Green pass per i concorsi, Pacifico (Anief): “Provvedimento contiene profili di incostituzionalità”

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Arriva nella Gazzetta ufficiale n. 175 del 23 luglio 2021 il Decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105 su “Misure urgenti e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche”, con effetto immediato.

Il decreto introduce nuove misure per fronteggiare l’emergenza Covid-19, in particolare sull’utilizzo del green pass e sulla proroga, fino al 31 dicembre, dello stato di emergenza.

Si compone di 14 articoli: il n. 3 è incentrato sull’impiego delle certificazioni verdi COVID-19. Le disposizioni prevedono che da venerdì 6 agosto sarà possibile svolgere alcune attività solo se si è in possesso di certificazioni verdi Covid-19 (Green Pass), comprovanti l’inoculamento almeno della prima dose vaccinale Sars-CoV-2 o la guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 (validità 6 mesi); effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-CoV-2 (con validità 48 ore). Se per il momento si conferma l’estraneità della certificazione “verde” per l’accesso al lavoro, a scuola e sui trasporti, ma non è detto che non si cambi idea, subito servirà per lo svolgimento dei concorsi.

Il sindacato Anief è deluso. A partire dall’indispensabilità del green pass per svolgere i concorsi. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, si tratta di un provvedimento che contiene dei profili di incostituzionalità: dovranno dotarsi di certificato verde mezzo milione di candidati che un anno fa hanno fatto domanda per partecipare al concorso ordinario di scuola primaria e secondaria. Secondo noi si poteva garantire la salute di tutti in modo ben diverso. Così si discriminano i cittadini che ambiscono all’accesso al pubblico impiego. Stiamo parlando di diritti alla cittadinanza. Si potevano organizzare le prove selettive in maniera telematica o ancora a pensare a sessioni speciali. Si sta insistendo sulle vaccinazioni, mentre non si agisce sulla norma madre per garantire il distanziamento sociale, anche durante le lezioni in presenza. Bisognava sdoppiare le classi e non pensare che con il docente vaccinato si risolva tutto, come se in classe ci sia solo lui. Ecco perché siamo contro il green pass nelle scuole”.

Diventa legge l’indispensabilità delle certificazioni verdi Covid-19: tra pochi giorni sarà indispensabile per poter svolgere o accedere a numerose attività o ambiti professionali-culturali-ricreativi-ristorativi: servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso; spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi; musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre; piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso; sagre e fiere, convegni e congressi; centri termali, parchi tematici e di divertimento; centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione; attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò; concorsi pubblici.

Tali attività si potranno svolgere solo se si è in possesso di certificazioni verdi COVID-19 (Green Pass), comprovanti l’inoculamento almeno della prima dose vaccinale Sars-CoV-2 o la guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2, e che hanno una validità di 6 mesi; oppure se si effettua un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-CoV-2, e che ha una validità di 48 ore.

In caso di vaccinazione, per la prima dose dei vaccini che ne richiedono due, la Certificazione sarà generata dal 12° giorno dopo la somministrazione e avrà validità a partire dal 15° giorno fino alla dose successiva; nei casi di seconda dose o dose unica per pregressa infezione: la Certificazione sarà generata entro un paio di giorni; nei casi di vaccino monodose, la Certificazione sarà generata dal 15° giorno dopo la somministrazione. Nei casi di tampone negativo la Certificazione sarà generata in poche ore e avrà validità per 48 ore dall’ora del prelievo. Nei casi di guarigione da COVID-19 la certificazione sarà generata entro il giorno seguente.

Il sindacato non ritiene giusta la norme che impone il green pass per fare i concorsi: la certificazione sarà valida anche per chi ha fatto una sola dose o si è sottoposto a tampone, che però durerà sole 24 ore. Comunque, sarà un impegno non indifferente per tanti candidati a diventare lavoratori di ruolo. L’intenzione del Governo è chiara: vuole che la vaccinazione diventi una pratica indispensabile per un cittadino che ha un’occupazione o che cerca lavoro. Il sindacato conferma il suo no a questa imposizione illegittima: lo stato di diritto non può essere cassato a seconda del volere del Governo di turno.

Anief ricorda che le norme vanno condivise con le parti interessate. E che fine faranno le indicazioni del Garante della privacy, che anche di recente ha chiarito che negli ambienti di lavoro “solo il medico competente, nella sua funzione di raccordo tra il sistema sanitario e il contesto lavorativo, può trattare i dati personali relativi alla vaccinazione dei dipendenti. Il datore di lavoro deve quindi limitarsi attuare, sul piano organizzativo, le misure indicate dal medico competente nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità. Cancellare il diritto alla privacy, inoltre, non può essere superato da motivi etici: la stessa Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha comunicato formalmente ai Paesi membri che occorre garantire che i cittadini siano informati sul fatto che la vaccinazione non è obbligatoria e che non è possibile politicamente, socialmente o in altro modo mettere sotto pressione i cittadini e i lavoratori per farsi vaccinare, se non desiderano farlo da soli.

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