Green pass obbligatorio, ecco chi sono i falsi “no vax” della scuola. Le loro storie

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“Nessun tampone gratuito per i ‘no vax'”, il termine, utilizzato in una comunicazione ufficiale del Ministro sull’interpretazione del protocollo di sicurezza stipulato con i sindacati, ha fatto infuriare molti. Perché? Perché spesso quel termine viene utilizzato per etichettare i cosiddetti “complottisti”, paragonati ai “terrapiattisti”, “miscredenti della scienza e degli scienziati”. Le cose, però, a volte non sono così semplici.

Partiamo dai numeri

Quanti docenti e personale non sono vaccinati? E su questo si attendono ancora i numeri veri, perché quelli “ufficiali” sono incompleti. E sui numeri non completi, ma “ufficiali” è partita la campagna per l’obbligo vaccinale per i lavoratori della scuola. Sul motivo perché non ci sono ancora dati completi lo abbiamo detto più volte, il tracciamento della vaccinazione del personale scolastico è venuto a mancare non appena si è passati ad una vaccinazione per fasce di età.

Alcuni dati, che dovevano essere forniti al Generale Figliuolo entro il 20 di agosto sono trapelati alla stampa. Così, ad esempio, la Sicilia che veniva indicata come pecora nera dei vaccinati ha comunicato percentuali vicine al 90%. La Puglia comunica con orgoglio il suo 95%, la Liguria, altra regione criticata per la bassa percentuale, ha comunicato anch’essa un 90% di vaccinati.

Siamo in attesa dei dati completi, che si spera saranno comunicati presto, nella certezza che la percentuale finale  non potrà mai essere completa e veritiera. Insomma, con molta probabilità la percentuale del personale scolastico completamente coperto dalla vaccinazione supererà il 90%.

Ai nostri lettori di esprimere la propria opinione in merito: “Sei d’accordo all’obbligo del green pass fino al termine della pandemia?

 

Il Green pass

Ricordiamo, inoltre, che il Governo ha emanato un decreto con il quale si impone ai docenti e al resto del personale il Green pass per poter accedere agli istituti dal 1° settembre. Il personale, quindi, potrà avere la certificazione verde attraverso la vaccinazione, immunizzazione naturale o un tampone ogni 48 ore. Sulla questione tampone, il Ministro ha voluto chiarire che non ci saranno agevolazioni per i “no vax”, dovranno pagarsi di tasca propria l’aggiornamento del Green pass. Concetto ribadito nella giornata di ieri durante un incontro con i sindacati.

Si fa presto a dire “no vax”

Dai dati diffusi dalle Regioni la percentuale di personale non vaccinato va dal 10% in giù, considerando le stime comunque incomplete. Tra questi sono molti i lavoratori della scuola che hanno espresso preoccupazione per la necessità del biglietto verde per poter lavorare. Le storie sono spesso al limite, non normate, situate in una zona grigia che sospende le vite dei protagonisti.

Eccone alcune di quelle segnalateci e che pubblichiamo per tipologia. I nomi non sono reali per garantire l’anonimato

Luigi, ad esempio, racconta che dopo la prima dose ha accusato malessere. Dopo un tampone è risultato positivo. Analisi ripetuta dopo qualche giorno risultando negativo. L’USL gli rilascia il documento di termine isolamento. Il giorno della seconda dose il medico non gli ha somministrato il vaccino a seguito della carica alta di anticorpi rilasciando un certificato di vaccinazione valido fino al dicembre 2021.  Ma, ricevuto l’authcode per  il greenpass, questo riportava data scadenza settembre, sei mesi dalla certificazione della guarigione. 

Federica racconta di aver avuto il Covid quando ancora i medici n on inserivano i dati nel sistema. Quindi si ritrova senza green pass pur essendo ancora nei sei mesi utili per ottenerlo e non fare il vaccino. 


Luca riporta il suo caso, come molti dopo aver contratto il COVID ha ancora gli anticorpi molto alti ma oltre i sei mesi. Quindi si chiede per quale motivo  dovrebbe vaccianrsi obbligatoriamente, pur avendo ancora anticorpi altissimi, mettendo a rischio la sua salute e/o vita.

Luigia ci riferisce che nella sua città ci sono stati molti casi di focolai e di molte colleghe e colleghi che dopo la prima dose di vaccino hanno contratto il virus ha un green pass valido x sei mesi, perché il documento tiene conto solo della avvenuta guarigione. Chi diversamente contrae il covid, e dopo si sottopone a vaccino, ha un green pass della durata di 9 mesi. 

Jenny ha scoperto di avere anticorpi Spike in un test sierologico. Non ha certificato di guarigione perché non sapeva di aver contratto il virus. Ciò le toglie serenità nell’affrontare la somministrazione del vaccino e i medici che ha consultato le hanno suggerito si far presente la questione al momento dell’inoculazione. Il suo è un appello preoccupato, lamentando un trattamento immeritato. “Le vite sono importanti, tutte”, ci ha scritto

Filippo racconta di aver contratto il COVID e fatto una sola dose di vaccino, ma di aver ricevuto il pass solo per la guarigione accorciando la durata del biglietto verde. Fatto presente all’ASL attende che il Ministero risolva il problema. Intanto il tempo stringe e settembre s’avvicina.

Carla ci dice di aver concluso il ciclo vaccinale, ma non le hanno rilasciato certificazione cartacea. Il problema è che da sistema non risulta vaccinata pur essendo in regola. Non potrà entrare a scuola .

Altri casi ci raccontano di malattia contratta all’estero e di hub vaccinali, ASL che non sanno come caricare i dati sulla piattaforma per il Green pass. Altri che hanno difficoltà a farsi validare gli esami sierologici.

A ciò aggiungiamo le storie di quanti, dopo la prima dose, hanno avuto reazioni allergiche o avverse anche importanti. Come per Alessia Darrigo, che ci ha messo la faccia in un video e che dopo il vaccino AstraZeneca è stata colpita da gravi effetti collaterali riconosciuti dai medici al punto da esonerarla dalla seconda dose. Ma adesso per tornare a scuola dovrà fare la seconda dose, con un vaccino diverso. Non la si potrà biasimare se si dice fortemente preoccupata.

“Migliorare la norma”

A dirlo ieri il Sottosegretario Floridia che in un video riconosce i casi limite per i quali bisogna intervenire. Un intervento che necessità di una certa celerità, dal momento che tra qualche giorno docenti, ATA, dirigenti dovranno varcare la soglie dei propri istituti.

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