Guerra in Ucraina, “sobrietà” nell’accoglienza dei profughi. NOTA Ministero dell’Istruzione [PDF]. Sitografia con materiali utili per le scuole

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Il Ministero dell’Istruzione è intervenuto nelle scorse ore con una nota in merito all’accoglienza degli alunni in fuga dalla guerra in Ucraina.

Secondo gli ultimi dati resi disponibili dal Ministero degli Interni, al 24 marzo sono 65.439 profughi provenienti dall’Ucraina: 33.591 donne, 5.910 uomini e 25.938 minori. Il 65% degli studenti, secondo gli ultimi aggiornamenti, sono all’infanzia e alla primaria.

Il capo dipartimento del Ministero dell’Istruzione, Stefano Versari predica “sobrietà” e chiede di evitare gli eccessi. In una recente intervista rilasciata al sito internet “Vita”, Versari aveva “anticipato”, i temi dell’intervento ministeriale: “La solidarietà e l’inclusione scolastica sono i due pilastri fondativi del nostro agire. Operiamo per accogliere ogni bambino e ragazzo in fuga dalla guerra. Ad oggi sono a scuola circa 3.500 di loro, dei quali 3 su 4 (circa il 75%) nelle scuole di sei regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Campania. La classe d’età prevalente è quella dell’infanzia e primaria (circa il 65%). Vengono accolti adottando, come stile, la “pedagogia della scala”. Ovvero, sono molteplici i gradini da predisporre per permettere di risalire dai sottosuoli della sofferenza. Occorrono interventi di socializzazione, linguistici, culturali, stili di accoglienza, “patti di comunità” con il territorio, raccordi istituzionali… Non ultimi, rapporti con la comunità degli ucraini già residenti in Italia: circa 250mila prima del conflitto. Ognuno di questi interventi costituisce un gradino della scala da costruire per la risalita alla luce di ciascun studente esule”.

E ancora: “Questo fenomeno migratorio è caratterizzato da tre elementi: la brutalità e violenza a fondamento della fuga; l’immediatezza temporale (circa 3 milioni di profughi in una ventina di giorni); la temporaneità dell’esodo (almeno in termini di speranza personale). Sono condizioni particolari che chiedono specifici interventi didattici e pedagogici. Suggeriscono inoltre lo stretto raccordo in atto con Ministero dell’interno e Prefetture. Per cercare di “governare” le problematiche quotidiane di “arrivo” e prima accoglienza”.

Poi spiega: “La prima fase è quella del “tempo lento per l’accoglienza”, fino alla conclusione di questo anno scolastico. Un tempo per comporre gruppi di socializzazione, acquisire prime competenze comunicative in italiano, iniziare ad affrontare i traumi. Una seconda fase di “consolidamento e rafforzamento” dei medesimi elementi, anche mediante patti di comunità, potrà essere svolta nel periodo estivo. Infine, una terza fase più strutturata di “integrazione scolastica” potrà essere iniziata con l’anno scolastico 2022/23. Per questa ultima fase però sono in gran parte ignote le condizioni in cui ci si muoverà”.

“Per l’attuale prima fase pare sensato adottare la “pedagogia del ritorno”. Mi spiego. Non sarà probabilmente breve il tempo di permanenza nel nostro Paese: quanto meno occorrerà attendere la ricostruzione delle tantissime abitazioni e infrastrutture distrutte. Ma gli ucraini vogliono tornare da dove sono venuti. Perciò sono necessari percorsi di inclusione che non si rivelino di assimilazione. È bene in qualche modo siano mantenute la lingua, la cultura, la scolarità ucraine, per quanto possibile con il supporto delle comunità di appartenenza presenti nel nostro Paese. Occorre poi evitare “scivoloni” educativi. Ad esempio, gli eccessi: gli esuli devono essere accolti a braccia aperte, ma va rispettato il loro lutto per tutto quanto hanno perduto. Perciò la sobrietà credo debba essere la regola da adottare nell’accoglienza”.

“Insieme ai traumi vissuti, la barriera linguistica è il primo ostacolo all’azione educativa della scuola, in particolare nella fase di accoglienza e socializzazione. I mediatori linguistici non sono però in misura pari alle esigenze. Con la collaborazione delle comunità ucraine e dei docenti esuli si confida comunque di potere fare fronte alle molteplici esigenze linguistiche di tipo almeno comunicativo. Vale comunque ricordare che i mediatori linguistici e culturali sono competenza degli enti locali e l’intervento del Ministero dell’Istruzione ha funzione di sostegno immediato, non sostitutiva. Credo poi che in un prossimo “Decreto Legge Ucraina” saranno assegnate risorse per l’emergenza e dunque anche per questa importante voce”.

Infine aggiunge: “Le modalità della fuga fanno ipotizzare siano pochi i minori disabili che potranno uscire dall’Ucraina. Quelli che riusciranno ad arrivare, come sempre, saranno comunque accolti con modalità adeguate alla propria condizione. I documenti, le certificazioni favoriscono la conoscenza delle situazioni, ma non vengono poste a condizione dell’accoglienza. La scuola, come l’ospedale, in primo luogo accoglie e si prende cura della persona, facendo fronte all’emergenza quotidiana con competenza, dedizione ed etica”.

L’intervento ministeriale

In coerenza con i fini educativi richiamati, il Ministero dell’Istruzione, tramite proprio il Capo dipartimento, Stefano Versari, ha emanato la nota, in cui si annunciano materiali che le istituzioni scolastiche potranno valutare, modificare e integrare, sulla scorta del “proprium” delle diverse comunità professionali e delle concrete situazioni di contesto che si realizzeranno nell’accoglienza dei profughi.

I materiali, a breve disponibili nella sezione “Emergenza educativa Ucraina” in fase di allestimento nel sito istituzionale, riguardano:

– una prima raccolta di spunti utilizzabili dai Collegi dei Docenti per l’elaborazione dei progetti di accoglienza. La raccolta non è ovviamente esaustiva, né pretende di affermare “verità” pedagogiche o didattiche indiscutibili: nulla di ciò che abbia a incontrare la realtà dell’essere umano, soprattutto se in età evolutiva e con vissuti traumatici, è indiscutibile;

– un primo elenco di siti internet in cui le scuole potranno reperire informazioni – ad esempio quelle relative al sistema scolastico in Ucraina – e materiali per l’alfabetizzazione e il supporto a quanti abbiano vissuto esperienze traumatiche in situazioni di emergenza.

NOTA

Sitografia provvisoria

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