Graduatorie terza fascia ATA: “Com’è possibile che la laurea valga due punti e un master zero? Dare il giusto riconoscimento ai tanti laureati”

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In vista dell’aggiornamento delle graduatorie ATA di terza fascia si riapre il dibattito sulla valutazione della laurea. Tanti laureati ormai lavorano nelle scuole in qualità di personale ATA. Spesso si tratta di giovani che non trovano altra occupazione al Sud. Una realtà sempre più radicata. Dall’altra la normativa ATA che, seppure con alcuni aggiornamenti recenti derivanti dal CCNL, rimane ancora vecchia e che quindi non tiene conto né del livello di istruzione dei nuovi ATA né delle competenze richieste per svolgere oggi il lavoro a scuola.

Su questo si basa la riflessione di Giuseppe Trapani, ATA precario, al momento “fortunato” perché ha trovato un impiego come assistente amministrativo fino al 30 giugno al Sud.

Di laureati alla ricerca di un posto di lavoro in Italia ce ne sono tanti, molti prestano servizio nei corridoi e nelle segreterie delle scuole. Ingrossano le fila dei collaboratori scolastici, dei tecnici e degli assistenti amministrativi inseriti in terza fascia e forniscono un servizio indispensabile nelle scuole con organico ridotto. Si spostano da Sud a Nord sperando di porre fine alla sgradevole condizione di precari della Pubblica amministrazione” dice il giovane a Orizzonte Scuola.

Giuseppe è laureato con 110 e lode in Comunicazione Istituzionale e d’impresa. “Ho pure un Master di II livello in strategie organizzative e di innovazione nella pubblica amministrazione, insomma un iter di studio che ha richiesto tempo e risorse per mettere al servizio della PA le mie competenze. Oggi, sono un precario che accetta supplenze più o meno brevi come collaboratore scolastico o assistente amministrativo. Anche un supplente si sente parte di un progetto e si impegna per il funzionamento della scuola in cui presta servizio. Almeno è così per me e credo lo sia per la maggior parte dei lavoratori che ho conosciuto” spiega.

Mi chiedo come sia possibile che in una graduatoria per titoli di una PA una laurea valga genericamente 2 punti mentre a un semplice attestato venga attribuito un punteggio di 1,5. Come può non esserci una differenza di attribuzione di punteggio tra lauree triennali e quinquennali o specialistiche? Come può un master valere zero?

Il Ministero dell’istruzione e del merito, proprio perché del merito, dovrebbe applicare il criterio del merito. Invece ci ritroviamo scavalcati da chi ha un diploma, magari conseguito in una scuola privata con il massimo dei voti. Come può il Ministero non riconoscere il giusto punteggio a chi ha sacrificato anni di studio per conseguire un elevato titolo?”.

Oggi il lavoro in segreteria richiede una serie di competenze ed è doveroso dare il giusto riconoscimento a chi ha studiato per anni. Ho conosciuto collaboratori scolastici laureati, altri in possesso addirittura di dottorato, che per fame di lavoro svolgono supplenze come ATA. Poi ci sono assistenti amministrativi prossimi al pensionamento con scarse competenze digitali. Questo è un paradosso del sistema scolastico. Credo che l’aggiornamento di quest’anno sia l’occasione giusta per rivedere le tabelle di valutazione dei titoli. L’attuale sistema, per cui una laurea vale genericamente 2 punti, è totalmente errato. Allora, ipotizzo, perché non attribuire a una laurea triennale 3 punti, 5 punti a una quinquennale-magistrale, e almeno 1 punto ai master di II livello?” propone Giuseppe, e aggiunge: “E’ paradossale che un corso di dattilografia, molto semplice, dia ora un punto“.

Nonostante il sistema “non funzioni”, a Giuseppe piace il lavoro che svolge e intende continuare a fare questo fino alla 24 mesi e al ruolo, sperando di riuscire a lavorare al Sud “perché con figli piccoli è molto difficile spostarsi, e col giusto riconoscimento dei titoli è possibile lavorare anche qui“.

Durante la diretta di Orizzonte Scuola tv del 4 aprile, Anna Maria Santoro della Flc Cgil, ha detto che la questione punteggio laurea verrà presa in considerazione quando si arriverà alla discussione della tabella di valutazione dei titoli.

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