Sanzioni disciplinari: non si può contestare due volte stesso fatto, possibile ai fini della “recidiva”. Cos’è

di Avv. Marco Barone
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La Legge 20 maggio 1970, n. 300 , noto come Statuto dei Lavoratori, all’articolo 7 , ultimo comma, afferma: “Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione”. Vediamo qualche casistica su questo istituto noto con il termine di recidiva

Quando la contestazione deve includere anche la recidiva

La Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., (ud. 23-05-2019) 31-07-2019, n. 20723 tratta il caso di una docente che aveva impugnato la sanzione della sospensione dall’insegnamento per sei mesi, con utilizzazione successiva in compiti diversi, irrogata a titolo disciplinare dai Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca “per avere tenuto comportamenti non conformi agli obblighi della funzione docente, in violazione dei propri doveri, omettendo di mantenere rapporti interpersonali improntati a correttezza, provocando turbativa nell’ambito del plesso di appartenenza e pregiudicando il mantenimento del rapporto di fiducia tra amministrazione e cittadini (intemperanze, invettive contro alunni, reazioni esagerate allorquando sfiorata o toccata; allarmismi; incapacità di controllare le classi etc.).” La Corte riteneva che l’Amministrazione non avesse violato il principio di immutabilità della contestazione, in quanto i precedenti disciplinari erano stati considerati non al fine di far constare una recidiva quale fatto costitutivo dell’illecito perseguito, ma solo, e senza particolare incidenza, al fine di evidenziare il livello di gravità della mancanza, sicchè non vi era necessità che di tali precedenti vi fosse menzione nell’ambito della contestazione dei fatti perseguiti affermando chi “la preventiva contestazione dell’addebito al lavoratore incolpato deve riguardare, a pena di nullità della sanzione o del licenziamento disciplinare, anche la recidiva, o comunque, i procedimenti disciplinari che la integrano, solo nell’ipotesi in cui questa rappresenti elemento costitutivo della mancanza addebitata e non già quando essa costituisca mero criterio di determinazione della sanzione proporzionata a tale mancanza” (Cass. 25 febbraio 1998, n. 2045; Cass. 23 agosto 1996, n. 7768). Sullo stesso orientamento anche il Tribunale di Bari con sentenza del 16 ottobre 2008. “In tema di licenziamento del dipendente (nel caso, un DSGA) per persistente insufficiente rendimento l’amministrazione è tenuta alla specifica contestazione dei fatti oggetto di recidiva solo quando detti fatti risultino elemento costitutivo dell’addebito, e non meramente accidentale quale criterio di valutazione della gravità della condotta.”

Non si possono contestare due volte gli stessi fatti, ma si possono tenere conto ai fini della recidiva

“Il datore di lavoro, una volta esercitato validamente il potere disciplinare nei confronti del prestatore di lavoro in relazione a determinati fatti costituenti infrazioni disciplinari, non può esercitare una seconda volta, per quegli stessi fatti, il detto potere, ormai consumato, essendogli consentito soltanto di tenere conto delle sanzioni eventualmente applicate, entro il biennio, ai fini della recidiva, nonché dei fatti non tempestivamente contestati o contestati ma non sanzionati – ove siano stati unificati con quelli ritualmente contestati – ai fini della globale valutazione, anche sotto il profilo psicologico, del comportamento del lavoratore e della gravità degli specifici episodi addebitati. “ (Cass. 27/3/2009 n. 7523)

Precedenti disciplinari e recidiva

“Ai fini dell’applicazione del principio di proporzionalità, anche se i precedenti disciplinari non costituiscono recidiva specifica, alla luce del contratto collettivo, oltre che della legge, è insita nella graduazione delle sanzioni una valutazione di maggiore gravità dell’illecito quando questo non sia il primo commesso dal lavoratore, soprattutto in relazione all’elemento soggettivo” (Trib. Milano 14/7/2003)

La sanzione disciplinare deve essere proporzionale

La proporzionalità della sanzione disciplinare rispetto ai fatti commessi è regola valida per tutto il diritto punitivo (sanzioni penali, amministrative), con conseguente possibilità per il giudice di annullamento della sanzione “eccessiva”, proprio per il divieto di automatismi sanzionatori, non essendo, in definitiva, possibile introdurre, con legge o con contratto, sanzioni disciplinari automaticamente conseguenziali ad illeciti disciplinari”. Sezione Lavoro della Cassazione 1556/2019

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