Green pass, dal 15 ottobre sarà necessario per andare al lavoro: è rischio caos. Le Regioni chiedono correttivi

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Manca pochi giorni al 15 ottobre, quando il Green pass diventerà obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro. Sono ancora diversi gli aspetti che preoccupano sia alcuni governatori – da Zaia a Fedriga – sia alcune aziende e categorie di lavoratori che temono il caos, soprattutto sulla questione dei controlli e dei test per chi non è vaccinato.

“Non possiamo mettere in difficoltà le aziende. Se il governo non prende in mano questa situazione prima del 15 sarà il caos. Facciamo in modo che le aziende possano usare i test ‘fai da te’ e se la vedano direttamente con i loro lavoratori”. È questo l’appello che il governatore del Veneto, Luca Zaia, fa all’esecutivo sul tema del certificato verde per i lavoratori.

“Il governo deve intervenire tempestivamente, per consentire alle imprese di organizzarsi”, incalza Massimiliano Fedriga, presidente leghista del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, in un’intervista a La Stampa. “Non possiamo penalizzare le aziende in questa fase fondamentale di ripresa”. E sulla proposta di Zaia afferma: “Utile da valutare, del resto sono test già acquistabili in farmacia”.

Le Regioni chiedono di riorganizzare il sistema di rilascio dei Green pass dopo l’esecuzione dei tamponi, allungando ulteriormente i tempi di validità (attualmente 48 ore con test rapido e 72 con molecolare) e dare la possibilità alle imprese di organizzarsi anche autonomamente per l’esecuzione dei test, oltre al supporto delle farmacie. Mercoledì 13 ottobre il tema potrebbe essere affrontato in Conferenza delle Regioni.

Come saranno effettuati i controlli per i lavoratori pubblici

Se in molti settori rimangono ancora incertezze, sono invece già state definite le linee guida per la Pubblica Amministrazione, in cui vengono specificati anche gli obblighi per i lavoratori esterni, le modalità di verifica delle certificazioni e le eventuali sanzioni per chi non fosse in regola.

Il provvedimento interessa circa 3 milioni e 200mila persone. Sono inclusi nell’obbligo, dunque, i visitatori e le autorità politiche o i componenti delle giunte e delle assemblee delle autonomie locali e regionali, come pure qualsiasi lavoratore che si rechi in un ufficio per svolgere un’attività propria o per conto del suo datore di lavoro (gli addetti alla manutenzione, i baristi all’interno degli spacci, i fornitori, i corrieri ecc.). Non sono consentite deroghe.

Dall’obbligo di green pass sono esclusi soltanto gli esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del ministero della Salute.

Il possesso del green pass non fa venire meno gli obblighi di isolamento e di comunicazione a cui è tenuto chi dovesse contrarre il Covid-19 o trovarsi in quarantena.

Ciascuna amministrazione è autonoma nell’organizzare i controlli. Si raccomandano tuttavia l’utilizzo modalità di accertamento che non determinino ritardi o code all’ingresso e che siano compatibili con la disciplina in materia di privacy.

L’accertamento potrà essere svolto giornalmente e preferibilmente all’accesso della struttura, ovvero a campione (in misura non inferiore al 20% del personale presente in servizio e con un criterio di rotazione) o a tappeto, con o senza l’ausilio di sistemi automatici.

È previsto per le attività che necessitano pianificazione e programmazione anche di turni (es. trasporto quali treni, autobus, traghetti, funicolari ecc.), che il datore di lavoro possa richiedere ai soggetti obbligati a rendere le comunicazioni sul green pass di farlo con un anticipo (non superiore alle 48 ore) strettamente necessario a soddisfare le esigenze organizzative e a garantire un’efficace programmazione del lavoro.

Il lavoratore senza green pass non potrà accedere o sarà allontanato dal luogo di lavoro e sarà considerato assente ingiustificato, con perdita della retribuzione e di ogni altro emolumento, fino alla esibizione della certificazione verde.

Secondo il governo, non più del 15% dei lavoratori resterà in smart working. Le amministrazioni pubbliche devono ancora concludere gli accordi per i vari comparti. Il governo ha chiarito che “chi sta sempre in smart working non deve avere il green pass, perché la certificazione serve per accedere ai luoghi di lavoro”, aggiungendo che “lo smart working non può essere usato allo scopo di eludere l’obbligo di green pass”.

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