesimo a tutti gli altri effetti previsti dall’ordinamento giuridico. Il diploma è integrato dalla certificazione delle competenze acquisite dallo studente al termine del percorso.

DIPLOMA DI ISTRUZIONE PROFESSIONALE
Costituisce il titolo conclusivo dei percorsi degli istituti professionali, rilasciato a superamento dell’esame di stato e riporta l’indirizzo seguito dallo studente e le competenze acquisite, anche con riferimento alle eventuali opzioni scelte. Costituisce titolo necessario per l’accesso all’università ed agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, agli istituti tecnici superiori e ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore. Resta confermato il valore del diploma medesimo a tutti gli altri effetti previsti dall’ordinamento giuridico.

DIPLOMA DI ISTRUZIONE TECNICA
Come per i professionali ed i licei, con il superamento dell’esame di Stato conclusivo dei percorsi degli istituti tecnici viene rilasciato il diploma di istruzione tecnica, indicante l’indirizzo seguito dallo studente e le competenze acquisite, anche con riferimento alle eventuali opzioni scelte. Anche per questi diplomi vengono garantite le condizioni già sopra richiamate sul valore giuridico e sulla prosecuzione degli studi.

EQF
Sotto la sigla EQF (European qualification framework) si raccoglie una definizione unitaria, per livelli e gradi, dei titoli di istruzione che è possibile conseguire nei singoli paesi dell’Unione Europea, attraverso un sistema di corrispondenze che li rende spendibili sia per l’accesso al mondo del lavoro che per la prosecuzione degli studi a livello allargato. Secondo gli standard della cornice europea delle qualifiche –nella traduzione italiana- la conclusione dei percorsi ed i titoli conseguiti devono essere accompagnati da una Certificazione delle Competenze.

FLESSIBILITA’
Con tale termine viene indicata una particolare forma di ampliamento delle quote di autonomia didattica ed organizzativa, cui è strettamente collegata, per il raggiungimento di specifiche finalità dell’ordinamento dell’istruzione tecnica e professionale. Nel caso degli istituti professionali la quota di flessibilità può essere utilizzata per un 25% nel primo biennio e del 35% nel terzo anno, per svolgere un ruolo integrativo e complementare rispetto al sistema formativo dell’istruzione e della formazione professionale regionale, ai fini dell’acquisizione delle qualifiche professionali. Nel secondo biennio e nel terzo anno degli istituti professionali la quota di flessibilità, rispettivamente attestata sul 35% e sul 40% dell’orario annuale, delle lezioni, può inoltre essere utilizzata per articolare le aree di indirizzo definite dall’apposito regolamento per corrispondere alle esigenze del territorio ed ai fabbisogni formativi del mondo del lavoro e delle professioni. Nelle quarte e nelle quinte classi funzionanti negli istituti professionali nell’anno scolastico 2010-2011 l’area di pofessionalizzazione viene sostituita, fino alla messa a regime del nuovo ordinamento, con 132 ore di attività in alternanza scuola lavoro.
Le condizioni di utilizzo degli ambiti di flessibilità negli istituti tecnici è fissato esclusivamente a favore del secondo biennio per una quota del 30% e per il 35% nell’ultimo anno, per le stesse finalità ed alle stesse condizioni definite per il triennio conclusivo degli istituti professionali. Non sono previste quote di flessibilità per il primo biennio degli istituti tecnici.

INDICAZIONI NAZIONALI
Le Indicazioni nazionali per i licei rappresentano la declinazione disciplinare del Profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione dei percorsi liceali. Nella redazione delle indicazioni sono definite delle linee guida che possano costituire un riferimento preciso per il lavoro degli insegnanti, valorizzandone l’ apporto personale e professionale. Per ogni materia è stato redatto un profilo generale che comprende una descrizione delle competenze chiave e segue con la descrizione degli obiettivi specifici di apprendimento, articolati per nuclei disciplinari relativi a ciascun biennio e per il quinto anno. L’obiettivo è che lo studente, al termine del percorso liceale, sia in possesso delle conoscenze, delle abilità e delle competenze indispensabili per il proseguimento degli studi superiori e per continuare ad imparare lungo tutto l’arco della sua vita.

INDIRIZZI
Costituiscono il secondo livello di articolazione dei percorsi dell’istruzione tecnica e di quella professionale, strettamente connessi ai settori di rifermento secondo rappresentazione e scansioni più articolate e dettagliate rispetto a settori di articolazione dei segmenti produttivi ed alle relative specificità.

INSEGNAMENTI FACOLTATIVI
Sono previsti per i licei, i quali possono organizzare, attraverso il piano dell’offerta formativa, nei limiti delle loro disponibilità di bilancio, attività ed insegnamenti facoltativi coerenti con il profilo educativo, culturale e professionale dello studente previsto per il relativo percorso liceale. La scelta di tali attività e insegnamenti è facoltativa per gli studenti, che sono tenuti alla frequenza delle attività e degli insegnamenti facoltativi prescelti. Le materie facoltative concorrono alla valutazione complessiva. Al fine di ampliare e razionalizzare tale scelta, gli istituti possono organizzarsi anche in rete e stipulare contratti d’opera con esperti, nei limiti delle risorse iscritte nel programma annuale di ciascuna istituzione scolastica.

INSEGNAMENTI OBBLIGATORI
Per i licei le attività e gli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti sono finalizzati al conseguimento delle conoscenze, delle abilità e delle competenze essenziali ed irrinunciabili in rapporto allo specifico percorso liceale. Nell’ambito delle dotazioni organiche del personale docente definite annualmente, e verificata la sussistenza di economie aggiuntive, può essere previsto un contingente di organico da assegnare alle singole scuole e/o disponibile attraverso gli accordi di rete, con il quale possono essere potenziati gli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti e/o attivati ulteriori insegnamenti, finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dell’offerta formativa mediante la diversificazione e personalizzazione dei piani di studio. L’elenco degli insegnamenti oggetto di possibile potenziamento è compreso nell’allegato H dell’ apposito regolamento.

INSEGNAMENTI TECNICO PRATICI
Il regime di razionalizzazione della spesa che accompagna il riordino del secondo ciclo ha determinato, nell’istruzione tecnica e nell’istruzione professionale, nonché in alcuni indirizzi del liceo artistico, riduzioni orarie a carico dei diversi insegnamenti. Tra questi, notevoli tagli risultano a carico degli insegnamenti Tecnico Pratici affidati a docenti con competenze teorico-pratiche specifiche, cui era affidata la responsabilità in piena autonomia delle attività didattiche che si svolgono nei laboratori, in un ampio numero di ore in compresenza con un insegnante laureato. Le preoccupazioni sono alimentate dal rischio che tali insegnamenti, che rappresentano un anello di congiunzione tra l’insegnamento teorico di una disciplina e la necessità che la stessa sia compresa e capita dagli allievi al punto da saperla applicare nella pratica professionale, possa stravolgere il complessivo assetto dei diversi ordinamenti, disperdendo un patrimonio di esperienze e competenze ampiamente riconosciute per validità e funzionalità.

ISTITUTI TECNICI SUPERIORI
Gli ITS sono istituiti dalla legge 40/2007, attraverso la compartecipazione tra soggetti pubblici e privati allo scopo di contribuire alla diffusione della cultura tecnica e scientifica e sostenere le misure per lo sviluppo economico e la competitività del sistema produttivo. La durata dei corsi è triennale; questi sono finalizzati al conseguimento del diploma di specializzazione tecnica superiore, con l’acquisizione di competenze tecniche e professionali di avanzato profilo. La loro costituzione è stata subordinata alla riorganizzazione dell’istruzione tecnica e professionale.

ISTRUZIONE LICEALE
Costituisce, insieme all’istruzione tecnica e professionale, uno dei filoni in cui si articola il secondo ciclo di istruzione. Il sistema liceale è disciplinato dall’apposito decreto di riordino, che modifica ed integra il decreto 226/2005; si articola in sei ambiti: artistico, classico linguistico, musicale e coreutico, scientifico e delle scienze umane. L’artistico è a sua volta articolato in sei indirizzi, lo scientifico in due, come quello per le scienze umane. Il percorso è finalizzato al conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore che dà accesso ai percorsi universitari, agli IFTS, agli ITS (una volta avviati) e all’alta formazione artistica musicale e coreutica. Per la definizione dei piani di studio si adotta il profilo educativo culturale e professionale dello studente riferito alla specifica articolazione. I percorsi forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché si ponga con atteggiamento razionale creativo, progettuale e critico di fronte a situazioni ai fenomeni e a problemi ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro.

ISTRUZIONE PROFESSIONALE
I percorsi dell’istruzione professionale sono fondati sul profilo educativo culturale e professionale dello studente riferito alla specifica articolazione ed ai settori di riferimento: settore dei servizi con indirizzi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, socio-sanitari, enogastronomia e ospitalità alberghiera, commerciali ed un settore industria e artigianato con indirizzi: produzioni industriali e artigianali, manutenzione ed assistenza tecnica. I Percorsi sono caratterizzati da una solida base di istruzione generale e tecnico professionale tali da sviluppare, in una dimensione operativa, saperi e competenze necessari per rispondere alle esigenze formative del settore produttivo di riferimento per un rapido inserimento nel mondo del lavoro e per l’accesso ai percorsi universitari, agli IFTS, agli ITS (una volta avviati).

ISTRUZIONE TECNICA
Gli indirizzi dell’istruzione tecnica sono definiti secondo la seguente scansione in due settori: Settore economico, articolato in Amministrazione, Finanza e Marketing e Turismo; Settore tecnologico, articolato in: Meccanica, Meccatronica ed Energia,Trasporti e Logistica, Elettronica ed Elettrotecnica, Informatica e Telecomunicazioni, Grafica e Comunicazione, Chimica, Materiali e Biotecnologie, Sistema Moda, Agraria Agroalimentare e Agroindustria, Costruzioni, Ambiente e Territorio. I percorsi si caratterizzano per una solida base culturale di carattere scientifico e tecnologico attraverso lo studio, l’approfondimento e l’applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico ed è espressa da un limitato numero di ampi indirizzi, correlati a settori fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo del Paese. Loro obiettivo è far acquisire agli studenti, in relazione all’esercizio di professioni tecniche, saperi e competenze necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro e per l’accesso all’università e all’istruzione e formazione tecnica superiore. I percorsi di durata quinquennale si concludono con il conseguimento di diplomi di istruzione secondaria superiore riferiti al profilo educativo, culturale e professionale generale ai profili di uscita ed ai quadri orario di indirizzi.

LINEE GUIDA
I regolamenti di riordino prevedono che il passaggio da vecchio a nuovo sia governato, per gli istituti tecnici ed i per i professionali, anche attraverso apposite linee guida a sostegno dell’autonomia organizzativa e didattica delle scuole e, per quanto concerne l’articolazione di competenze abilità e conoscenze, dei risultati di apprendimento definiti nei profili e nei piani di studio allegati ai regolamenti stessi.

LIVELLI ESSENZIALI DI PRESTAZIONE (LEP)
I LEP non sono riferiti agli alunni bensì all’insieme di servizi, strumenti, strutture e opportunità che le istituzioni scolastiche, le regioni e lo stato mettono a disposizione degli alunni e delle famiglie per favorire il raggiungimento degli obiettivi formativi e per la realizzazione del mandato culturale, di istruzione e formazione proprio di ogni istituzione scolastica.

OBBLIGO DI ISTRUZIONE
L’adempimento dell’obbligo di istruzione, innalzato fino al sedicesimo anno di età, deve consentire l’acquisizione dei saperi e delle competenze previste dai piani di studio relativi ai primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore, sulla base del regolamento adottato nell’agosto 2007. Il suo ordinamento è finalizzato al conseguimento di un titolo di studio o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno. E’ possibile completare tale obbligo all’interno dei percorsi di istruzione dei tre diversi ordinamenti liceali, professionali e tecnici, nella formazione professionale ad esclusiva titolarità regionale, nei percorsi di istruzione e formazione professionale. Nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici previsti dai predetti piani possono essere concordati tra il MPI e le singole Regioni percorsi che, fatta salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, siano in grado di prevenire e contrastare la dispersione e di favorire il successo nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione. I saperi afferenti all’obbligo sono articolati in conoscenze abilità e competenze con l’indicazione degli assi culturali di riferimento.

OPZIONI
Le opzioni si configurano come ulteriori articolazioni delle aree di indirizzo, sia per i tecnici che per i professionali, attivabili per corrispondere alle esigenze del territorio ed ai bisogni formativi espressi dal mondo del lavoro e delle professioni di specifici settori produttivi. Le opzioni possono essere realizzate dalle scuole, d’intesa con le Regioni, a partire dal secondo biennio, nei limiti delle dotazioni organiche disponibili, solo se comprese in un apposito elenco nazionale che conterrà anche le classi di concorso dei docenti che vi potranno essere utilizzati.

ORDINAMENTI
Le previsioni dei regolamenti definiscono gli ordinamenti dei licei dei tecnici e dei professionali, gestiti attraverso un complesso ed articolato corpo di provvedimenti attuativi che ne completano e chiariscono struttura funzionalità, finalità e risorse.

PERIODI DIDATTICI
I percorsi dei tre diversi settori in cui è riorganizzato il secondo ciclo hanno durata quinquennale; l’attività didattica si sviluppa in due periodi biennali e in un quinto anno che, prioritariamente, completa il percorso disciplinare e prevede l’approfondimento delle conoscenze e delle abilità caratterizzanti il profilo educativo, culturale e professionale del corso di studi.

PIANI DI STUDIO
Sono riferiti a ciascuna tipologia di percorso, settore, indirizzo e articolazione, per i tre sistemi oggetto del riordino. Sono costituiti dall’insieme delle attività e degli insegnamenti obbligatori delle aree comuni e delle aree di indirizzo, in cui vengono riportati la scansione delle discipline, degli insegnamenti e delle attività secondo una articolazione annuale del monte ore di riferimento, nonché dalla loro scansione rispetto ai periodi didattici ed agli anni scolastici, da definire a cura delle scuole. La loro scansione è realizzata avendo a riferimento il profilo educativo culturale e professionale definito per ciascuna articolazione.

POLI TECNICO PROFESSIONALI
I poli tecnico-professionali" previsti dalla legge 40/2007 dovranno risultare dall’integrazione tra gli istituti tecnici e gli istituti professionali, le strutture della formazione professionale accreditate, le strutture che operano nell’ambito del sistema dell’istruzione e formazione tecnica superiore denominate "istituti tecnici superiori". Fatta salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e nel rispetto delle competenze degli enti locali e delle regioni, possono essere costituiti, in ambito provinciale o sub-provinciale, nel quadro della riorganizzazione del sistema post secondario, sulla base della programmazione dell’offerta formativa, delle regioni, che concorrono alla loro realizzazione. Assumono natura consortile e sono costituiti dalle istituzioni scolastiche che, secondo quanto definito dal regolamento sull’autonomia scolastica, possono costituire o aderire a consorzi pubblici e privati per assolvere a compiti istituzionali coerenti col Piano dell’offerta formativa e per l’acquisizione di servizi e beni che facilitino lo svolgimento dei compiti di carattere formativo. Il fine dei poli è la promozione e la diffusione della cultura scientifica e tecnica e di sostenere le misure per la crescita sociale, economica e produttiva del Paese. Essi saranno dotati di propri organi da definire nelle relative convenzioni.

PROFILO EDUCATIVO, CULTURALE E PROFESSIONALE INDIRIZZI (PECUP)
Con la sigla si identifica l’insieme delle competenze educative, culturali e professionali che gli studenti devono possedere alla fine del primo e del secondo ciclo di istruzione . Tali profili sono descritti in appositi allegati definiti per ogni area settore, indirizzo ed articolazione in cui è riorganizzato il secondo ciclo ed assumono validità e prescrittività a carattere nazionale; costituiscono uno strumento pedagogico di riferimento per i docenti, i quali, affiancandoli alle Indicazioni Nazionali e ai risultati di apprendimento, svolgono la complessa attività di progettazione dei percorsi didattici e degli interventi educativi. I profili sono anche strumento di riferimento per la valutazione dei livelli di maturazione e di competenza complessivamente raggiunti dagli alunni.

QUALIFICHE PROFESSIONALI
Le qualifiche professionali costituiscono i titoli conseguiti, in via opzionale, dai giovani a conclusione del terzo anno di studio negli istituti professionali, vengono confermate come gradino minimo di acquisizione di certificazioni culturali e professionali tra le finalità della legge 53/03, secondo cui i percorsi di istruzione e di istruzione e formazione professionale sono finalizzati all’acquisizione almeno di una qualifica professionale entro il compimento del 18° anno di età.
Nella fase transitoria gli istituti professionali possono continuare a rilasciare tali titoli, in assenza di specifiche leggi delle singole regioni o di loro specifici accordi con il Miur, in attuazione della riforma del titolo v, secondo le previsioni del decreto 226/2005, anche per sperimentare nuovi modelli organizzativi e di gestione degli stessi istituti professionali, in relazione ai processi di attuazione della riforma dello stesso titolo V della Costituzione.

REGOLAMENTI
I regolamenti di riordino dettano rispettivamente i principi generali cui la riorganizzazione dei licei degli istituiti tecnici e dei professionali viene conformata a in attuazioni alle previsioni del piano programmatico di interventi definiti dalla legge 133/2008, che fissa, contestualmente al riordino, obiettivi di razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, tali da conferire efficacia ed efficienza al sistema scolastico.

RIDUZIONI ORARIE
Le riduzioni orarie interessano, a partire dall’ anno scolastico 2010-2011, le classi seconde, terze e quarte degli istituti tecnici (32 ore settimanali) e degli istituti professionali a 34 ore, insieme al contestuale mantenimento dei piani di studio previgenti sino alla conclusione del quinquennio; la riduzione oraria per le classi prime coincide invece, per il 2010-2011, con l’avvio dei corsi secondo i nuovi ordinamenti.

RISULTATI DI APPRENDIMENTO
Descrizione di ciò che un discente conosce, capisce ed è in grado di realizzare a conclusione di un determinato percorso di istruzione; la loro centratura è sul soggetto che apprende, piuttosto che sul soggetto che insegna. I risultati sono correlati alle competenze, considerate a loro volta come risultati di apprendimento da perseguire.
Sono descritti secondo tre tipi:
1) conoscenze (knowledge),
2) abilità (skills),
3) competenze (competences),
che andranno rappresentate-descritte dal punto di vista della persona in apprendimento.
I risultati di apprendimento sono il punto di arrivo dei processi di apprendimento. La loro formulazione tipica segue il seguente schema «lo studente, al termine di un percorso, deve essere in grado di …» seguita da verbi attivi che indicano il “sapere” e il “saper fare”. Nella accezione del riordino dei tecnici e dei professionali essi vengono definiti quali descrittori basati sull’integrazione tra i saper tecnico professionali e i saper linguistici e storico sociali, da esercitare nei diversi contesti operativi di riferimento.

SECONDO CICLO
Il secondo ciclo d’istruzione è disegnato dalla legge53/2003 e dalla modifiche apportate dalla legge 40/2006. E’finalizzato alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere, il fare e l’agire, e la riflessione critica su di essi, volti a sviluppare l’autonoma capacità di giudizio e l’esercizio della responsabilità personale e sociale; in tale ambito, viene anche curato lo sviluppo delle conoscenze relative all’uso delle nuove tecnologie. Il secondo ciclo è costituito dal sistema dei licei, dal sistema dell’istruzione tecnica e dal sistema dell’istruzione professionale.

SETTORI
Costituiscono il primo livello di articolazione in cui vengono ridefiniti gli ordinamenti dell’istruzione tecnica ed i quella professionale, costituendo dei macroambiti corrispondenti a caratterizzazioni proprie dello sviluppo economico ed a profili organizzativi delle diverse attività presenti in tali settori.

SISTEMA POST- SECONDARIO DI ISTRUZIONE
Il sistema post secondario è riorganizzato dal DPCM 25 gennaio 2008 con l’intento di costituire e rafforzare un sistema di istruzione successivo al secondo grado, parallelo all’università, in stretta correlazione con le Regioni, secondo tre diverse tipologie di intervento:
a) Offerta formativa e programmi di attività realizzati dagli istituti tecnici superiori;
b) Offerta formativa riguardante i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore;
c) Sviluppo dei poli tecnico-professionali.
Obiettivo generale è rendere più stabile e articolata l’offerta dei percorsi finalizzati a far conseguire una specializzazione tecnica superiore a giovani e adulti, in modo da corrispondere organicamente alla richiesta di tecnici superiori, di diverso livello, con specifiche conoscenze culturali, coniugate con una formazione tecnica e professionale approfondita e mirata, proveniente dal mondo del lavoro con particolare riferimento alle piccole e medie imprese, e ai settori interessati da innovazioni tecnologiche e dalla internazionalizzazione dei mercati.

SISTEMA DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE
 La legge 53/2003 definisce tale sistema quale potenziamento di quello ad esclusiva titolarità regionale della formazione professionale. I percorsi del sistema dell’istruzione e della formazione professionale realizzano profili educativi, culturali e professionali, ai quali conseguono titoli e qualifiche professionali di differente livello, valevoli su tutto il territorio nazionale se rispondenti ai livelli essenziali di prestazione definiti dal capo terzo del decreto 226/2006; tali titoli, se di durata quadriennale, danno accesso all’istruzione e formazione tecnica superiore, consentono inoltre di sostenere l’esame di Stato, utile anche ai fini degli accessi all’università e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica, previa frequenza di apposito corso annuale, realizzato d’intesa con le università e con l’alta formazione artistica, musicale e coreutica, e ferma restando la possibilità di sostenere, come privatista, l’esame di Stato anche senza tale frequenza.

TABELLE DI CONFLUENZA
In assenza della realizzazione dei piani regionali di definizione dell’offerta formativa da riarticolare secondo le previsione dei nuovi ordinamenti, le tabelle di confluenza, per i tre segmenti riorganizzati, hanno costituito lo strumento attraverso il quale è avvenuta la trasformazione dei corsi previsti dai previgenti ordinamenti in quelli definiti da quelli di riordino. Le tabelle sono costruite in modo da garantire ad ogni indirizzo la confluenza in un unico nuovo indirizzo ed il mantenimento della connotazione tradizionale – professionale tecnica o liceale – di provenienza (nessun tecnico è diventato professionale o viceversa). A tale principio sono state apportate delle deroghe per inglobare alcuni indirizzi atipici per i quali la confluenza è definita sulla base della prevalente corrispondenza delle discipline riferite all’articolazione.

UFFICI TECNICI
Gli istituti tecnici per il settore tecnologico e gli istituti professionali dell’indirizzo industria ed artigianato sono dotati di un ufficio tecnico per sostenere la migliore organizzazione e funzionalità dei laboratori a fini didattici e il loro adeguamento in relazione alle esigenze poste dall’innovazione tecnologica, nonché per la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Per i posti si fa riferimento a quelli già previsti, secondo il previgente ordinamento, dai decreti istitutivi degli istituti tecnici e professionali confluiti nei nuovi ordinamenti e sono coperti prioritariamente con personale titolare nell’istituzione scolastica e, in mancanza, con personale appartenente a classe di concorso in esubero, secondo modalità da definire nella contrattazione collettiva nazionale integrativa sulla mobilità e sulle utilizzazioni.

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