“Guadagno 1.229 euro al mese, vivo in affitto condiviso e non posso permettermi un’auto. Per fortuna la poesia mi fa sorridere alla vita”. La storia del “bidello” Rocco, ex docente in trasferta dalla Calabria a Modena

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“La collega bidella che fa la pendolare sta facendo molti sacrifici e la apprezzo per questo. Ma si sta anche privando di una vita sociale. E’ vero che le camere costano tantissimo e che il costo della vita è aumentato e che per vivere non può bastare quel che prendiamo di stipendio, ma dobbiamo anche pensare alla nostra salute e alla scuola che ci ha mandati in ruolo”. Di ruolo da due anni come collaboratore scolastico, dopo nove di precariato tra Modena, Milano e Torino, Rocco Scoleri è bidello fuorisede. Originario di Bovalino, una cittadina situata sullo Jonio reggino, Rocco è in servizio presso il Liceo economico sociale “Carlo Sigonio” di Modena.

Il Sigonio è lo stesso istituto dove nell’estate del 1958 si diplomò Francesco Guccini, ai tempi delle Magistrali, “il liceo dei poveri e degli indecisi”, come scrive il cantautore nella sua biografia. Cantautore che già a 17 anni aveva imparato l’armonica a bocca da autodidatta e la chitarra con l’aiuto di un falegname di Porretta improvvisatosi liutaio per cinquemila lire. La musica c’entra perché il Sigonio nel frattempo è diventato Liceo economico sociale, Liceo delle Scienze umane e Liceo musicale. Quasi a voler ricordare che la stessa scuola era stata frequentata anni prima da un certo Luciano Pavarotti, il quale prima di diventare il tenore che conosciamo era stato per anni insegnante di educazione fisica. Il mondo della scuola insomma non poche volte si sa intrecciare con la musica, con l’arte e con le storie di vita di ogni genere. Pure Rocco Scoleri da Bovalino, prima di intraprendere la carriera definitiva, era stato insegnante, anche di sostegno, alle scuole primarie e infanzia: tanti anni trascorsi tra il Piemonte e la Lombardia che ancora se li ricorda tutti. Oggi Rocco ha 42 anni.

Rocco Scoleri, che impressione le ha fatto leggere la storia di Giuseppina, la sua collega campana che ha scelto di fare la pendolare da Napoli a Milano, tutti i giorni, pur di non spendere l’intero stipendio, dice lei, in spese di vitto e alloggio?

“La mia impressione è che è una cosa molto carina, la collega fa molti sacrifici e almeno, stando a quanto racconta, le rimane quel pochino che le consente di vivere. In caso contrario non riuscirebbe ad andare avanti con quel che guadagna – cioè con quel che guadagniamo tutti noi noi – cioè pochissimo. E quindi deve fare molti sacrifici per rientrare e sempre che riesca a raggiungere la scuola senza fare ritardo. E’ una vita molto sacrificata che non va bene e che peraltro potrebbe non far bene alla scuola dove lavora”

Lei lo farebbe?

“Io non lo farei. Io mi cercherei una stanza in affitto in condivisione anche a trenta kilometri piuttosto che farne 800 in treno ogni giorno. Questo per poter vivere dignitosamente e anche per la mia scuola perché, nel caso della collega bidella, se ci fosse bisogno di fare dello straordinario lei sarebbe legata a questa cosa e non lo potrebbe mai fare, tanto per fare un esempio”.

Questa storia, per quanto paradossale e secondo alcuni poco credibile, in ogni caso mette in luce e anzi rilancia il tema scabroso degli stipendi. Lo stipendio dei collaboratori scolastici secondo lei è basso o è accettabile?

“Bassi? Sono bassissimi”.

A quanto ammonta lo stipendio di prima nomina o al primo anno di ruolo per un collaboratore scolastico?

“A 1229 al mese”

E cosa fa con 1229 euro al mese un lavoratore fuorisede, specie in una città come Milano o a Modena, una tra le più care d’Italia?

“Fa poco”

Lei che cosa riesce a permettersi?

“Intanto le dico che cosa non posso permettermi. Non posso permettermi una macchina, infatti giro a piedi. Vado e torno da scuola a piedi. Ho trovato una stanza in una zona non lontana dal Liceo dove lavoro ma c’è una bella camminata da fare, andata e ritorno. Fortuna che a me, camminare, piace. Una persona che ha famiglia e ha la macchina con questo stipendio non ce la farebbe. Non puoi mantenere la macchina, non puoi neppure pensare di averla, la macchina. Tolte le spese per vitto e alloggio, mi posso permettere di uscire per una pizza una volta a settimana, nel senso che il più delle volte me la vado a prendere in pizzeria e me la porto a casa, anche se una volta o due al mese posso permettermi un apericena o una pizza fuori con gli amici. Ma occorre stare attenti a non spendere troppo altrimenti non ci stai dentro”.

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“Chiedo ai nostri governanti di impegnarsi per risolvere i problemi sociali legati all’aumento del costo della vita. Girando negli anni nelle varie città per fare le supplenze ho potuto constatare che i prezzi per affitti e bollette sono altissimi. Quel che mi fa rabbia è che siamo il motore dell’Italia e sarebbe per questo giusto avere uno stipendio dignitoso. Ognuno di noi in Europa – ormai non si parla più di Italia ma di Europa – deve assolvere al massimo i propri doveri sul posto di lavoro ma dovrebbe pure aver il diritto di condurre una vita tranquilla e non di essere sempre a disagio come ci troviamo in questo momento”.

Entriamo in casa, quanti siete in affitto?

“Siamo quattro persone e ciascuno di noi ha una propria camera, comoda e ben riscaldata. Un coinquilino ha anche il bagno e la cucina personali, noi altri abbiamo i servizi in comune”

Qanto paga al mese?

“Pago 400 euro al mese di affitto per la camera più le spese per le utenze, in quattro spendiamo circa 1650 di affitto per un appartamento di 100 metri quadri. A settembre ero stato in un convitto, in centro a Modena, ci vanno in tanti. Chiedono 24 euro al giorno per un posto letto, e ci puoi stare anche tutto l’anno. Ma come si fa a spendere 730 euro al mese per un posto letto in una camera con altri? Ci sono rimasto solo una settimana, anzi tre giorni”

Confermiamo, ci sono persone fuorisede che ci stanno anche per dei mesi in attesa di trovare sistemazioni migliori, ma c’è gente che ha dormito in auto, a Modena, anche tra insegnanti, a causa della carenza di alloggi. Tutto questo un po’ giustifica la sua collega che ha deciso di fare la pendolare?

“La collega si sta privando anche di una vita sociale perché è vero che le camere costano tantissimo e che il costo della vita è aumentato e che non può bastare quel che prendiamo di stipendio. Ma dobbiamo pensare anche alla nostra salute e alla scuola. Per la scuola dobbiamo essere pronti a qualsiasi situazione”

Questa è una critica?

“Non è una critica, è un punto di vista, un mio pensiero. Condivido la sua storia per l’esigenza del risparmio ma alla fine dei conti dobbiamo tutelare la nostra salute e anche la nostra scuola che ci ha mandati in ruolo”.

E lei? E’ solo a Modena, immagino. Quante volte riesce a prendere il treno per recarsi a Bovalino, in Calabria, dove vive sua mamma e gli altri parenti?

“Sì, sono solo a Modena. Riesco ad andarci tre volte l’anno, per evitare le spese evito di andarci più spesso. Ad esempio a Natale sono stato a Bovalino, il mio paese in provincia di Reggio Calabria, ma non riuscirò ad affrontare le spese di viaggio per Pasqua. Preferisco rinunciarvi e scendere in ferie in estate con maggiore serenità”

E’ vero che è stato insegnante nel passato?

“Sì, ho insegnato per alcuni anni nella scuola primaria con le supplenze, a Milano. Facevo all’epoca il pendolare, proprio come Giuseppina, la collega di Napoli. Avevo un appoggio a Torino e quindi facevo Torino-Milano e ritorno ogni giorno. Mi sono fatto un po’ di calcoli e ho visto che mi conveniva. Così mi alzavo alle 4 del mattino e prendevo il primo treno, alle 5, da Porta Susa a Torino, per Milano. Viaggiavo con il treno regionale, era una cosa molto stancante, avevo diversi turni di lavoro per via della programmazione che si svolgeva di pomeriggio, in questi casi tornavo a Torino alle 23”

So che gli studenti e i professori le vogliono molto bene. E che apprezzano le sue poesie che ogni tanto trova l’occasione di recitare. Quando è nato il sacro fuoco per la poesia?

“Risale all’epoca delle supplenze a scuola. Un giorno, mentre insegnavo alla primaria a Cambiano, in provincia di Torino, dovendo fare una lezione di informatica, per preparare al meglio questo compito scrissi la mia prima poesia. Era una poesia a rima baciata. La passione, che si andava alimentando grazie alla mia frequentazione di poeti e scrittori che venivano nelle varie scuole, andò poi crescendo e iniziai a scriverle a rima alternata. Scrivere le poesie mi dà sicurezza. Mi fa sorridere alla vita”.

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