Graduatorie, il vero problema della valutazione degli assegni di ricerca è la mancanza di un punteggio massimo. Lettera

Lettera

inviata da Flavia Pastina – L’ultimo aggiornamento della tabella dei titoli valutabili al fine dell’inserimento nelle graduatorie per le supplenze prevede che, agli assegni di ricerca, siano attribuiti 12 punti (12 punti per ciascun bando vinto dal candidato docente).

In queste settimane abbiamo assistito a numerose proteste da parte di docenti che, dopo svariati anni di servizio presso la scuola, anziché “salire” in graduatoria, si sono visti superare da candidati con pochissimi (o addirittura 0) punti nel servizio scolastico, riportando invece un punteggio notevolmente alto grazie alla loro attività di ricerca universitaria.
Ora, io non voglio entrare nel merito di discussioni quali, ad esempio, se sia un insegnante migliore colui che ha anni di esperienza nella scuola oppure un ricercatore universitario. E’ opinabile e molto soggettivo: spesso l’essere un bravo insegnante rientra in doti personali innate e non viene appreso in nessuna aula, né scolastica né universitaria.
La vera ingiustizia è un’altra.
Noi, che abbiamo intrapreso da subito la carriera scolastica, abbiamo un TETTO di punteggio su qualunque cosa. Master: massimo 4 punti; certificazioni informatiche: massimo 2 punti, ecc.
Finanche sul servizio: se io avessi un contratto dal 1° ottobre al 31 agosto, supererei i 20 punti con la regola dei 2 punti per ciascun mese. Ma, anche in tal caso, ci vengono attribuiti un massimo di 12 punti per anno.
Per contro, sugli assegni di ricerca non è presente, da regolamento, nessun tetto. E’ questa l’ingiustizia profonda.
Giustissimo valutare l’attività universitaria, lo studio ed il lavoro vanno sempre premiati, ma con EQUITA’.
Ai ricercatori è inoltre consentito accettare una supplenza senza prendere servizio (con aspettativa per assegno di ricerca): essendo titolari giuridici della cattedra, hanno la possibilità di cumulare punteggio sia con l’attività di ricerca che col “servizio-non servizio” scolastico. In un anno.
In pratica, agli universitari è concesso ottenere, in un anno, il punteggio che io ho la possibilità di accumulare in quattro anni. Una “concorrenza sleale” in un certo senso.
La cosa, a mio parere, più equa sarebbe valutare gli assegni di ricerca nell’ambito dei titoli di servizio (e non dei titoli culturali) e porre lo stesso tetto dei 12 punti per anno che è imposto a noi. Altrimenti, fra due o tre anni, non ci sarà più posto per chi ha scelto di intraprendere la carriera scolastica subito dopo la laurea.

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