Bocciare si può, ecco la normativa. La scuola deve applicare specifiche strategie per migliorare i livelli di apprendimento

di Nino Sabella
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Il decreto legislativo n. 62/2017 ha introdotto nuove disposizioni in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, in attuazione della legge n. 107/2015.

Una delle novità principali riguarda l’ammissione alla classe successiva e agli esami di Stato conclusivi del primo ciclo di istruzione.

Diversamente da quanto previsto dal DPR n. 122/09 e dal decreto-legge n. 137/2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 169/2008, le nuove disposizioni prevedono la possibilità che gli alunni vengano ammessi alla classe successiva anche in presenza di carenze in una o più discipline, quindi con una o più insufficienze.

L’articolo 6 del decreto n. 62/2017, commi 1-2-3, prevede quanto segue:

1. Le alunne e gli alunni della scuola secondaria di primo grado sono ammessi alla classe successiva e all’esame conclusivo del primo ciclo, salvo quanto previsto dall’articolo 4, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249 e dal comma 2 del presente articolo.

2. Nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o piu’ discipline, il consiglio di classe puo’ deliberare, con adeguata motivazione, la non ammissione alla classe successiva o all’esame conclusivo del primo ciclo.

3. Nel caso in cui le valutazioni periodiche o finali delle alunne e degli alunni indichino carenze nell’acquisizione dei livelli di apprendimento in una o piu’ discipline, l’istituzione scolastica, nell’ambito dell’autonomia didattica e organizzativa, attiva specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento.

Alla luce del nuovo dettato normativo, in particolare del sopra riportato comma 1, gli alunni sono ammessi alla classe successiva o all’esame di Stato, eccetto nei casi di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento (comma 2). La non ammissione, decisa dal consiglio di classe, va adeguatamente motivata.

Nel caso, invece, di carenze nell’acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline, come leggiamo nel comma 3, carenze registrate nell’ambito sia delle valutazioni periodiche che finali, la scuola deve attivare apposite strategie di recupero, affinché gli allievi migliorino i livelli di apprendimento. Considerato che le carenze possono essere riscontrate anche nella valutazione finale, è chiaro che gli studenti possano essere promossi alla classe successiva anche con una o più insufficienze.

Riguardo all’ammissione alla classe successiva con una o più insufficienze non sembra esserci alcun dubbio, diversamente da quanto previsto per l’ammissione all’esame di Stato. Vediamo perché.

Il suddetto comma 2 prevede esplicitamente la possibilità di non ammissione sia alla classe successiva che all’esame di Stato, mentre il comma 3, dedicato alle strategie di recupero, anche dopo la valutazione finale e con conseguente ammissione, non parla di esami.

A quanto appena detto si aggiunga il fatto che, nel caso uno studente presenti delle carenze in una o più discipline al termine del terzo anno, non ci sarebbe il tempo materiale per recuperarle, considerato il breve lasso temporale che intercorre tra lo scrutinio finale e l’esame.

I motivi su esposti sembrerebbero supportare la tesi secondo cui gli allievi non possano essere ammessi all’esame di Stato in caso di insufficienze in una o più discipline.

Auspichiamo, comunque, che il Miur intervenga per fornire chiarimenti in merito.

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