I diritti del docente/ATA padre: i riposi giornalieri e la malattia per il figlio

di Paolo Pizzo
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Dai giorni di riposo, ai vari permessi di cui si può usufruire, cosa fare in caso di malattia del figlio e molto altro ancora.

  1. RIPOSI GIORNALIERI (C.D. ALLATTAMENTO)

L’art. 40 del D. Lgs. n. 151/2001 e successive modificazioni riconosce al padre lavoratore, entro il primo anno di vita del figlio o entro il primo anno di ingresso in famiglia del minore adottato o affidato, in base al proprio orario giornaliero di lavoro, a fruire di riposi giornalieri retribuiti:

  • Se la giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore il riposo sarà di 2 ore (anche cumulabili);
  • Se la giornata di lavoro è inferiore a 6 ore il riposo è di 1 ora.

Il padre può fruire dei permessi:

  1. Quando il figlio è affidato al solo padre;
  2. In alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga (anche nel caso di lavoratrice dipendente che non si può avvalere dell’astensione facoltativa perché appartenente a categorie non aventi diritto es. lavoratrice domestica e a domicilio ). La madre non può rinunciare ai riposi giornalieri in favore del padre quando si trova in congedo di maternità/parentale;
  3. Nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente, ma lavoratrice autonoma, libera professionista, ecc. (purché lavoratrice avente diritto ad un trattamento di maternità dall’Inps o da un altro Ente previdenziale);
  4. Nel caso di madre casalinga senza eccezioni ed indipendentemente dalla sussistenza di comprovate situazioni che determinano l’oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino, a partire dal giorno successivo ai 3 mesi dopo il parto (ossia a partire dal giorno successivo alla fine del periodo di maternità riconosciuto per legge);
  5. In caso di morte o di grave infermità della madre indipendentemente dalla sua condizione di lavoratrice o meno.
  6. In caso di parto plurimo, anche nell’ipotesi di madre casalinga il padre dipendente può fruire del raddoppio dei riposi e le ore aggiuntive possono essere utilizzate dal padre stesso anche durante i tre mesi dopo il parto. Il padre può utilizzare le ore aggiuntive, in caso di parto plurimo, anche durante il congedo di maternità/parentale della madre lavoratrice dipendente.

Il padre non può fruire dei permessi:

  1. Quando la madre lavoratrice dipendente (sia essa a tempo determinato o indeterminato) si trova in astensione obbligatoria o facoltativa ossia quando usufruisce del congedo di maternità o del congedo parentale (in questo caso il padre può fruire dei riposi solo se per altro figlio);
  2. Nei casi in cui la madre lavoratrice dipendente non si avvale dei riposi in quanto assente dal lavoro per sospensione (esempio aspettativa o permessi non retribuiti, pause lavorative per part-time verticale);
  3. Quando la madre lavoratrice autonoma fruisce delle indennità per congedo di maternità (in questo caso il padre può fruire dei riposi solo se per altro figlio).

Retribuzione e valutazione del servizio

I riposi giornalieri sono retribuiti per intero e sono utili ai fini dell’anzianità di servizio e delle ferie. Trattandosi di permessi retribuiti, la fruizione degli stessi non ha alcuna incidenza sull’obbligo di versamento contributivo. Sono riconosciuti nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti (utile anche all’anno di prova del docente neo immesso in ruolo o che ha ottenuto il passaggio di ruolo).

  1. MALATTIA DEL FIGLIO

La regolamentazione del congedo di malattia del figlio e relativa indennità è contenuta nel Capo VII del D. Lgs. n. 151/2001 e successive modificazioni, più precisamente nell’art. 47.

Tale congedo (Capo VII del D. Lgs. n. 151/2001) è autonomo rispetto al congedo parentale che è collocato al capo V dello stesso T.U.

Due sono le ipotesi:

  1. Per malattia di ciascun figlio di età non superiore a tre anni, il diritto ad assentarsi è esteso fino al terzo anno di età del figlio, compreso il giorno del compimento del terzo anno di età, senza alcun limite di giorni;
  2. Per malattia di ciascun figlio dal terzo anno di età e fino agli otto anni, compreso il giorno del compimento dell’ottavo anno di età, il diritto ad assentarsi è attribuito entro il limite individuale di 5 giorni lavorativi di assenza all’anno (per ogni anno di età del figlio). Il genitore non può usufruire, oltre ai giorni annui che gli spettano per la malattia del figlio, anche di quelli dell’altro genitore, in presenza di rinuncia.

Il diritto di assentarsi, per tutte e due le ipotesi sopra evidenziate, spetta a ciascun genitore anche qualora l’altro genitore non abbia diritto (può usufruirne anche il solo padre, qualora la madre non sia lavoratrice dipendente e viceversa o sia casalinga).

I genitori possono fruire del congedo solo alternativamente.

Non è ammessa in nessun caso la fruizione contemporanea per lo stesso figlio. Il principio dell’alternanza si applica soprattutto quando entrambi i genitori sono lavoratori dipendenti e potenzialmente entrambi potrebbero fruire dello stesso tipo di congedo.

Nota bene

Giova precisare che l’art. 47 del D. Lgs 151/2001 stabilisce che il diritto al congedo per malattia del figlio è alternativo tra i genitori e che tali congedi spettano anche quando l’altro genitore non ne abbia diritto.

Non stabilisce però, così come non lo fa nessun’altra norma, che il padre lavoratore non possa fruire di tali permessi nei tre mesi post parto della madre.

L’art. 12, comma 2 del Contratto Scuola prevede che “Nel periodo di astensione obbligatoria, ai sensi degli articoli 16 e 17 del D. Lgs. n. 151/2001 alla lavoratrice o al lavoratore…”

Il comma 5 fa espressamente riferimento al comma 2 e recita: “Successivamente al periodo di astensione di cui al comma 2 e sino al compimento del terzo anno di vita del bambino, nei casi previsti dall’art. 47, comma 1, del D. Lgs. n. 151/2001, alle lavoratrici madri ed ai lavoratori padri sono riconosciuti trenta giorni per ciascun anno di età del bambino, computati complessivamente per entrambi i genitori, di assenza retribuita secondo le modalità indicate nello stesso comma 2”.

La norma contrattuale stabilisce quindi che i permessi per malattia del figlio sono retribuiti (nel limite di 30 giorni per ciascun anno) solo se goduti dopo il periodo di congedo di maternità post-parto, introducendo una norma di miglior favore per il dipendente della scuola.

Pertanto, il padre potrebbe fruire del congedo anche nei periodi in cui la madre è in congedo obbligatorio dopo il parto, ma i giorni in questo caso non saranno retribuiti.

In poche parole il Contratto Scuola riserva un maggior favore dal punto di vista del trattamento economico, dal momento che nelle previsioni del D. Lgs. 151/2001 le assenze per malattia del figlio non sono retribuite, neppure se godute nei primi tre anni di vita del bambino (art. 48 D. Lgs. n. 151/2001).

Ma tale deroga in melius è prevista solo se il congedo è fruito dopo il congedo obbligatorio.

In conclusione, se il padre fruisce dei permessi dalla nascita del figlio questi, che sono illimitati nei primi tre anni della vita del figlio, non saranno retribuiti; se fruiti dopo il congedo obbligatorio sono ovviamente sempre in numero illimitato ma sono retribuiti al 100% solo i primi 30 giorni per ogni anno nei primi 3 anni di vita del figlio.

  • Si ricorda che il padre può “superare” questa “limitazione” chiedendo di assentarsi a titolo di congedo parentale (in tal caso ha diritto ad assentarsi fin dalla nascita del figlio con diritto all’intera retribuzione per i primi 30 giorni di congedo anche quando l’altro genitore non abbia diritto al congedo).
  • Inoltre il padre nel limite del periodo massimo consentito può fruire del congedo parentale anche se l’altro coniuge, la madre, usufruisce nello stesso periodo del congedo per maternità per lo stesso figlio (ne può usufruire a decorrere dal giorno successivo al parto), del congedo parentale (anche per lo stesso figlio), del congedo per malattia del figlio (anche se il congedo parentale del padre è per lo stesso figlio) delle ferie o di un permesso per motivi personali e di famiglia oppure di un periodo di aspettativa. Tali assenze fanno infatti riferimento ad istituti contrattuali e legislativi diversi.
  • Il padre può inoltre fruire del congedo per la malattia del figlio se la madre fruisce del congedo parentale o dei riposi per allattamento per lo stesso figlio.
  • Unica eccezione, come già evidenziato, il congedo per malattia del figlio non può essere fruito contemporaneamente per lo stesso figlio ma obbligatoriamente in modo alternativo o la madre o il padre.

La documentazione

il dipendente che intende fruire del congedo deve presentare domanda di malattia del figlio (il modulo è di solito fornito dalla segreteria) in cui specifica la durata del congedo corredata da:

  • Il certificato di malattia del bambino rilasciato da un medico specialistica del SSN o con esso convenzionato (non è valido il certificato redatto dal medico di base a meno che non sia uno specialista);
  • L’autocertificazione attestante l’età del bambino, la paternità o la condizione di “unico genitore”;
  • La dichiarazione sostitutiva (ai sensi dell’art. 47 del DPR n.445/2000) che l’altro genitore non fruisce contemporaneamente dello stesso congedo per lo stesso figlio.

Tutti i documenti, da prodursi unitamente alle domande, sono esenti da ogni imposta, tassa, diritto di spesa di qualsiasi natura (compresi i certificati medici che sono esenti dall’applicazione della marca previdenziale ENPAM).

Ricordiamo che ai congedi per malattia del figlio non si applicano i controlli per malattia del lavoratore (visita fiscale).

Non è necessario che nel certificato sia indicata anche la diagnosi oltre la prognosi (la malattia del figlio non deve essere nella fase acuta, né essere grave).

Nei casi in cui il ricovero del figlio interrompe le ferie del dipendente, quest’ultimo è tenuto a produrre alla scuola di servizio idonea certificazione dell’avvenuto ricovero del bambino per ottenere l’interruzione del godimento delle ferie.

Retribuzione

Retribuzione fino a 3 anni del figlio (compreso il giorno del terzo compleanno)

È utile subito precisare che non ci sono limiti di durata per la fruizione dei congedi per malattia del figlio di età non superiore a tre anni (inoltre il congedo può essere fruito già nel corso del primo anno di vita del bambino).

Ricordiamo che tale congedo è autonomo rispetto il congedo parentale con la seguente differenza: mentre il congedo parentale, che non ha bisogno di documentazione medica, si può chiedere a prescindere dalla presenza di motivi di salute, quello per malattia del bambino è possibile richiederlo solo per motivi di salute certificati.

Pertanto, nei tre anni del bambino non esiste nessun limite di giorni di congedo per malattia, se opportunamente documentati.

Quando ambedue i genitori sono lavoratori dipendenti la legge impone che il congedo sia fruito alternativamente dall’uno o dall’altro.

Il Contratto Scuola (art. 12, comma 5) prevede che successivamente al periodo di congedo di maternità (già astensione obbligatoria) e fino al terzo anno di età del figlio, compreso il giorno del compimento del terzo anno di età, ai genitori sono riconosciuti, alternativamente, 30 giorni per ciascun anno di età del figlio, computati complessivamente per entrambi i genitori, di assenza retribuita.

Si precisa che se i giorni di assenza sono utilizzati alternativamente da entrambi i genitori, il numero dei giorni retribuiti al 100 % non potrà comunque essere superiore a trenta annuali, computati sempre con riferimento agli anni di vita del bambino.

Il limite annuale dei 30 giorni è inoltre espressamente collegato a ciascun anno di età del figlio e non all’anno scolastico o solare.

  • Si potrebbe quindi ipotizzare che in un anno scolastico i genitori potrebbero avere a disposizione anche 60 giorni di congedo retribuito invece che 30.

Ipotizziamo infatti che il figlio nasca il 14 dicembre 2013. I 30 giorni retribuiti nel primo anno di vita sono validi fino al 14 dicembre 2014 (compreso). Pertanto, considerando che l’anno scolastico inizia a settembre e finisce ad agosto si avranno:

30 gg. retribuiti nell’anno scolastico 2013/14 nel periodo marzo/agosto (ricordiamo che i giorni sono retribuiti solo dopo terminati i 3 mesi post-parto della madre); altri 30 dal 15 dicembre al 31 agosto 2014 ovvero nell’a.s. 2014/15.

I “primi” 30 giorni sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio e non riducono le ferie.

Ai fini pensionistici è dovuta la contribuzione figurativa piena.

Ulteriori assenze allo stesso titolo (si ricorda che il congedo per malattia è estesa fino al compimento del terzo anno di età del figlio, senza alcun limite di giorni), eccedenti il limite suddetto dei 30 giorni, sono senza assegni ma computati nell’anzianità di servizio.

Pertanto, anche se per tali assenze (eccedenti il limite dei 30 giorni) non è corrisposta la retribuzione e comportano la riduzione delle ferie e della tredicesima mensilità, resta valido il diritto alla contribuzione figurativa piena fino al terzo anno di vita del figlio e la valutazione di detti giorni nell’anzianità di servizio.

La contribuzione figurativa rende utile il servizio ai fini pensionistici ma non ai fini del TFS e TFR.

Retribuzione dal giorno successivo al compimento del terzo compleanno agli 8 anni (compreso il giorno dell’ottavo compleanno)

A ciascun genitore sono riconosciuti, alternativamente, 5 giorni lavorativi l’anno, per le malattie di ogni figlio di età compresa fra i quattro (dal giorno successivo al compimento del terzo anno di età) e gli otto anni (compreso il giorno del compimento dell’ottavo anno di età).

Ricordiamo che tale congedo è autonomo rispetto il congedo parentale con la seguente differenza: mentre il congedo parentale, che non ha bisogno di documentazione medica, si può chiedere a prescindere dalla presenza di motivi di salute, quello per malattia del bambino è possibile richiederlo solo per motivi di salute certificati.

I 5 giorni di congedo si intendono per anno di vita del bambino (5 gg. non retribuiti per ciascun genitore per ogni anno fino al compimento dell’ottavo compleanno).

Tali giorni non sono retribuiti ma ugualmente utili ai fini dell’anzianità di servizio.

Per il dipendente assunto a tempo determinato tale diritto è subordinato alla presentazione di una dichiarazione sostitutiva di notorietà circa il congedo già utilizzato allo stesso titolo nell’anno di riferimento.

Il genitore non può usufruire, oltre ai giorni annui che gli spettano per la malattia del figlio, anche di quelli dell’altro genitore, in presenza di rinuncia.

Per le assenze relative a tale periodo, il dipendente ha diritto ad una copertura contributiva ridotta attribuita in misura proporzionale ai periodi di riferimento sulla base del 200% del valore massimo dell’assegno sociale, salva la facoltà di integrazione da parte dell’interessato, con riscatto (art. 13, Legge 1338/1962), ovvero con versamento dei relativi contributi secondo i criteri e le modalità della prosecuzione volontaria. Conseguentemente, il valore retributivo da attribuire ad ogni settimana da riconoscere figurativamente, sarà pari ad 1/52 del 200% dell’assegno sociale in pagamento nell’anno interessato.

Per tali assenze non andranno effettuate le trattenute e decurtazioni di cui all’art. 71 della legge 133/08.

Retribuzione e valutazione del servizio

  • Il primo mese di congedo per ogni anno del figlio fino al compimento del terzo anno di età è retribuito al 100% ed è utile alle ferie e alla tredicesima mensilità;
  • I periodi di congedo riducono in misura proporzionale le ferie per la parte in cui non sono stati retribuiti; i periodi di congedo non retribuiti non concorrono a determinare l’ammontare dei ratei della tredicesima mensilità.
  • Ai sensi della tabella allegata al CCNI della mobilità per la valutazione dei servizi di pre ruolo e di ruolo del personale docente, tutti i periodi di congedo retribuiti e non retribuiti disciplinati dal Decreto Legislativo 26.3.2001 n. 151 (Capo III – Congedo di maternità, Capo IV – Congedo di paternità, Capo V – Congedo parentale, Capo VII – Congedi per la malattia del figlio) devono essere computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti.

Pertanto, i periodi di congedo per malattia del figlio, retribuiti e non retribuiti, dovranno essere considerati “effettivo servizio” per il personale assunto a tempo determinato (sono quindi utili ai fini della valutazione del servizio pre ruolo, dell’aggiornamento delle graduatorie permanenti/istituto/esaurimento, se coperto da nomina) e indeterminato (sono utili per il c.d. “anno di servizio”).

  • Per il personale docente in anno di prova (neo immesso in ruolo o che ha ottenuto il passaggio di ruolo): I periodi di malattia del figlio, retribuiti e non retribuiti, non sono utili ai fini del compimento dei 180 giorni.

Guida di Paolo Pizzo

La guida di OS

http://www.orizzontescuola.it/guide/maternit%C3%A0-e-paternit%C3%A0-nella-scuola-diritti-e-doveri-da-oggi-anche-formato-e-book

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