Grillo all’ANP: diritto alla salute superiore del diritto allo studio?

di redazione
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Il Ministro della Salute Grillo risponde alle polemiche scatenate dall’Associazione Nazionale Presidi che ha detto no allo strumento dell’autocertificazione per i vaccini.

Posizione dell’ANP

Durante un incontro al Ministero, l’ANP ha avanzato una serie di richieste e preoccupazioni, alcune delle quali di carattere sanitario.

Infatti, il sindacato dei presidi sostiene che i dirigenti scolastici siano responsabili della salute degli studenti, pertanto “la presenza di  bambini non vaccinati nelle scuole relative alla fascia di età 0-6 anni metterebbe a rischio la salute dei bambini che non si possono vaccinare e di quelli le cui difese immunitarie sono indebolite anche temporaneamente, a seguito di patologie varie.

Critiche, inoltre, sono state avanzate alla scelta dell’autocertificazione come strumento sostitutivo delle certificazioni ASL sullo stato vaccinale degli iscritti.

Risposta del Ministro Grillo

Ieri su Omnibus, trasmissione programmata sul canale La7, il Ministro della Salute ha risposto all’invasione di campo dei dirigenti scolastici rappresentati dall’ANP sulla questione vaccinale.

La scienza è sempre separata dalla politica, nel senso che la scienza fa la scienza e non deve entrare nelle scelte politiche e viceversa. Questo mi sembra ovvio e naturale, ognuno deve svolgere il suo compito. Il diritto alla salute superiore al diritto allo studio? Questo è un tema su cui i costituzionalisti hanno scritto libri, quindi voglio invitare chi la prende alla leggera o chi vuole fare il partito dell’obbligo a riflettere, perché tra i due diritti è sempre difficile capire quale dei due abbia la prevalenza”.

Sulla polemiche dell’ANP relativamente alle autocertificazioni così risponde: “un atto politico contro di me che non c’entro niente, perché l’autocertificazione è un atto deciso dal precedente governo, e utilizzato per tutto il 2017. E’ stato solo proseguito anche per il 2018

Questa misura, continua – “è stata adottata perché, in mancanza di un’anagrafe vaccinale nazionale, che la Lorenzin non ha fatto, non volevamo caricare di oneri ulteriori i cittadini. Ribadisco però che autocertificare non significa certificare il falso, perché altrimenti ti becchi sei mesi di carcere”.

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