Errori nell’assegnazione dei ruoli, delle supplenze, delle cattedre nella mobilità? Il tentativo di conciliazione: a chi presentarlo, le procedure, i tempi

di Nino Sabella
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Nella pubblica amministrazione le controversie relative ai rapporti di lavoro sono disciplinate dal D.L.vo n. 165/01. L'art 63 di tale decreto descrive le diverse tipologie di controversie, affidate al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro (assunzioni; conferimento e revoca di incarichi dirigenziali;indennità di fine rapporto; comportamenti antisindacali; procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni…). 

Nella pubblica amministrazione le controversie relative ai rapporti di lavoro sono disciplinate dal D.L.vo n. 165/01. L'art 63 di tale decreto descrive le diverse tipologie di controversie, affidate al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro (assunzioni; conferimento e revoca di incarichi dirigenziali;indennità di fine rapporto; comportamenti antisindacali; procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni…). 

Gli atti pubblicati o notificati dall'amministrazione possono essere impugnati davanti al Giudice del Lavoro, previo tentativo di conciliazione obbligatoria previsto dall'art. 410 del codice di procedura civile, così come modificato dall'articolo 31 della legge n. 183/2010.

Il citato articolo 31 ha abrogato gli articoli  65 e 66 del summenzionato decreto legislativo n. 165/01, che descrivevano la procedura relativa al tentativo di conciliazione  presso la direzione provinciale del lavoro competente per territorio e che prevedevano (l'articolo 66) la possibilità di espletare il tentativo di conciliazione con le procedure previste dal CCNL del comparto in cui si opera. Tale possibilità è comunque tuttora vigente ed è indicata dall'articolo 412 ter del codice di procedura civile, così come modificato dalla legge n. 183/2010, in cui leggiamo inoltre (art. 31 comma 9) che gli articoli 410, 411, 412, 412-ter e 412-quater del codice di procedura civile si applicano anche alle controversie di cui all'articolo 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Il vigente CCNL comparto scuola regolamenta il tentativo obbligatorio di conciliazione all'art. 135.

Il comma 1 dell'articolo in questione detta che la conciliazione può svolgersi sia secondo le forme previste dall'art. 66 del decreto n. 165/01 – ormai abrogato, per cui leggasi art. 410 e seguenti del codice di procedura civile – e dal CCNQ in materia di conciliazione e arbitrato del 23/01/01 sia secondo quanto dettato dai commi successivi dello stesso articolo sia secondo la procedura descritta nell'art. 484 del Testo Unico – D. L.vo 297/94 – relativamente alla mobilità interregionale.

Descriviamo le procedure previste rispettivamente dal CCNL comparto scuola e dall'articolo 410 e seguenti del codice di procedura civile

L'art. 135 del CCNL prevede che il lavoratore depositi la richiesta di tentativo di conciliazione presso l'ufficio del contenzioso dell'amministrazione competente (ambito territoriale provinciale o USR). La richiesta, limitatamente alla mobilità territoriale e professionale e alle assunzioni a tempo indeterminato e determinato (come si legge al comma 4), deve essere presentata entro 15 gg dalla pubblicazione o notifica dell'atto. Trascorso tale termine è possibile comunque richiedere il tentativo di conciliazione, secondo le forme previste dal succitato art. 410 (di cui parleremo di seguito).

Il comma 5 dell'art. 135 del CCNL indica i dati e le informazioni che la richiesta deve contenere:

– Le generalità del richiedente, la natura del rapporto di lavoro, la sede ove il lavoratore è addetto;

– il luogo dove devono essere inviate le comunicazioni riguardati la procedura di conciliazione;

– l’esposizione sommaria dei fatti e delle ragioni poste a fondamento della richiesta;

– qualora il lavoratore non intenda presentarsi personalmente, l’eventuale delega ad altro soggetto, anche sindacale e conferibile anche in un secondo momento, al quale la parte conferisce mandato di rappresentanza per lo svolgimento del tentativo di conciliazione.

Il lavoratore, quindi, come si legge nell'ultimo punto, nell'ambito del tentativo di conciliazione può presentarsi personalmente o farsi rappresentare da altro soggetto (ad esempio un rappresentante sindacale o un avvocato).

L'amministrazione (ambito territoriale provinciale o USR), ricevuta la richiesta, ha 15 giorni di tempo per esaminarla ed eventualmente accogliere quanto richiesto dal lavoratore. In caso contrario, sempre entro il medesimo termine di 15 giorni, l'amministrazione deposita, presso l'ufficio di segreteria appositamente costituito, le proprie osservazioni e nomina il proprio rappresentante in sede di conciliazione.

L'ufficio di segreteria, poi, fissa la data per la comparizione delle parti, al fine di esperire il tentativo di conciliazione, nei 15 giorni successivi al deposito delle osservazioni da parte dell'amministrazione.

Quest'ultima, nel caso in cui la controversia riguardi la mobilità e le assunzioni, deve pubblicare all'albo dell'ufficio di segreteria la richiesta di conciliazione, in modo che eventuali soggetti terzi interessati al contenzioso possano far pervenire le proprie osservazioni, entro il termine di 10 giorni dalla pubblicazione della richiesta summenzionata. In tal caso, l'amministrazione deve depositare le proprie osservazioni entro 12 giorni dalla richiesta del tentativo di conciliazione.

Una volta che l'ufficio di segreteria fissa la convocazione delle parti, la conciliazione deve terminare entro cinque giorni.

Del tentativo di conciliazione, l'ufficio di segreteria stila un verbale, che ne attesta l'esito ed è immediatamente esecutivo.

Nel caso in cui il tentativo di conciliazione abbia successo, il verbale viene depositato da una delle due parti presso la direzione provinciale del lavoro, che a sua volta lo deposita presso la cancelleria del tribunale per la dichiarazione di esecutività, fermo restando che il verbale, non appena viene redatto e sottoscritto e' già esecutivo.

Nel caso in cui la conciliazione non abbia successo, il verbale viene comunque depositato da una delle due parti presso la direzione provinciale del lavoro, che a sua volta lo depositerà presso la cancelleria del tribunale, così che sarà il giudice del lavoro a decidere sulla controversia.

Può succedere anche che l'amministrazione, venuta a conoscenza della richiesta di tentativo di conciliazione, non accolga le pretese del lavoratore e non depositi le proprie osservazioni. L'ufficio di segreteria convoca comunque le parti e se l'amministrazione non si presenta viene redatto un verbale, che verrà poi depositato presso la direzione provinciale del lavoro e seguirà l'iter sopra descritto.

L'art. 136 del CCNL comparto scuola prevede anche che le parti possano concordare di affidare la decisione della controversia a un arbitro unico, secondo la procedura descritta dal successivo art. 137.

Riportiamo l'esempio di una richiesta di tentativo di conciliazione, ove l'amministrazione ha accolto le richieste del docente, senza quindi procedere alla conciliazione.

Un docente neo immesso in ruolo nell'ambito della fase A del piano straordinario di assunzioni, sceglie, in quanto ultimo nominato dalle GaE, una sede disagiata (un'isola appartenente alla provincia di iscrizione in GaE); venuto a conoscenza del fatto che l'Ambito territoriale provinciale competente aveva dimenticato dell'esistenza di un'altra sede disponibile non portata in convocazione, che gli avrebbe permesso di ottenere una sede sulla terraferma (non quella dimenticata poiché l'avrebbero potuto scegliere altri colleghi), richiede all'ufficio, due giorni dopo la scelta delle sedi e la pubblicazione dei relativi atti, il tentativo di conciliazione, depositando la richiesta presso l'ufficio che si occupa dei contenziosi.

L'Ambito territoriale in questione, venuto a conoscenza della suddetta richiesta, la esamina nei due giorni successivi alla presentazione della stessa. Riconoscendo le pretese del lavoratore, procede a rifare le operazioni di assegnazione della sede, in seguito alle quali il docente, richiedente la conciliazione, ottiene una sede sulla terraferma.

Come dicevamo all'inizio, il lavoratore può decidere di ricorrere al tentativo di conciliazione obbligatoria seguendo la procedura prevista e descritta dagli 410 e seguenti del codice di procedura civile, come modificati dall'art. 31 della legge n. 183/2010

In tal caso il tentativo di conciliazione può essere avviato, anche per mezzo dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato il lavoratore, presso la direzione provinciale del lavoro competente per territorio, dove deve essere inviata la richiesta da parte del lavoratore.

Il tentativo di conciliazione si svolge davanti a una commissione costituita dal direttore della direzione medesima o da un suo delegato o da un magistrato collocato a riposo, che presiede il collegio, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti del datore di lavoro (nel nostro caso dell'amministrazione scolastica) e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti del lavoratore, designati dalla rispettiva organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa a livello territoriale.

La comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza.

La commissione, qualora lo ritenga opportuno, può delegare il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore della direzione provinciale o da un suo delegato. La validità delle riunioni delle commissioni è assicurata dalla presenza del presidente, di un rappresentante del datore di lavoro e di un rappresentante del datore di lavoro.

La richiesta di tentativo di conciliazione deve essere consegnata o inviata dal richiedente tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, mentre una copia va inviata alla controparte.

Le informazioni e i dati da indicare nella richiesta sono:

1) nome, cognome e residenza del richiedente e della controparte; indicare, inoltre, se il richiedente o la controparte sono una persona giuridica, un'associazione non riconosciuta o un comitato, la denominazione o la ditta nonche' la sede;

2) il luogo dove e' sorto il rapporto ovvero dove si trova l'azienda o sua dipendenza alla quale e' addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto;

3) il luogo dove devono essere fatte alla parte richiedente le comunicazioni inerenti alla procedura;

4) l'esposizione dei fatti e delle ragioni posti a fondamento della pretesa.

Se la controparte accetta il tentativo di conciliazione deposita, entro venti giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonche' le eventuali domande in via riconvenzionale.

Se, invece, la controparte non accetta la procedura di conciliazione, le parti sono libere di procedere in via giudiziaria.

La commissione di conciliazione fissa, entro i dieci giorni successivi al deposito prima citato, la convocazione delle parti per esperire il tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro i 30 giorni successivi.

Il lavoratore puo' farsi assistere anche da un'organizzazione cui aderisce o conferisce mandato.

Se la conciliazione va a buon fine, viene redatto un apposito verbale sottoscritto dalle parti e dai componenti della commissione di conciliazione.

Se la conciliazione va a buon fine per una sola parte delle richieste del lavoratore, viene redatto separato processo verbale sottoscritto dalle parti e dai componenti della commissione di conciliazione.

Il giudice, su istanza della parte interessata, dichiara il verbale sottoscritto dalle parti esecutivo con apposito decreto.

Se il tentativo di conciliazione non va a buon fine, il collegio deve avanzare una proposta per la bonaria riuscita della controversia; se la proposta non viene accettata, il collegio stila un verbale che riporta le valutazioni delle parti.

La controversia, conseguentemente, sarà affidata al giudice del lavoro. Delle risultanze della proposta formulata dalla commissione e non accettata senza adeguata motivazione il giudice tiene conto in sede di giudizio. In tal caso, se tentativo di conciliazione è stato richiesto dalle parti, al ricorso depositato presso il giudice del lavoro, ai sensi dell'articolo 415 del codice di procedura civile,  devono essere allegati i verbali e le memorie concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito.

Le disposizioni sopra descritte, leggiamo al comma 3 dell'articolo 31 della legge 183/2010, non si applicano, se il tentativo di conciliazione si e' svolto in sede sindacale. In questo caso, il processo verbale di avvenuta conciliazione  e' depositato presso la Direzione provinciale del lavoro da una delle parti oppure tramite un'associazione sindacale. Il direttore, o un suo delegato, accertatane l'autenticità, provvede a depositare il verbale nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione e' stato redatto. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarità formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto.

Nel corso del tentativo di conciliazione o al termine del medesimo in caso di mancata riuscita, le parti possono affidare alla commissione di conciliazione il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia, così come indicato e descritto dall'articolo 412 del codice di procedura civile, così come modificato dall'articolo 31 della legge n. 183/2010.

L'articolo 412 quater indica altre modalità  di conciliazione e arbitrato: le controversie di cui all'articolo 409 possono essere altresì proposte innanzi al collegio di conciliazione e arbitrato irrituale costituito secondo quanto previsto dai commi seguenti. 

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