Green pass scuola, molti pur avendone diritto sono rimasti senza. LeU attacca: “Così dovranno pagare tre tamponi alla settimana e i precari rinunciare alla supplenza”

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Ancora problemi in vista per quanto riguarda il green pass: sarebbero molti i docenti senza green pass pur avendone diritto. Si tratterebbe di un problema burocratico che rischia però di creare ulteriore polemica su un tema, quello del green pass a scuola, non ancora del tutto definito. Ecco perchè LeU presenterà una interrogazione parlamentare al ministro della Salute.

A darne notizia a capogruppo di LeU al Senato Loredana De Petris: ”Presenteremo subito un’interrogazione urgente rivolta al ministro della Salute sui numerosi casi di persone che, pur avendone diritto, sono rimaste senza Green Pass. Le proteste sono infatti molto numerose, in particolare tra chi avrebbe dovuto ricevere il Green Pass in quanto guarito dal Covid e poi vaccinato con una sola dose in base alle disposizioni dello stesso ministero. Forse per una disfunzione del sistema, però, in questi casi spesso il Green Pass non viene generato e le persone sono costrette a una via crucis burocratica che peraltro non risolve quasi mai il problema”.

La senatrice evidenzia come ”la situazione è particolarmente grave per quanto riguarda i lavoratori della scuola, i docenti e i supplenti che rischiano di dover pagare di tasca loro tre tamponi ogni settimana o persino il rifiuto dell’assegnazione della supplenza“.

Sul tema tamponi sappiamo che è in corso una sorta di polemica relativa a quanto disposto dal protocollo di sicurezza siglato da Ministero dell’Istruzione e sindacati: l’accordo fra Ministero e organizzazioni sindacali sembrava prevedere l’accesso gratuito ai tamponi per tutti i lavoratori della scuola non vaccinati. Tanto che l’ANP si era tirata fuori dalla firma subito. Poi però il chiarimento di Bianchi e la nota applicativa ministeriale hanno evidenziato come la misura sarà estesa gratuitamente solo per  lavoratori fragili. Ecco perché la Uil Scuola, pur mantenendo la firma del protocollo ha nei giorni scorsi ritirato la delegazione trattante (a tal proposito è partito il tavolo permanente sul protocollo di sicurezza).

In questo caso però, si tratta di lavoratori che non riescono ad ottenere il green pass pur avendone diritto a causa di un problema buroacratico. Problema che però potrebbe costare molto dato che per accedere a scuola è obbligatorio avere la certificazione verde.

E’ evidente che questo non può essere accettato e che il ministero deve muoversi subito per risolvere il problema prima della riapertura delle scuole”, conclude la presidente De Petris.

A titolo di esempio, riportiamo l’esperienza di una docente che su La Stampa racconta la propria esperienza: Ho avuto il covid a Novembre. Sei mesi dopo la guarigione ho avuto la prima dose di AstraZeneca, come previsto per il corpo insegnante. Non ho fatto la seconda dose perchè avevo il covid. Ho tutte le certificazioni vaccinali di guarigione e quelle della somministrazione all’Hub e il green pass non è mai arrivato”. La docente ha protestato sin da luglio, invaiando PEC e attivandosi su più fronti. Ma ancora la certificazione verde, così come altri lavoratori della scuola, non è arrivata. Ma la docente è decisa e dichiara che non farà alcun tampone, “perchè sono vaccinata, sono in regola. Se sarà necessario ricorrerò ad un avvocato”.

Nel frattempo ieri, 27 agosto, è arrivato il sì da parte del Comitato Tecnico Scientifico per una maggiore durata del tempo di validità del Green pass sia per quanti hanno effettuato il vaccino che per quanti hanno contratto il virus e sono guariti. Il tempo di validità di un tampone per ottenere il Green pass, invece, non muterà. Resterà a 48 ore, così come il costo che resta a carico del personale.

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