Formazione obbligatoria, valgono anche le scelte individuali dei docenti su corsi e attività. Attenti al PTOF

di Katjuscia Pitino
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Di recente il Miur ha trasmesso con Nota n.3373 del 1/12/2016, il D.M. n.797 del 19 ottobre 2016, con cui ha adottato il Piano per la formazione dei docenti per gli anni scolastici 2016/2017, 2017/2018, 2018/2019; il breve contenuto della breve Nota ministeriale non aggiunge molto a quello della precedente, la n.2915 del 15 settembre 2016, se non confermare, alcuni passaggi logistici relativi alla formazione in servizio.

Le attività formative scelte liberamente dai docenti (anche co-finanziate tramite l’utilizzo della card) così come “quelle riconducibili al Piano di formazione, elaborato dall’istituzione scolastica”, saranno inserite nel portfolio del docente e utili alla definizione del suo curriculum. “Inoltre i percorsi formativi realizzati con la card, se coerenti con il piano elaborato dal collegio docenti, divengono parte integrante del piano stesso e quindi riconosciuti nell’ambito della formazione obbligatoria”.

Pertanto è chiaro l’invito ad inserire all’interno dei Piani di formazione, definiti dalle scuole ed elaborati sulla base degli indirizzi forniti dal dirigente scolastico al Collegio dei docenti, anche il riconoscimento di questa tipologia di attività formativa ossia le attività scelte dai docenti; si conferma che la formazione in servizio “obbligatoria” (naturalmente nel nuovo senso assegnato all’obbligatorietà), permanente e strutturale, è uno strumento che va agito nel pieno rispetto della libertà professionale di ciascun docente, di formarsi liberamente e di autogestire la sua formazione con i mezzi che ritiene più idonei, purché i percorsi formativi spontaneamente scelti siano coerenti con il Piano di formazione della singola scuola che sarà espressione in nuce delle priorità nazionali individuate. Si costituisce un sistema flessibile e aperto alla formazione, non più unidirezionale, nel senso che ampi spazi di libertà sono lasciati alla decisionalità delle singole scuole di costituirsi come una comunità di ricerca e di diffusione di buone pratiche sia all’interno che all’esterno; d’altra parte tale orientamento è stato esplicitato nello stesso Piano nazionale di formazione.

Un principio è di chiara interpretazione: “la formazione è un dovere professionale oltre che un diritto contrattuale. Ai singoli insegnanti spetta inserire, nel proprio codice di comportamento professionale, la cura della propria formazione come scelta personale prima ancora che come obbligo derivante dallo status di dipendente pubblico”(si veda Piano Nazionale pag.13).

Dunque ai docenti spetterà decidere, in piena autonomia, quali ambiti della formazione, inseriti nel Piano della scuola siano congeniali alle loro esigenze formative; va da sé che il singolo Piano, allegato al PTOF, non potrà non tenere conto di alcune sezioni imprescindibili e cioè:

  • delle attività formative deliberate dalla scuola coerenti con il Piano Nazionale;
  • delle iniziative formative previste dalle azioni nazionali;
  • dei percorsi formativi scelti dal docente, pertinenti alle priorità nazionali ed esperiti anche tramite l’utilizzo della card;
  • e, ovviamente, della valorizzazione di tutti quei momenti che contribuiscono allo sviluppo professionale del docente, già chiaramente citati nello stesso Piano nazionale per la formazione sperimentazione didattica documentata e ricerca/azione, lavoro in rete, approfondimento personale e collegiale, documentazione e forme di restituzione/rendicontazione, con ricaduta nella scuola, progettazione ─ (si veda pag.67 del Piano Nazionale).

Per queste ultime tipologie di attività formative si tratta di ambiti della formazione che dovrebbero in teoria derivare dai Piani individuali di sviluppo professionale, elaborati dai singoli docenti di cui le nota ministeriale 3373 non specifica al riguardo. Peraltro nel Piano nazionale si legge che “il dirigente, infatti, nella definizione delle linee di indirizzo da proporre al Collegio Docenti per l’elaborazione del Piano di formazione dell’Istituto, tiene conto delle esigenze formative espresse dai docenti nei propri piani individuali. Il Piano di formazione dell’istituto è quindi il risultato di tali valutazioni e dovrà essere inserito nell’aggiornamento annuale del PTOF”(pag.13).

La Nota n.3373 non accenna a quest’ultima tipologia di formazione, tra l’altro innovativa, così permane ancora nel dubbio in che modo tali percorsi saranno ottimizzati e riconosciuti dalle scuole sino a farli diventare momenti formativi, di crescita per l’intera comunità professionale, nell’ottica di una formazione personale non univoca, ma multifunzionale allo sviluppo progressivo dell’intera istituzione.

Intanto però si potrebbe partire dall’analisi dei Piani delle scuole, espressione diretta delle scelte collegiali e vedere se essi siano stati correttamente costituiti.

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