Permessi Legge 104/92, bisogna giustificarne la fruizione al Dirigente? Il docente è tenuto a programmarli?

di Paolo Pizzo
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Il compito del Dirigente è quello di verificare la sussistenza dei presupposti di legge ovvero effettuare un controllo sulla correttezza formale della domanda da te presentata, non avendo alcuna discrezionalità sulla concessione dei permessi.

Il compito del Dirigente è quello di verificare la sussistenza dei presupposti di legge ovvero effettuare un controllo sulla correttezza formale della domanda da te presentata, non avendo alcuna discrezionalità sulla concessione dei permessi.

Pertanto, il diritto alla fruizione dei tre giorni decadrà solo qualora il Dirigente accerti l’insussistenza o il venir meno delle condizioni richieste per la legittima fruizione dei permessi.

Detto questo, una volta che i permessi sono stati concessi con apposito decreto ovvero dopo la consegna di tutte le certificazioni e autodichiarazioni a supporto della richiesta di fruizione,  e ciò è stato ormai accertato, non si è tenuti a “giustificare” di volta in volta la fruizione del permesso e di conseguenza diventa illegittima qualsiasi richiesta del Dirigente che vada in tal senso.

Per quanto riguarda la fruizione “pratica” dei permessi l’unica normativa a cui fare riferimento è l’art. 15/6 del CCNL/2007 il quale dispone che i permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 devono essere possibilmente fruiti dai docenti in giornate non ricorrenti.

A ciò possiamo aggiungere una recente indicazione della Funzione Pubblica sull’opportunità da parte del lavoratore di programmare i permessi.

Abbiamo affrontato l’argomento in questa FAQ (anticipiamo che la programmazione non è un vero e proprio obbligo del dipendente ma è sicuramente ritenuta una “buona regola”).

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