Graduatorie di istituto in ritardo. Adida: il prossimo anno ancora contratti fino ad avente diritto e supplenze da messe a disposizione

di redazione
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Valeria Bruccola, Coordinatrice nazionale Adida   – L’anno scolastico che sta per concludersi sarebbe dovuto essere l’anno di svolta, dopo quello che, per MIUR e Governo Renzi, era stato il piano di assunzioni “epocale” della storia della scuola.

Graduatorie di istituto, date ufficiose presentazione domande, scadenza 24 giugno. Novità punti titoli informatici

Non ritorneremo sulle “disgrazie” causate all’intero sistema da Concorso, algoritmo e mobilità, né sulla beffa subita da quanti, non partecipando al piano di assunzioni straordinario, sono rimasti con un palmo di naso, prevalentemente nelle regioni del Mezzogiorno. Non ci soffermeremo nemmeno a ribadire che il termine precariato, in Italia, assume carattere politico, più che concettuale e descrittivo, perché tale termine nasconde sacche di precariato autentico, fuori dai piani di assunzione con motivazioni arbitrarie e fittizie e aspiranti docenti parcheggiati per anni in graduatorie che oggi, dal lontano 2007, ancora rimangono fitte di candidati al “posto fisso”, non sempre precari. In più, con un emendamento, l’anno scorso il Parlamento ne ha prolungato la validità di almeno un anno, impedendo a chi, dalle graduatorie più affollate, voglia trasferirsi in altre province, di farlo, magari scegliendo, e non affidandosi al caso, come è avvenuto per la fase straordinaria di reclutamento. Questa circostanza, che penalizzerà migliaia di persone, specie iscritti nelle GAE della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, oltre che discriminante e illogica, tradisce i proclami politici di azzeramento delle graduatorie stesse, che hanno fatto presa sui cittadini ignari della verità dei fatti e che, senza strumenti, non possono vedere che, anche dietro alle nuove promesse di assunzione, ci sono insidie e dati falsi.

La pagina più scandalosa, però, si sta scrivendo sulle Graduatorie d’istituto, affollate da precari disconosciuti da MIUR e Parlamento rispetto al diritto alla stabilizzazione, riabilitati allo status di precari solo nella recente definizione della fase transitoria.

Da mesi il Ministro e i suoi collaboratori annunciano la loro riapertura per l’aggiornamento, parziale, perché vorrebbero riservarla alla II e alla III fascia, aggiornamento di cui non si sa più nulla, né si riesce ormai ad intravedere che avvenga compiutamente entro la riapertura del prossimo anno scolastico, in modo da consentire alle scuole, di conseguenza agli alunni, un avvio senza il solito balletto di docenti che si avvicendano su ciascun posto.

Mesi di chiacchiere e proclami, secondo lo “stile” politico del momento, che hanno prodotto già danni, con la corsa all’accaparramento di titoli e certificazioni che finora hanno arricchito enti di formazione privati. Inoltre, come per il nuovo ciclo di TFA mai attivato, l’idea che fosse imminente l’aggiornamento delle Graduatorie d’istituto ha alimentato il mercato dei “ricorsifici”, travisando l’uso strumentale che la categoria ha fatto del ricorso, come grimaldello per far leva sulle decisioni politiche che, negli anni, hanno disconosciuto e danneggiato i precari storici di queste graduatorie, alimentando illusioni e sperando che la Magistratura possa sempre agire nel correggere le storture politiche.

Ma con l’impianto normativo nuovo, dopo la L. 107, la politica ha stravolto il volto del precariato, determinando disparità e attuando una cesura che, di fatto, preclude aggiustamenti che non passino dalla politica stessa. Adesso, con il ritardo nell’aggiornamento delle graduatorie, oltre al danno per il sistema scolastico che vedrà l’avvio di un nuovo anno con graduatorie esaurite, si profila un danno anche per i precari, bloccati in scuole e province da graduatorie scadute.

Nessuna possibilità quindi di attuare una “mobilità” funzionale soprattutto al sistema che ha dovuto ricorrere alla Messa a Disposizione, per sopperire alle carenze di supplenti, specchio delle carenze strutturali del sistema. Il ricorso alle MAD, come le nomine fino all’avente diritto, costituiscono l’ennesima beffa ai danni della categoria dei precari delle GI e manifesta l’inadeguatezza di questo esecutivo a garantire gli interessi di tutti, in primo luogo degli alunni, che vedranno un avvio scolastico con le solite annose problematiche.

Non vediamo alcuna motivazione oggettiva per giustificare questo ritardo e auspichiamo che la categoria stessa manifesti il dissenso verso l’atteggiamento di noncuranza che il MIUR dimostra rispetto alle nostre vite professionali e verso i destinatari del servizio scolastico, gli alunni e le alunne italiane.

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