Graduatorie: le ragioni e le regioni di tutti

di Lalla
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Giovanni Iacono* – In questi giorni le discussioni coda-pettine, aggiornamento-congelamento, mobilità-permanenza nelle graduatorie, riempiono le pagine di forum all’interno di gruppi nati spontaneamente su noti network e rappresentano le principali cause di contrasti tra docenti pro e no pettine.

Giovanni Iacono* – In questi giorni le discussioni coda-pettine, aggiornamento-congelamento, mobilità-permanenza nelle graduatorie, riempiono le pagine di forum all’interno di gruppi nati spontaneamente su noti network e rappresentano le principali cause di contrasti tra docenti pro e no pettine.

A ciò si aggiungono le alquanto “belligeranti” dichiarazioni di senatori e di ministri che non promettono nulla di buono una volta verso un gruppo e la volta seguente verso l’ altra “fazione”, inoltre le sempre più frequenti notizie “non ufficiali” contribuiscono a creare un clima di ansia e di tensione verso quei docenti che attendono il “verdetto” dal Miur.

Una collega facente parte del Coordinamento Precari della Scuola Bologna ha elaborato un resoconto con il quale, molto professionalmente e diplomaticamente, ha evidenziato il dramma dei precari del meridione “a riprova che anche questa volta i tagli sono stati disomogenei e penalizzano di nuovo il Sud Italia”. Ben detto e ben vengano colleghe e persone che comprendono il disagio economico e sociale in cui si trovano molti docenti del sud, un sud già provato da pesanti problemi occupazionali rispetto alle aree del nord che ancora vivono una situazione mediocre ma non di certo grave.

Grave sarebbe invece il tentativo di “bloccare” quei docenti che, spinti dalla necessità di lavorare, dalla voglia di esprimere la loro professionalità laddove ce ne sia la possibilità o dall’ ancora più nobile causa di riunirsi con la famiglia dal sud verso nord o dal nord verso sud, attendono “quel decreto” per poter attuare i propri progetti di vita.

Da un lato, le preoccupazioni dei colleghi “No Pettine” di essere “invasi” dai docenti del sud “con punteggi abnormi” (come sostiene qualche senatore ma ampiamente spiegato attraverso uno studio-sondaggio) sono fondate e legittime se chi ci governa non riesce a sistemare il quadro che ha davanti. Facile è “Congelare” i problemi per poi riproporli nuovamente come una pietanza che, in quanto eccessiva, si congela per mangiarla successivamente.

Dall’altro lato, i colleghi “No Congelamento – Si trasferimenti – No tagli” hanno il sacrosanto diritto di non rimanere “sospesi” in un luogo per i motivi esposti in precedenza.

Come conciliare le due possibili “fazioni”? Come agire nei confronti di chi propone una graduatoria nazionale o addirittura una regionalizzazione del sistema di reclutamento con possibilità di cambiare regione dietro superamento di un esame?

La verità è davanti ai nostri occhi ma ci rifiutiamo di vederla. Attualmente qualsiasi nuova proposta è inattuabile poiché mancano i tempi utili affinché possa essere rivista, riaggiustata, riqualificata.

L’unica strada percorribile, al fine di evitare ulteriori contenziosi, è quella di ritornare al vecchio sistema di aggiornamento in vigore fino al 2007, anno in cui le graduatorie divennero “ad esaurimento” in linea con la legge finanziaria 296 del 2006 che all’art. 605 comma C prevedeva l’assorbimento di 150.000 unità nel giro di tre anni, magari con l’aggiunta di vincoli che garantiscano la continuità didattica da un lato e che motivino importanti scelte di vita dall’altra.

Sfortunatamente, il piano di assunzioni previsto nel 2006 non si è verificato, aggravato per di più da scelte economiche che continuano a considerare la scuola come un insostenibile capitolo di spesa, con la conseguenza che a pagarne i danni sono principalmente i precari, del sud perché non lavorano e del nord perché sono preoccupati che i docenti del meridione si riversino tutti nelle loro graduatorie. Ma non è cosi. Non tutti potranno trasferirsi in graduatorie “più convenienti” che in genere si trovano al centro-nord. E’ stato ampiamente verificato che chi ha un punteggio elevato o meglio “abnorme” come è solito dire qualcuno di nostra conoscenza, possiede anche un’età non indifferente e si presume che a 53/55 anni si abbia una famiglia, con una moglie o un marito che lavorino, con figli radicati in un contesto sociale dal quale sarebbe difficile rimuoverli e con genitori anziani che necessitano continua assistenza e conforto.

Da qui viene fuori che se si ritornasse al vecchio sistema, solo chi non ha vincoli potrebbe cambiare città. E, chi non ha vincoli, o è sfortunato, oppure è giovane; e chi è giovane non può avere un “superpunteggio”.

Di fronte ad una sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittime le code ed ha riconosciuto il “diritto di ciascun candidato al trasferimento ad un’altra provincia di sua scelta, con il riconoscimento del punteggio e della conseguente posizione nella graduatoria”, l’unica possibile soluzione, per risolvere questo ennesimo capitolo di contrasti del precariato della scuola, è chiara e palese agli occhi di tutti anche del Nostro Presidente Napolitano.

Ai colleghi delle regioni del “nostro” settentrione d’Italia, rivolgiamo la massima solidarietà nei confronti delle loro preoccupazioni ingigantite anche da una volontà politica di non unire ma di dividere.

*per il Movimento "NO CONGELAMENTO – SI TRASFERIMENTI – NO TAGLI”

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