Grasso agli studenti: “Non serve togliere i figli ai genitori mafiosi, ma far scattare in loro la consapevolezza che a essere mafiosi si fa il male della propria prole”

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“La globalizzazione sta aiutando la mafia”. Parole forti quelle di Pietro Grasso, già Presidente del Senato e Procuratore nazionale antimafia, che ha inaugurato a Bologna la mostra “Una vita contro la mafia” realizzata dagli studenti dell’Istituto comprensivo di Rimini Einaudi-Molari.

Grasso sottolinea come la globalizzazione, attraverso la criptovaluta e il dark web, renda più facile per le organizzazioni mafiose riciclare i capitali illeciti. Un problema serio che richiede un impegno costante nella lotta contro la mafia.

L’unica via d’uscita: collaborazione o morte

Per Grasso, la mafia non ammette mezze misure: “Dalla mafia si esce in due modi: morti oppure accettando di collaborare con la giustizia.” Una posizione netta che evidenzia la brutalità e l’assenza di alternative che caratterizzano questo sistema criminale.

Non basta togliere i figli ai genitori mafiosi

Grasso critica l’idea di togliere i figli ai genitori mafiosi come soluzione al problema. “Non serve togliere i figli ai genitori mafiosi,” sostiene, “bisogna far scattare in loro la consapevolezza che a essere mafiosi si fa il male della propria prole.”

L’esempio dello studente che ha sfidato la mafia

L’ex Procuratore nazionale antimafia porta ad esempio la storia di uno studente di sua moglie che, a 18 anni, “una volta diplomatosi, scappò di casa laureandosi e poi facendo carriera in una multinazionale.” Un esempio di come sia possibile rompere le catene della mafia e costruire una vita diversa.

Un messaggio di speranza per le nuove generazioni

La mostra “Una vita contro la mafia” rappresenta un importante momento di sensibilizzazione per le nuove generazioni. Attraverso i lavori degli studenti di Rimini, viene trasmesso un messaggio di speranza e di impegno nella lotta contro la criminalità organizzata.

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