Lo Stress Lavoro Correlato (SLC) negli insegnanti e la sua prevenzione: stereotipi, stigma, segni, sintomi e somatizzazioni (le 5 “S”)

di Vittorio Lodolo D'Oria
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La lettera di Anna, giovane maestra elementare di 40 anni con un’anzianità di servizio di soli due lustri, offre numerosi spunti di riflessione.

La lettera di Anna, giovane maestra elementare di 40 anni con un’anzianità di servizio di soli due lustri, offre numerosi spunti di riflessione.

La storia di per sé è ordinaria e non differisce dalle tante che ci pervengono, tuttavia mette in risalto alcune dinamiche importanti riguardanti la prevenzione dello SLC. Come al solito gli spunti di riflessione saranno inseriti al termine della testimonianza dell’insegnante.

Gent.mo dottore,

mi chiamo Anna, ho 40 anni e insegno da circa una decina d’anni nella scuola primaria (da 9 anni sono di ruolo).

Ho letto su internet tanti articoli circa i vari disagi fisici cui vanno incontro quotidianamente gli insegnanti che, alla lunga, possono manifestare molteplici patologie.

Con qualche collega ho provato a parlare degli articoli da me letti ma mi hanno risposto di non lasciarmi convincere da certe esagerazioni fuori luogo. Altre volte mi hanno guardata come se stessi parlando di cose “astratte o utopiche”.

Oggi le classi sono dei campi di battaglia, delle giungle: alunni in giro che non ascoltano, salgono sui banchi, dicono parolacce e fanno gestacci. Fare lezione è un’impresa e si perde pure la voce. Altro che dignità degli insegnanti! Per me la parola “dignità” nella scuola non esiste proprio più. Siamo continuamente messi sotto pressione. I genitori non fanno altro che difendere i figli accusando sempre i docenti di tutto e il dirigente spesso dà loro ragione affermando che è l’insegnante a essere incapace.

A causa di tutto ciò sto avvertendo vari disturbi alla mia salute: alla fine dello scorso anno ho avuto una broncopolmonite che mi ha tenuta a casa circa due mesi e mezzo e da allora, purtroppo, non faccio altro che prendere forti raffreddori, tosse, mal di gola, raucedini. Anche gli scorsi anni mi succedeva ma non con tale frequenza. E’ come se le mie difese immunitarie si fossero abbassate.

Inoltre soffro tanto di continui mal di schiena e ogni giorno avverto una stanchezza infinita. Dopo una giornata trascorsa a scuola torno a casa senza forze e con terribili mal di testa che mi fanno sentire come stordita.

Ciò mi fa sospettare che c’è qualcosa che non va. Ho così parlato con la mia dottoressa di famiglia ed ho fatto degli esami ma tutto sembra essere a posto. Mi domando come mai allora continuo a sentirmi sempre stanca.

Il sabato e la domenica non riesco a fare niente anche se vorrei fare tante cose in casa come dedicarmi ai miei hobby o uscire con mio marito.

Non so cosa fare e non mi sento più bene. Quando arriva il lunedì mattina mi faccio forza per andare a scuola, così passa un’altra settimana di affanni, critiche, maleducazione dei ragazzini con tutto ciò che comporta.

Non puoi parlare di tutto ciò con nessuno, perchè poi ti dicono che sei tu che non trovi le giuste strategie e non sei capace di gestire gli alunni.

Sto andando avanti così, in questa situazione, ma so dentro di me di non star bene e non so quanto altro tempo potrò andare avanti così: troppi impegni, troppe ore da dover lavorare a casa, alunni troppo maleducati, genitori che si lamentano di tutto e accusano sempre di tutto. Altro che soddisfazioni! Certi giorni dico a me stessa che preferirei piuttosto essere una collaboratrice scolastica, almeno i secchi, le palette e le scope non mi insulterebbero. Ormai non mi sento più gratificata da questo lavoro, vorrei tanto poter riprendere in mano la mia vita, sento che la scuola mi sta distruggendo dentro. Sono sempre triste, cerco di reagire, ma dopo una giornata intera a scuola ritorno in questo circolo vizioso di stanchezza, tristezza, dolori alla schiena, mal di testa, stordimento, tanta fatica a fare le cose.

Può darmi lei qualche consiglio su come dovrei procedere per poter capire se è semplicemente un periodo di fortissimo stress o è il caso che indaghi meglio, prima che mi venga qualche patologia grave (sempre che non ci sia già)?

Resto in attesa di un suo consiglio.

Spunti di riflessione

  1. Rispetto agli studi sin qui condotti, l’anzianità di servizio di Anna (10 anni appena) appare decisamente ridotta ed il malessere precoce oltreché importante. Una sintomatologia simile è stata finora osservata mediamente dopo circa 22 anni di servizio, anche se non dobbiamo sottovalutare la suscettibilità individuale, la resilienza di fronte allo stress e l’ambiente lavorativo, nonché il continuo e progressivo degrado generale della situazione scolastica e familiare in genere.
  2. Anna ha letto degli articoli che descrivevano lo SLC degli insegnanti e le patologie conseguenti. In altre parole la maestra è stata allertata prima di arrivare a una condizione di “non ritorno”. La docente sa di essere stata investita da sintomi e segni di disagio che derivano dall’esercizio della professione. Solitamente l’insegnante avverte una sintomatologia clinica che spesso non riesce a ricondurre alla propria attività per almeno due motivi: lo stereotipo gravante sulla sua professione (ricordiamo che i docenti stessi fanno parte dell’opinione pubblica e sono essi stessi pertanto vittime inconsapevoli dei suddetti stereotipi); lo stigma della patologia mentale che porta la persona a nascondere la patologia medesima a se stessi e agli altri, evitando di condividere il disagio. Proprio da queste considerazioni nasce l’esigenza di attuare la prevenzione primaria dello SLC nella scuola rendendo edotti tutti gli operatori circa i rischi professionali cui la loro salute può andare incontro. Questo processo di acculturamento in materia di prevenzione dello SLC del corpo docente è quanto stiamo tentando di realizzare attraverso la diffusione di studi scientifici e la divulgazione di storie e casi sulla pagina web all’indirizzo: www.facebook.com/vittoriolodolo
  3. Anna, come quasi tutti i docenti in difficoltà, si imbatte in alcuni colleghi increduli che respingono anche la sola ipotesi che sia possibile “ammalarsi di scuola” e la esortano a non dare credito a “esagerazioni fuori luogo”. Tutto ciò è frutto degli stereotipi di cui sopra nonché dell’ignoranza in materia. Non è tuttavia da escludere che tra costoro vi siano anche i cosiddetti “bravissimi”, conosciuti anche come “gli splendidi” tra i loro colleghi, che si danno il compito di mostrarsi sempre e comunque aitanti e brillanti in una sorta di recita preordinata. Costoro sarebbero subito pronti a smentire le parole di Anna che sostiene esserci troppo lavoro a casa con un’infinita correzione dei compiti. Per costoro c’è un solo rimedio: se li conosci li eviti.
  4. La sintomatologia descritta puntualmente potrebbe sembrare aspecifica (stanchezza, tristezza, dolori alla schiena, mal di testa, stordimento, tanta fatica a fare le cose, tosse, raucedine, mal di gola, raffreddore), ma grazie alla conoscenza dei rischi di salute professionali per gli insegnanti, appresi con la lettura di specifici studi scientifici, Anna comprende che il reale pericolo di grave malattia (ad es. la broncopolmonite patita) è dovuto all’indebolimento del sistema immunitario. Questo fenomeno è infatti conseguenza della continua increzione di cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali in condizioni di stress cronico. Si noti inoltre che l’indebolimento delle difese immunitarie non solo favorisce le infezioni da agenti patogeni, ma allenta il controllo sulla crescita delle cellule neoplastiche. Proprio per questo motivo gli studi disponibili nella letteratura internazionale evidenziano un’alta incidenza di tumori (soprattutto al seno, per ovvie ragioni) nella categoria professionale dei docenti. Si consiglia pertanto a tutti i docenti l’esecuzione puntuale e periodica degli screening di prevenzione oncologica.
  5. Proprio grazie alle informazioni acquisite, Anna è stata in grado di fare una sorta di autovalutazione che l’ha messa in grado di collegare i suoi disturbi con la propria attività professionale. Informare tutta la categoria dei rischi professionali per la sua salute è un preciso dovere del dirigente scolastico che tutti sappiamo essere equiparato al datore di lavoro. Oggi tuttavia si è molto indietro perché: le istituzioni non vogliono riconoscere le patologie professionali degli insegnanti; non si attuano di conseguenza il monitoraggio e la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato; non si finanziano programmi a tutela della salute dei docenti; non si controlla l’operato del dirigente scolastico, chiamato per legge (DL 81) a difendere la salute dei lavoratori.
  6. La maestra in causa sostiene di aver effettuato accertamenti per indagare il proprio stato di salute ma, gli stessi, hanno dato tutti esito negativo. Qui occorre pertanto precisare che non esistono esami ematochimici o di altro genere che rivelano il malessere generato dallo SLC, se non il malessere stesso e le sue molteplici manifestazioni o somatizzazioni (in questo caso i mal di schiena, mal di testa e i frequenti raffreddori etc). Un’alterazione dei parametri fisiologici si avrà in fase decisamente più avanzata, come è avvenuto per il quadro clinico conclamato di broncopolmonite. Ancora una volta è pertanto fondamentale la conoscenza della dinamica del malessere professionale attraverso la lettura degli studi disponibili o – meglio ancora – per il tramite di corsi di prevenzione obbligatori da attivarsi in tutte le scuole a favore dei docenti di ogni ordine e grado. Compito quest’ultimo che è sempre in capo al dirigente scolastico secondo l’art.28 del DL 81/08.
  7. Un’altra affermazione nel racconto di Anna rivela quanto grande è il suo disagio lavorativo, che arriva ad influire negativamente anche sulla vita di relazione privata extraprofessionale: non riesce a dedicarsi al marito, alla casa e ai suoi hobby nel fine settimana. Il tempo libero è infatti un importantissimo indicatore che aiuta a capire se abbiamo ancora in pugno la situazione o se siamo stati letteralmente travolti dal lavoro o da altre circostanze. Se all’inizio dell’anno scolastico riesco a ritagliare del tempo per me stesso, ma col trascorrere delle settimane e dei mesi questo si riduce fino ad annullarsi, devo correre ai ripari rivisitando le mie attività prima di crollare psicofisicamente. Basti pensare che a un depresso, all’atto della dimissione ospedaliera, viene consegnata una tabella di attività che scandisce la sua giornata per tarare ex-novo i tempi degli impegni (es. ore 7 sveglia, 8 passeggiata, 9 lettura giornali, etc fino al momento di coricarsi).
  8. Veniamo infine alla richiesta di consigli da seguire per interrompere il circolo vizioso. Innanzitutto occorre documentarsi per approfondire i reali rischi professionali per la salute. Conoscere il nemico da affrontare è un importante primo passo che aiuta a mantenere calma e serenità anche di fronte a chi minimizza il disagio mentale professionale o addirittura lo nega. L’insegnamento è una helping profession che, come tutti i lavori di relazione, brucia tantissime energie psicofisiche. Come secondo passo conviene chiedere al dirigente scolastico di predisporre – ai sensi dell’art.28 del DL 81/08 – tutte le contromisure atte a monitorare e prevenire lo SLC, affinché se ne parli nella scuola e non sia più tabù tra i docenti stessi. In questo modo si faciliterà la condivisione del disagio tra colleghi, riducendo l’influenza negativa degli stereotipi e dello stigma, tipica della patologia depressiva e psichiatrica in genere. Sul versante privato gli insegnanti devono tornare ad appropriarsi della loro vita, dettando i loro tempi alle azioni anziché lasciandoseli imporre dalle circostanze stesse o dal lavoro. Ripristinare le sane consuetudini (es. pizza o cinema con gli amici o il coniuge) diviene dunque una priorità essenziale improrogabile. L’incipit sarà più difficile ma, come in una dieta alimentare, diventerà tutto più facile, e poi addirittura naturale, col passare del tempo.

Ad Anna e a tutti i suoi colleghi ci sentiamo di dire che, seguendo i suddetti accorgimenti, il risultato è garantito e la salute sarà recuperata. Provare per credere insomma, ma soprattutto per sconfiggere le “5S” e vivere meglio nella scuola.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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