Graduatorie: le bufale sui punteggi gonfiati

di
ipsef

Anief respinge il nuovo attacco teso a cancellarle e richiede un minimo di rispetto per il merito e il servizio prestato, a garanzia della professionalità dei docenti.

Anief respinge il nuovo attacco teso a cancellarle e richiede un minimo di rispetto per il merito e il servizio prestato, a garanzia della professionalità dei docenti.

Dopo aver sventato il tentativo di introdurre criteri clientelari nell’assunzione del personale della scuola, ora Anief rimanda al mittente le criticità evidenziate sui punteggi da chi intende giustificare un nuovo sistema di reclutamento sostitutivo delle attuali graduatorie ad esaurimento che devono essere riaperte per consentire l’aggiornamento del punteggio e il cambio di provincia dei docenti inseriti.

Nella premessa, si ricorda come proprio l’attuale maggioranza di Governo, contro le vive proteste dell’allora Anief-Onlus, decise di legiferare la materia della valutazione dei titoli, fino a quel momento avvenuta per via amministrativa, introducendo proprio nel 2004 (legge 143) il mercato dei titoli on-line oggi denunciato, sotto il nobile auspicio che una continua formazione in itinere avrebbe fatto bene al personale precario (masters e perfezionamenti fino a un massimo di 10 punti). Proprio allora si decise pure, senza alcun pudore, di ridurre la forbice della valutazione tra il voto più alto e il voto più basso presso all’esame finale di abilitazione all’insegnamento (da 12 / 36 si passò all’attuale da 4 / 12), in totale spregio del merito, idea che oggi si riprende come se chi ha studiato e chi non ha studiato per diventare insegnante sono allo stesso livello. Si ricorda, di contro, come il dottorato non si consegue on-line e che addirittura nel nostro ordinamento per legge dovrebbe essere, dal 1984, titolo preferenziale per l’accesso ai concorsi per dirigente pubblico, altro che docente, ragion per cui la valutazione di punti 12 non sembra così abnorme rispetto allo scandalo dei titoli on-line. In verità, il criterio che incide più sull’assunzione, oggi, rimane l’anzianità di servizio prestato, tanto che sempre questa maggioranza di Governo con la legge 169 l’ha voluta riconoscere a chi negli anni 2009-2010 e 2010-2011 non ha proprio prestato il servizio, regalando ben 24 punti, superiori ai 12 dell’abilitazione o del dottorato o ai 10 dei corsi on-line. Chi è dunque l’artefice di questo mercato ?

Chi critica le graduatorie dovrebbe prima dire chiaramente alle famiglie quale sistema vuole: un sistema dove prevale il merito, ovvero il punteggio di ciascun candidato, il voto di abilitazione di accesso alla professione, l’eventuale esperienza in servizio e i titoli didattici posseduti o un sistema dove prevale il domicilio, la tessera di partito o del sindacato, la chiamata diretta dei dirigenti scolastici o politici ? Nel primo caso, siamo dentro i confini della Costituzione, allora, forse, diventa quasi sterile l’attuale dibattito sulla validità delle graduatorie, nel secondo, invece, cediamo il sistema della formazione all’arbitrio dei potenti amici di turno, contro cui l’Anief sempre lotterà per non squalificare la scuola.

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