Aspettativa per ricongiungimento con il coniuge all’estero [GUIDA]

di Paolo Pizzo

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Tutto su aspettativa per ricongiungimento con il coniuge all’estero: destinatari, normativa, tempi di richiesta e di concessione. Guida.

Normativa e destinatari

Artt. 146 del CCNL del 29.11.2007 e 604 del D. Lvo 297/94.

La legge 11 febbraio 1980, n. 26 disciplina il collocamento in aspettativa dei dipendenti dello Stato il cui coniuge o parte dell’unione civile sia chiamato a prestare servizio all’estero.

La legge 333 del 1985 ha esteso la possibilità di richiedere il collocamento in aspettativa anche al dipendente il cui coniuge o parte dell’unione civile presti servizio all’estero per conto di soggetti non statali.

L’aspettativa può essere concessa anche al personale in prova.

Naturalmente, il periodo di aspettativa per motivi personali concesso al dipendente avrà l’effetto di prolungare il suo periodo di prova.

Tale aspettativa non si computa nei “due anni e mezzo in un quinquennio” dell’“aspettativa per ragioni di famiglia, personali e di studio”.

Durata

L’aspettativa può avere una durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che l’ha originata. Pertanto, può durare per tutto il periodo di servizio all’estero dell’altro coniuge.

Procedimento della richiesta e le valutazioni del dirigente

Il CCNL Scuola e la legge di riferimento non disciplinano il procedimento per la richiesta e per la concessione o l’eventuale revoca dell’aspettativa al dipendente il cui coniuge o parte dell’unione civile presti servizio all’estero.

Il dipendente

Tempi di richiesta

La richiesta deve essere presentata sempre con congruo anticipo rispetto alla data di inizio dell’aspettativa, come indicata dal dipendente, anche in relazione ad eventuali termini di preavviso stabiliti in sede di regolamento interno o di contrattazione integrativa di istituto, salvo il caso di
situazioni particolari o di urgenza, in modo da consentire al dirigente di procedere alle necessarie valutazioni e predisporre gli eventuali interventi organizzativi necessari per rimediare alle ricadute della prevista assenza del dipendente interessato (compresa la nomina di un supplente).

Motivi a supporto della richiesta

L’ampia e generica formulazione della legge “il cui coniuge presti servizio all’estero” fa sì che l’aspettativa per ricongiungimento al coniuge o parte dell’unione civile che presta servizio all’estero può essere concessa anche al dipendente coniugato con cittadino straniero che vive e lavora nel paese di origine (ovvero privo della cittadinanza italiana).

E può essere richiesta sia nel caso la tipologia del rapporto di lavoro del coniuge o parte dell’unione civile è subordinata (con Pubbliche Amministrazioni o con privati), sia per altre tipologie di lavoro, es. il lavoro in proprio.

Ai fini della concessione, il dipendente deve allegare la documentazione necessaria a comprovare la permanenza all’estero del coniuge, con l’indicazione della relativa durata.

Il dirigente scolastico

Tempi di concessione

Non sono indicati nella legge di riferimento. Tutto il procedimento, di norma, non dovrebbe superare i 30 gg. dalla richiesta.

Pertanto, il dirigente dovrebbe, entro 10 giorni dalla richiesta della aspettativa, esprimersi sulla stessa e comunicarne l’esito al dipendente. Qualora, per qualsiasi motivo (es. insufficienza della documentazione), dispone, per iscritto e con motivazione, il diniego dell’aspettativa, il dirigente ne dà notizia all’interessato, il quale deve regolarizzare o completare la domanda la quale dovrebbe essere riesaminata nei successivi 20 giorni. Il dirigente assicura l’uniformità delle decisioni avuto riguardo
alla prassi adottata e alla situazione organizzativa della pubblica amministrazione.

Interesse legittimo e diritto soggettivo del dipendente

L’impiegato dello Stato, il cui coniuge o parte dell’unione civile, presti servizio all’estero, può chiedere il collocamento in aspettativa, qualora l’amministrazione non ritenga di poterlo destinare a prestare servizio nella stessa località in cui si trova il coniuge, o qualora non sussistano i
presupposti per un suo trasferimento nella località in questione.
Pertanto la legge non ha introdotto una posizione di diritto soggettivo, per il pubblico dipendente, al trasferimento nella località ove presta lavoro il coniuge, ma solo di interesse legittimo, subordinato all’apprezzamento discrezionale dell’amministrazione; solo nel caso in cui non sia possibile il detto trasferimento sorge la posizione di diritto soggettivo del dipendente all’aspettativa senza assegni.

Revoca dell’aspettativa

Il dirigente può revocare in qualunque momento l’aspettativa per ragioni di servizio (per le modalità e i criteri si rimanda al paragrafo dell’aspettativa per ragioni personali, di famiglia o di studio).

Interruzione dell’aspettativa

La legge non prevede fattispecie interruttive dell’aspettativa. Secondo l’ARAN, la malattia insorta durante un periodo di aspettativa non interrompe l’aspettativa medesima, anche se ha dato luogo a ricovero ospedaliero.

Maternità o gravi patologie

Tuttavia, nella particolare ipotesi del congedo per maternità, l’aspettativa deve ritenersi interrotta, così come si deve ritenere possibile l’interruzione nell’ipotesi di gravi patologie che determinano  lunghi periodi di assenza, atteso che tale situazione genera impossibilità di assolvere a doveri lavorativi e a svolgere prestazioni specifiche non giustificabili con l’aspettativa.

Se vengono meno i presupposti

È sicuramente causa di interruzione e revoca qualora durante il periodo di aspettativa vengano meno i motivi che ne hanno giustificato la concessione (difetto di effettiva permanenza all’estero del dipendente in aspettativa). In questi casi il dirigente invita il dipendente a riprendere servizio. Anche
il dipendente, per le stesse motivazioni, può riprendere servizio di propria iniziativa, dandone preventivo avviso al dirigente.

Rientro anticipato del titolare

Di norma l’aspettativa potrebbe essere interrotta solo per cause “oggettive”. Tuttavia non è escluso che il lavoratore possa rientrare anche anticipatamente al lavoro dandone preventiva comunicazione al dirigente. In questi casi, anche se la norma non lo prevede, ci dovrebbe essere un preavviso di almeno sette giorni. Il dirigente può comunque consentire il rientro anticipato anche in presenza di preavviso inferiore a sette giorni. Si ricorda che nei casi di “rientro anticipato” il titolare tornerà in
servizio a scuola a disposizione e il supplente, rimarrà in servizio fino a scadenza naturale del contratto.

Effetti

L’impiegato in aspettativa non ha diritto ad alcun assegno. Il tempo trascorso in aspettativa non è computato ai fini della progressione di carriera, dell’attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e previdenza, salva la facoltà di riscatto o prosecuzione volontaria ai sensi delle vigenti disposizioni.

Per il personale assunto a tempo indeterminato il periodo non retribuito trascorso in aspettativa non è utile ai fini del servizio valutabile con punteggio specifico (compresa la continuità) nelle procedure
di mobilità e nella graduatoria interna per l’individuazione del personale soprannumerario, se l’assenza si protrae per più di 180 gg. nell’anno scolastico di riferimento.

Per il personale assunto a tempo determinato il periodo trascorso in aspettativa non è utile ai fini del punteggio per l’aggiornamento delle Graduatorie delle supplenze.

Cumulabilità con altri permessi e/o aspettative

L’aspettativa in questione può essere cumulabile con altri permessi o aspettative previsti dalla contrattazione integrativa e dalle altre disposizioni di legge.

Rientro in servizio tra un’aspettativa e l’altra

Il dipendente già collocato in altra aspettativa (es. altra esperienza lavorativa ecc.) non deve necessariamente rientrare in servizio per poter poi usufruire dell’aspettativa per ricongiungersi al  coniuge o parte dell’unione civile, che presti servizio all’estero, ma può, ricorrendone i presupposti e
inoltrando con anticipo la richiesta, fruire dell’ulteriore aspettativa senza soluzione di continuità.

Analogo discorso vale per il dipendente già collocato in aspettativa per ricongiungersi al coniuge o parte dell’unione civile, che presti servizio all’estero che vuole chiedere altra tipologia di aspettativa.

Svolgimento di altro lavoro

Il dipendente collocato in aspettativa non potrebbe svolgere alcun tipo di attività lavorativa. L’ARAN ha avuto modo di specificare che nessuna norma contrattuale consente, (o potrebbe consentire) al dipendente di poter instaurare un secondo rapporto di lavoro o lo svolgimento
comunque, di altra attività di lavoro autonomo, anche di natura libero professionale, durante la fruizione di periodi di aspettativa senza diritto alla retribuzione.

Il primo rapporto, infatti, con tutte le situazioni soggettive che vi sono connesse (ivi comprese le incompatibilità) sussiste ancora anche se in una fase di sospensione delle reciproche obbligazioni.
Il dipendente che fruisce dell’aspettativa è sottoposto al regime delle incompatibilità che vincolano tutti i pubblici dipendenti stabilite dall’art. 60 del T.U. N.3/1957, dall’art. 53 del D.Lgs. n.165/2001 e, per tutti i docenti, dall’art. 508 del D.Lgs. 297/1994.

Margini di compatibilità

L’art. 508 citato prevede che non si può esercitare attività commerciale, industriale e professionale, né si può assumere o mantenere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina è riservata allo Stato e sia intervenuta l’autorizzazione del Ministero della pubblica istruzione. Oppure si può essere autorizzati all’esercizio di libere professioni che non siano di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e siano compatibili con l’orario di insegnamento e di servizio. Più in generale la norma prevede che possono essere autorizzati altri incarichi di lavoro che rispondano a tali condizioni:

  • la temporaneità e l’occasionalità dell’incarico. Sono, quindi, autorizzabili le attività non di lavoro subordinato esercitate sporadicamente ed occasionalmente, anche se eseguite periodicamente e retribuite, qualora per l’aspetto quantitativo e per la mancanza di abitualità, non diano luogo ad
    interferenze con l’impiego;
  • il non conflitto con gli interessi dell’amministrazione e con il principio del buon andamento della pubblica amministrazione;
  • la compatibilità dell’impegno lavorativo derivante dall’incarico con l’attività lavorativa di servizio cui il dipendente è addetto tale da non pregiudicarne il regolare svolgimento.

In conclusione, sia il dipendente richiedente l’autorizzazione all’eventuale attività lavorativa da svolgere durante il periodo di aspettativa, sia il dirigente che dovrà accordare tale richiesta dovranno muoversi nel quadro normativo sopra riportato.

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