Incendio a scuola: cosa fanno i docenti addetti all’emergenza che si trovano in aula?

di Natalia Carpanzano
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I docenti vengono spesso nominati come addetti alla gestione dell’antincendio e del primo soccorso, ma questa nomina, a volte, può dar luogo a sovrapposizioni di funzioni.

Cosa deve fare, ad esempio, un docente che si trovi in aula allo scoppio di una emergenza?

Chi nomina gli addetti alla squadra di emergenza

La nomina degli addetti alla gestione delle emergenze a scuola è da sempre un argomento delicato.

La scelta del personale che dovrà far parte della squadra di emergenza ricade interamente sul Dirigente Scolastico. Questi, in collaborazione con il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (R.S.P.P.) e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (R.L.S.), valuta il numero di addetti adeguato.

C’è un numero minimo di addetti?

Il D.Lgs. 81/08 e le altre norme sulla materia non prevedono un numero minimo o un criterio specifico. Il Dirigente Scolastico è tenuto alla definizione del numero minimo di presenze contemporanee utili a far rispettare le procedure previste nel Piano di Emegenza.

Una regola non scritta ma suggerita dai Vigili del Fuoco dice che sarebbe opportuno avere almeno due addetti antincendio ogni dieci lavoratori. Questa proporzione varia però a seconda di diversi fattori. Bisogna infatti tener conto dei turni, delle assenze e dei normali periodi di ferie/riposo del personale. Pertanto risulterà necessario formare un numero maggiore di lavoratori da utilizzare in caso di necessità.

In ogni caso il numero di addetti deve essere “adeguato”: ciò significa quindi poter garantire che siano sempre presenti componenti della squadra di emergenza, in tutte le condizioni.

I criteri di scelta

Il criterio di nomina degli addetti antincendio non è stabilito da nessuna disposizione di legge. Deve essere garantita una copertura del servizio interno di gestione delle emergenze che sia adeguata e continua, nel tempo e nello spazio. I fattori da tenere in considerazione sono tra l’altro:

– Dimensioni della sede/plesso (numero di piani, strutturazione degli edifici, etc.)

– Numero di persone interessate da un possibile evento calamitoso (oltre il personale, occorre considerare ovviamente gli studenti e il personale esterno eventualmente presente)

– La presenza di portatori di handicap

– Il numero di uscite d’emergenza

– Tipologia dell’attività svolta (lezioni in aula, attività sportive o di laboratorio)

– Rischi presenti nei vari plessi e loro livello (alto, medio o basso, a seconda di quanto indicato nel Documento di Valutazione dei Rischi)

– Orari delle lezioni ed eventuali turni del personale (per esempio nel caso di scuola dell’infanzia o collaboratori scolastici)

– Assenze programmate (ferie, permessi, ecc.)

– Assenze impreviste (malattia, infortunio, ecc.)

È meglio nominare docenti o personale ATA?

Le risposte alle domande appena formulate, ovvero quale sia il numero minimo di addetti e i criteri della nomina, potrebbero derivare quindi da altre domande.

È possibile garantire il servizio di gestione delle emergenze sempre e in tutte le condizioni, in tutte le pertinenze scolastiche e con una risposta adeguata?

Inoltre, ha senso nominare un docente che passa la maggior parte del suo tempo in aula o è meglio nominare un ATA?

Per criteri sopra esposti e fermo restando che non esistono indicazioni normative in merito, possiamo affermare che la nomina di personale “libero” da impegni con gli studenti sia preferibile alla nomina di docenti che al momento dell’emergenza con buona probabilità si troveranno a lezione.

Il personale ATA, e specialmente i collaboratori scolastici, sono quelli che meglio conoscono gli edifici dove operano, per la natura stessa del loro incarico. Inoltre, gli stessi hanno più probabilità di trovarsi davanti ad un principio di incendio o alla rottura di una condotta idrica e dunque prontamente intervenire.

Chiamare un docente che si trovi in aula a fare lezione, magari ad un piano diverso da quello dove l’emergenza si svolge, è non solo inattuabile a livello pratico ma esporrebbe tutti gli utenti a rischi maggiori (per esempio per il propagarsi di un focolaio di incendio lasciato incustodito).

Cosa deve fare un docente che si trovi in aula allo scoppio di una emergenza?

Visti i numeri in organico sempre più risicati e la peculiarità di alcuni luoghi di lavoro (come le palestre), è inevitabile la nomina di alcuni docenti come addetti alla gestione dell’emergenza antincendio.

Nel caso in cui venga segnalato un focolaio di incendio nei locali della scuola, il docente addetto all’antincendio deve sempre considerare come priorità la messa in sicurezza dei propri allievi ed in seconda istanza prendersi carico dello spegnimento dell’incendio.

Se, ad esempio, ci si trova di fronte ad un focolaio di piccole dimensioni, un collaboratore scolastico potrebbe tenere d’occhio la classe mentre il docente si reca a spegnere l’incendio.

Viceversa, se il focolaio ha già raggiunto dimensioni preoccupanti è opportuno che, a seguito della diramazione del segnale di evacuazione dell’edificio, il docente accompagni la classe nell’area di raccolta.

Nel frattempo saranno stati avvertiti i Vigili dei Fuoco che interveranno sul posto sedando l’incendio e mettendo in sicurezza l’edificio.

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La nostra esperta Natalia Carpanzano risponderà alle domande in base alla loro rilevanza e all'originalità del quesito rispetto alle risposte già inserite in archivio

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