Green Pass obbligatorio per gli studenti? Tre ragazzi su quattro dicono sì. Ma in pochi vorrebbero l’obbligo vaccinale

WhatsApp
Telegram

Sicuramente non un plebiscito, comunque un’adesione piuttosto convinta, seppur con varie sfumature. La proposta, lanciata da circa 200 sindaci , di introdurre l’obbligo di Green Pass anche per gli alunni delle scuole primarie e secondarie – in linea con quanto stabilito per l’università a settembre – sembra essere accolta con favore dai destinatari dell’eventuale provvedimento

Secondo un sondaggio effettuato dal portale Skuola.net – che ha coinvolto circa 1.000 studenti – quasi 3 su 4 accetterebbero di buon grado un “filtraggio” all’ingresso degli istituti.

Un controllo che per molti ragazzi, però, non dovrebbe tradursi in un obbligo vaccinale tout court, come avvenuto di recente per i docenti e per il personale scolastico tutto. Solamente il 28% del campione, infatti, spinge per la soluzione più estrema: senza vaccino niente lezioni “in presenza”, si resta in Dad.  Per il 45%, invece, bisognerebbe dare la possibilità anche a chi non è immunizzato di entrare a scuola, potendo essere sufficiente sottoporsi a un tampone. Alla fine, comunque, solo il 27% si dice contrario a prescindere a qualsiasi forma di controllo.

Ma, come detto, anche all’interno dei vari schieramenti le posizioni seguono logiche di pensiero diverse. Tra i favorevoli al 100%, infatti, c’è chi ad occhi chiusi appoggia gli amministratori locali promotori dell’iniziativa sostenendo che “se non si agisce duramente contro il Covid, questo non sparirà mai” o perché si pensa che sia “giusto che i ragazzi vaccinati stiano in presenza e chi no in Dad, visto che questi ultimi hanno più probabilità di contagiarsi”, o ancora perché ciò aiuterebbe a vivere meglio dato che “se tutta la popolazione fosse vaccinata potremmo fare un sacco di cose”. Qualcuno afferma, pur favorevole, che siano sufficienti soluzioni più morbide, come “fare in modo che tutti abbiamo almeno una dose di vaccino per garantire la sicurezza nell’ambito scolastico” o, parallelamente all’invito all’immunizzazione, procedere a “tamponi a tappeto periodici”.

Altri, invece, hanno un atteggiamento più neutro, sostenendo che sia “esagerato mettere il Green Pass per i bambini delle elementari, andrebbe bene forse alle superiori” anche perché “i più piccoli si possono vaccinare da pochi giorni, per loro è giusto aspettare”. C’è chi invita a “rispettare chi, per questioni di salute o per sua scelta non vuole fare il vaccino, provando a trovare soluzioni alternative” e chi ricorda che “una persona che si fa il tampone ogni settimana o ogni due giorni, essendo sempre aggiornato sul suo stato di salute, è più sicuro di una persona che ha il vaccino, che con quello va dappertutto ma potrebbe essere positivo”. C’è anche chi propone altre ricette, come “fare un mese di lezioni in Dad, almeno per le superiori, per permettere al virus di allentare la sua morsa” oppure “dotare tutte le scuole di sistemi di aerazione adeguati, di mascherine ffp2, di tamponi fai-da-te”.      .

I contrari alla proposta, invece, si appellano soprattutto al diritto allo studio, che rischia di essere compromesso: “E’ necessario che ogni persona sia al sicuro – sostiene un ragazzo – ma di certo non si può negare l’istruzione a un ragazzo o a un bambino che non ha fatto un semplice vaccino. Il tampone mensile è un buon compromesso per rimanere al sicuro”. Gli fa eco un altro studente, che dice: “L’istruzione è un bene che deve essere accessibile a tutti, è da pazzi limitarla ad un gruppo di persone”. C’è chi non ci gira troppo intorno, ribadendo che “tutti dovrebbero frequentare la scuola a prescindere dal Green Pass”, e chi fa leva sul fattore anagrafico sottolineando che “i giovani, anche senza vaccino, sono meno propensi a sviluppare sintomi gravi, quindi non occupano i posti negli ospedali, vera preoccupazione alla base di ogni decisione”. Ma c’è anche chi, pur scettico, prova a stemperare il clima: “Il Green Pass – avverte una studentessa – ci sta dividendo moltissimo, abbiamo bisogno di solidarietà in questo momento, non di ancora più discordia”.

WhatsApp
Telegram

ASUNIVER e MNEMOSINE, dottorato di ricerca in Spagna: cresci professionalmente e accedi alla carriera universitaria con tre anni di congedo retribuito