Guerra in Ucraina, la previsione di Bianchi: “In arrivo 20mila studenti profughi. Serve straordinario sforzo di tutti”

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“I diritti non sono una lista ma sono molto di più: una costituzione, ossia la capacità di definire il modo stesso in cui vogliamo vivere e vogliono vivere i nostri ragazzi. E per ‘nostri ragazzi’ intendiamo tutti coloro che si presentano nel nostro Paese, non uno di meno. Questo è il messaggio che vogliamo lanciare come Presidenza italiana del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa”.

Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, nel corso dell’evento di presentazione del piano ‘RiGenerazione Scuola‘ ai rappresentanti degli Stati membri del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, organizzato dal ministero dell’Istruzione nell’ambito del semestre di Presidenza italiana.

In questo contesto guardando alla guerra in Ucraina Bianchi ha ricordato che “oggi, rispetto alla settimana scorsa, i bambini inseriti nelle scuole italiane sono raddoppiati: siamo passati dai 2.500 dello scorso giovedì agli oltre 5.300 di questa mattina. Ciò vuol dire – ha sottolineato il ministro – che dobbiamo ampliare la nostra capacità di accoglienza. Attualmente in Italia ci sono circa 70.000 profughi ucraini di cui 25.000 minori. Nelle nostre scuole quindi dobbiamo ragionevolmente attenderci l’arrivo di altri 20.000 studenti. Pertanto è importante tenere unite due cose: l’accoglienza presso le nostre scuole, quindi la disponibilità all’inclusione, ma anche la capacità di tenere vive la storia e la cultura di queste persone, la capacità di non fargli disperdere la propria identità. E questo implicherà per tutti noi uno straordinario sforzo”.

Per Bianchi vuol dire rigenerazione: “Fino ad oggi avevamo sempre avuto l’idea di dover includere senza tutto sommato cambiare. Quello che ci viene chiesto adesso, invece – ha ricordato il ministro – è non solo includere, ma favorire il mantenimento di un’identità. Il destino ha voluto che ci venisse offerta in questo momento una straordinaria opportunità di rigenerazione di noi stessi, siamo chiamati a rigenerarci e a riflettere su cosa vuol dire globalizzazione, sicurezza, integrazione perché anche noi siamo chiamati a integrarci con i ragazzi ucraini che stanno arrivando in Italia”. 

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