Graduatorie regionali e chiamata diretta: la ricetta per una scuola di qualità secondo Formigoni

di
ipsef

dp – In una intervista al Corriere, Formigoni, amministratore della regione lombardia, ha dichiarato di averne già parlato con il Ministro: per il reclutamento ha chiesto un modello federale con graduatorie regionali. Si tratta dell’idea base per "premiare" i docenti.

dp – In una intervista al Corriere, Formigoni, amministratore della regione lombardia, ha dichiarato di averne già parlato con il Ministro: per il reclutamento ha chiesto un modello federale con graduatorie regionali. Si tratta dell’idea base per "premiare" i docenti.

Secondo Formigoni, l’attuale sistema di reclutamento non premia il merito. Per farlo è necessario avvicinare il modello della scuola pubblica a quello della privata, quindi il reclutamento deve passare nelle mani dei presidi, che potranno "pescare" da un albo regionale.

Per perorare la causa della chiamata diretta da parte dei presidi, Formigoni invoca delle fantomatiche graduatorie nazionali che, nell’attuale sistema di reclutamento, non permetterebbero un reclutamento per merito. In realtà, l’amministratore della regione lombardia qui prende una cantonata, dal momento che le graduatorie dalle quali si attinge per le immissioni in ruolo sono già regionali (graduatoria di merito dell’ultimo concorso) e provinciali (graduatoria ad esaurimento, ex permanente). Ma la parola "regionale" da contrapporre a "nazionale" è di moda, quindi perdoniamo la svista.

Per quanto riguarda l’accesso agli albi regionali, Formigoni eslcude la necessità di un certificato di residenza tra i titoli posseduti, ma dichiara che i docenti dovranno comunque garantire "una certa permanenza nel territorio, almeno un ciclo di studio di 5 anni. Per evitare turn over frenetici come succede adesso."

Una dichiarazione distensiva, che si contrappone alle posizioni della Lega, ma che si fonda su un assunto errato, dal momento che, come dimostrato dalla Fondazione Agnelli, la "frenetica" mobilità territoriale da nord a sud, che sarebbe causa dell’interruzione della continuità didattica, in realtà non esiste, dal momento che i trasferimenti da nord a sud riguardano appena il 2,5% di domande di mobilità, con una soddisfazione di appena lo 0,6%. Vedi l’articolo

Il sospetto è che la regionalizzazione delle graduatorie non sia altro che fumo negli occhi con l’obiettivo di raccogliere consensi tra i docenti, con la solita leva degli scavalcamenti, per una riforma che vorrebbe consegnare il reclutamento nelle mani dei presidi.

Formigoni: «Le scuole lombarde sceglieranno i loro insegnanti»

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