Privacy: è possibile accedere ai registri attestanti le presenze e assenze di tutti gli alunni? Un parere del Garante

di Avv. Marco Barone
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Il Responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza delle Istituzioni scolastiche del Lazio chiedeva al Garante il parere previsto dall’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame sul provvedimento di diniego di un’istanza di accesso.

LA RICHIESTA DI ACCESSO

Il predetto accesso, presentato a un istituto comprensivo, aveva a oggetto l’estrazione «in formato elettronico [di] tutta la documentazione in merito ai registri attestanti le presenze e assenze di tutti gli alunni a partire dall’anno scolastico 2014/15 a quello 2016/17»

SCUOLA NEGA L’ACCESSO, I MOTIVI

Dagli atti risultava che la predetta istituzione scolastica negava l’accesso «a tutela degli interessi di cui all’art. 5-bis, c. 2, lett. A del D.Lgs 33/2013, come modificato dal D Lgs 97/2016 [relativi alla]”protezione dei dati personali in conformità della disciplina legislativa in materia». A fronte di tale diniego, l’istante proponeva istanza di riesame ai sensi dell’art. 5 del d. lgs. n. 33/2013.

LA RICHIESTA AL GARANTE

Il Responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza, nella richiesta di parere al Garante, ha rappresentato, fra l’altro, che:
«Nel prendere atto della risposta del Dirigente scolastico al Richiedente […], concernente il non accoglimento della citata richiesta a tutela degli interessi di cui all’articolo 5-bis, comma 2, lettera a) del D. Lgs. 33/2013 (“protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia”), si rappresenta – ai fini di una piena considerazione degli aspetti operativi connessi alla richiesta in argomento – l’impegno eccessivamente oneroso che graverebbe sull’Istituzione scolastica, nell’eventualità in cui quest’ultima dovesse provvedere all’invio a tutti i controinteressati dell’informativa – riferita ad iscritti di ben tre anni scolastici – mediante raccomandata con avviso di ricevimento, ai sensi dell’art. 6, comma 5, del D. Lgs. 97/2016»; «l’accesso generalizzato è servente rispetto alla conoscenza di dati e documenti detenuti dalla P.A. “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico” (art. 5, comma 2, del D. Lgs. 33/2013); laddove la richiesta in questione riguarda documenti contenenti informazioni relative a persone fisiche (oltretutto minorenni) – e in quanto tali, dati personali – non necessarie al raggiungimento del predetto scopo».

IL PRONUNCIAMENTO DEL GARANTE

Sul punto, si pronuncia il Garante con un Parere su una istanza di accesso civico – 16 novembre 2017 [7273244]. In detto Parere il Garante rileva che pare opportuno, in primo luogo, evidenziare che, in relazione alla delicata questione del cd. accesso generalizzato avente a oggetto dati personali di minorenni, il Garante medesimo nel provvedimento n. 92 del 3/3/2016 recante il «Parere su uno schema di decreto legislativo concernente la revisione e semplificazione delle disposizioni di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza [definitivamente approvato con d. lgs. n. 97 del 25/5/2016 che ha modificato il d. lgs. n. 33/2013]» (in www.gpdp.it, doc. web n. 4772830), aveva già avanzato precise riserve sull’eventuale applicazione dell’accesso civico ai predetti dati, rappresentando – considerando l’esistenza fisiologica di un pregiudizio concreto alla tutela del minore nel caso di ampia conoscenza di dati e informazioni personali a lui riferiti – la necessità che l’accesso civico fosse «in ogni caso rifiutato qualora [avesse] comport[ato] la comunicazione […], di dati personali di minorenni» (cfr. punto 4.1 della motivazione e lett. g.1.) del dispositivo).

Ciò ricordato, deve essere comunque evidenziato che, nel caso di specie, l’oggetto dell’accesso investiva non soltanto i meri nominativi di minori che frequentano (o hanno frequentato) un istituto comprensivo, aggregante scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado (informazione già di per sé di natura riservata considerando la vulnerabilità dei soggetti interessati); ma per di più includeva anche la volontà di conoscere ulteriori dati e informazioni di contesto, parimenti delicati, come quelli relativi a tutti gli specifici giorni di presenza o assenza scolastica di ogni singolo alunno, riferiti agli ultimi 3 anni.

Pertanto, si ritiene che – considerando la natura, la specie e la quantità dei dati personali richiesti riferiti a soggetti minorenni, nonché il particolare regime di pubblicità dei dati e documenti oggetti di accesso civico (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013) – l’istituto scolastico, seppur con una sintetica motivazione, abbia correttamente rifiutato l’accesso civico ricevuto e sottoposto all’attenzione del Garante. Ciò in quanto, ai sensi della normativa vigente e delle richiamate indicazioni contenute nelle Linee guida dell‘ANAC in materia di accesso civico, l’ostensione dei dati personali richiesti è suscettibile di determinare, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui possono essere utilizzati da terzi, proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall’art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013.

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