Divulgare particolari diete degli studenti per motivi etici, religiosi, filosofici o di salute può portare alla denuncia. Sono dati sensibili

di Avv. Marco Barone
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In buona fede e magari con una sfumatura di ingenuità, si rischia di cagionare un grave danno che può avere anche delle conseguenze legali e disciplinari. Dire ad esempio che il bambino x non mangia un determinato cibo perché segue uno specifico orientamento religioso, perché ha problemi di salute, comporta la lesione della privacy dello stesso.

Quali sono i dati sensibili?

Deve essere ricordato che in base al Codice della Privacy, si definiscono “dati sensibili”: quei dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica di una persona, le sue convinzionireligiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, i dati personali idonei a rivelare il suo stato di salute e la vita sessuale. Ed ovvio che il comportamento volto a rivelare il dato relativo ad una specifica dieta esercitata per motivi di salute o religiosi è potenzialmente idoneo a comportare la lesione del Codice della Privacy poiché si rivela la convinzione religiosa o stato di salute del bambino in questione.

Patria potestà genitoriale

Come è noto i genitori dei bambini (oppure chi ne esercita la patria podestà ovvero persona delegata) hanno la possibilità di richiedere diete differenziate per motivi di salute (intolleranza, allergie, patologie) e/o per motivi etico/religiosi. E quando esercitano tale richiesta dovranno compilare uno specifico modello che autorizza al trattamento dei dati sensibili.

Quanti bambini seguono dieta particolare?

Ad oggi i dati dicono che i bambini che necessitano di seguire dei regimi dietetici particolari rappresentano circa il 5 % della popolazione scolastica. Di questi l’85% circa è affetto da allergie/intolleranze anche multiple che possono condizionare in maniera pesante la loro alimentazione. Ad oggi non si conoscono contenziosi specifici maturati su questioni del genere, ovvero aver adottato un comportamento tale reputato come idoneo per rivelare lo stato di salute o l’orientamento religioso del proprio studente.

Quali rischi per gli operatori della scuola

Cosa che esporrebbe l’operatore scolastico anche a procedimento disciplinare oltre che al rischio di una denuncia per violazione della Privacy. Ma, guardando alle questioni religiose, è da segnalare un pregresso intervento del MIUR che ha fatto scuola, in merito alla pubblicazione mediante affissione all’albo dell’istituto del giudizio relativo agli alunni che si sono avvalsi dell’insegnamento della religione cattolica. Intervenne allora il Dipartimento per lo sviluppo dell’Istruzione con atto prot. n. 10642 Roma, 16 giugno 2004

Il problema riguardava se fosse conforme alla regolamentazione sussistente in materia di Privacy o meno la pubblicazione del giudizio della religione cattolica. Il Garante per la privacy, ha affermato che “nessuna norma della legge sulla privacy vieta la comunicazione dei risultati degli scrutini, che, al contrario devono essere pubblicati, come esplicitamente previsto dalla normativa in materia” (v. comunicati stampa del 1997 e 1998). L’operazione di scrutinio presuppone, com’è noto, la valutazione da parte del competente consiglio di classe di tutte le materie previste dal programma d’insegnamento, mediante espressione di voti; la materia “religione cattolica”, dal momento in cui ne viene richiesto l’insegnamento, assurge al medesimo rango delle altre discipline e concorre, quindi, sebbene mediante formulazione di giudizio e non di voto, alla valutazione globale e finale del profitto degli alunni dichiarati promossi. Infine, si richiama l’attenzione che l’aver scelto di ricevere l’insegnamento della religione cattolica non denuncia di per sé l’intimo convincimento della fede abbracciata, che, ovviamente, può essere diversa da quella cattolica, ma soltanto il desiderio di essere correttamente acculturati sulla predetta materia”.

 

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