Grillo: un medico in tutte le scuole. Di cosa si occuperebbe

di redazione
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Il Ministro della Salute Giulia Grillo, a margine della conferenza “L’Inps e la tutela assistenziale dei minori” ha rilanciato l’idea del medico scolastico. 

Il Ministro ha spiegato che si tratta di un progetto non immediato, al quale sta solo iniziando a pensare

“Un pò di tempo di studio ci vuole – ha riferito Grillo – ma potrebbe anche essere non troppo”.

“Potrebbe diventare un pezzo della legge quadro per l’infanzia, potrebbe anche essere una delega ha affermato il Ministro –  È un tema molto grosso, ha bisogno di un contributo da parte del Parlamento e un confronto approfondito”.

Tra gli altri temi citati dal ministro che potrebbero aver bisogno di una figura professionale a scuola che potrebbe anche essere un medico pediatra nella prima infanzia e uno psicologo successivamente, Grillo ha citato anche “la dipendenza dai telefonini, le sostanze stupefacenti perché – ha detto – purtroppo i ragazzi ne vengono a contatto in mille modi. Anche sul tema della sessualità è importante il confronto con gli esperti, oppure anche per avere anamnesi precoci per quanto riguarda le malattie nei bambini. Non possiamo pensare che i genitori possano affrontare tutto da soli”.

“L’ideale – ha spiegato Grillo – sarebbe avere una figura in tutte le tappe che potrebbe essere strutturata in modo diverso a seconda dei diversi periodi della vita del bambino. Sto iniziando a studiare, la figura ad esempio all’infanzia potrebbe essere il pediatra, mentre nel periodo successivo una figura anche con competenze psicologiche, o la possibilità di altre figure che si alternano. È un tema delicato perché devono essere tutte persone qualificate. Io ci sto lavorando, ho cominciato da poco. Il tema è la presa in carico delle fasce fragili, si parla sempre di anziani e non capisco perché non si parla dei giovani o dai giovanissimi”.

L’operazione sarebbe costosa, ma “sempre meno – ha garantito il ministro – di curare successivamente dipendenze ad esempio da alcol o malattie diagnosticate in ritardo”.

“Anche sui vaccini – ha concluso – potrebbe aiutare, offrendo l’occasione di vaccinazione”.

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