Graduatorie: il bonus di 40 punti sarebbe incostituzionale

di redazione
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ANIEF – Anief lancia un appello al Governo contro il bonus elusivo della sentenza della Consulta. In caso contrario, pronti nuovi ricorsi che piegherebbero il Miur, vista la recente giurisprudenza.

ANIEF – Anief lancia un appello al Governo contro il bonus elusivo della sentenza della Consulta. In caso contrario, pronti nuovi ricorsi che piegherebbero il Miur, vista la recente giurisprudenza.

Sarebbe bello attribuire 40 punti nelle graduatorie in più non già a chi cambia provincia per affrontare sacrifici maggiori – come avevamo auspicato polemicamente – ma a chi vanta, almeno, una parentela di terzo grado con un insegnante al fine di perseguire la continuità didattica della stirpe vista la genetica propensione all’insegnamento; sarebbe anche utile favorire i figli degli insegnanti nell’accesso alla professione nel caso in cui si istituisse un albo professionale, e perché no, sarebbe anche spendibile elettoralmente la gratifica del servizio reso al di là del Rubicone nell’area padano-lombarda per rafforzare il sentimento di unità di un popolo ritrovato. Eppure, nella nostra Repubblica, dobbiamo accontentarci del merito valutato sui titoli acquisiti dopo il superamento di regolari concorsi, pena la pronuncia del giudice delle leggi.

Consigliamo, pertanto, al Governo al di là dei desideri nostri, di rigettare, seppure con sacrificio di amor di patria e nostro sentito disappunto, qualsiasi emendamento che proponga un punteggio aggiuntivo a qualsiasi titolo attribuibile, anche in caso di residenza o permanenza, emendamento che, seppure avesse l’intento di tutelare la continuità didattica, nei fatti contraddirebbe come gli altri i principi fondamentali di accesso al pubblico impiego.

Poi non si accusi l’Anief di ricorrere sempre nei tribunali o di vincere i ricorsi … Nel frattempo, in VII Commissione Cultura della Camera si discutono le proposte dell’Anief (in particolare su stabilizzazione dei 108.000 posti vacanti e disponibili, nomine al 31 luglio e inserimento nelle gae dei 20.000 docenti in formazione o abilitati) senza alcun accenno ai punteggi aggiuntivi sponsorizzati soltanto da alcuni giornalisti, segno che, forse la questione del punteggio aggiuntivo non è così all’ordine del giorno o condivisa come la si vuole presentare.

Il resoconto

SEDE CONSULTIVA

Martedì 7 giugno 2011. – Presidenza del presidente Valentina APREA. – Interviene il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Giuseppe Pizza.
La seduta comincia alle 14.30.
DL 70/2011: Semestre Europeo – Prime disposizioni urgenti per l’economia.
C. 4357 Governo.
(Parere alle Commissioni riunite V e VI).
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 25 maggio 2011.
Antonino RUSSO (PD), intervenendo sulle tematiche relative al reclutamento degli insegnanti scolastici contenute nelle previsioni del decreto-legge in esame, rende innanzitutto noto che il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’inserimento cosiddetto «a pettine» nell’ambito delle graduatorie degli insegnanti, in senso sfavorevole al Governo. Ricorda inoltre che la recente sentenza della Corte costituzionale n. 41 del 2011 e il monito espresso dal Presidente della Repubblica sul punto vanno nello stesso senso. Aggiunge, al riguardo, che il Partito democratico ha cercato comunque fin dall’inizi della legislatura di prevenire l’ingente mole di contenzioso che sarebbe stato prevedibile, proponendo norme volte a superare tensioni nel settore dei precari, puntualmente respinte da questo Governo. In ogni caso, ritiene che quando non si accolgono le legittime aspettative dei docenti abilitati e a tempo determinato, non si fa un’operazione di valorizzazione nel merito nel settore dell’Istruzione. Invita, quindi, il Governo a tener fede agli impegni presi nel corso della recente campagna elettorale in ordine al varo di una campagna di stabilizzazione in ruolo di 65 mila docenti, cosa che gli appare poco verosimile.

Valentina APREA, presidente, conferma invece il dato ricordato dall’onorevole Russo, precisando che tra le 65 mila posizioni da stabilizzare va ovviamente ricompreso anche il personale ATA.

Antonino RUSSO (PD) invita comunque il Governo a prestare la dovuta attenzione, più in generale, a chi, versando in una situazione di continua precarietà, non vive bene nel settore dell’Istruzione.

Giovanni Battista BACHELET (PD) ricorda come al Partito democratico stia a cuore la scuola, la sua stabilità e la continuità didattica. Aggiunge come si è sentito dire che, dei 95 mila insegnanti di sostegno, ben 40 mila sono a tempo determinato, precari, che cambiano di anno in anno. A tal proposito, ricorda che nel corso delle audizioni svolte tutti i rappresentanti di associazioni e sindacati hanno chiesto di esplicitare nel disegno di legge la copertura dei posti vacanti e disponibili anche per gli altri docenti e il personale ATA. Si domanda, quindi, quanti di loro sono oggi a tempo determinato, se quarantamila, sessantamila ovvero finanche centomila. Sottolinea inoltre come il Governo prima delle elezioni aveva fatto intendere che avrebbe adottato un piano pluriennale straordinario, ma nel disegno di legge di sviluppo non ci sono tali numeri, né l’impegno a coprire tutti i posti vacanti e disponibili. Rileva come, al contrario, ci sia l’esplicito limite non solo previsto dall’articolo 64 della legge n. 133 del 2008, ma anche al regime autorizzativo della legge n. 449 del 1997; il che consentirà solo la prosecuzione della assunzioni con il contagocce, nell’ordine verosimile di 10 mila o 20 mila unità l’anno fra docenti e ATA. In ogni caso, rileva come queste sono assunzioni che non coprono nemmeno i pensionamenti e che causeranno fatalmente l’aumento del numero dei precari sfruttati per posti certamente vacanti e disponibili, perfino a valle dei tagli della legge n. 133 del 2008.

Sottolinea quindi che questo, insieme al terribile comma 18 dell’articolo 9 – che tenta di escludere la scuola dalla direttiva europea che impone l’assunzione dei lavoratori che per tre anni coprono lo stesso posto – rappresenta la tomba di ogni speranza di dare stabilità alla scuola; i precari infatti aumentano, a dispetto del presunto piano straordinario. Nel dettaglio, a fronte della biennalizzazione delle graduatorie, prevista dal comma 20 dell’articolo 9, sarebbero necessarie correzioni che tutelino gli aventi diritto alla riserva ex lege n. 68 del 1999, i neoabilitati ed altre categorie che si trovano altrimenti tagliate fuori per ben tre anni da ogni diritto. Ricorda, poi, il comma, piccolo ma micidiale, che va abrogato secondo quanto unanimemente segnalato in audizione dalle associazioni professionali e sindacati, perché dirompente per l’ordinato inizio dell’anno scolastico: quello che sposta dal 31 luglio al 31 agosto il termine per le nomine. Auspica, infine, che si dia seguito a questi rilievi importantissimi, per ragioni di puro buon senso, provvedendo così a prescindere dagli schieramenti politici.

Manuela GHIZZONI (PD), intervenendo specificamente sulle problematiche del credito di imposta previsto dal decreto-legge in esame e sull’istituzione della Fondazione per il merito, ritiene che il Governo abbia modificato le proprie decisioni politiche in materia. Ricorda infatti che pochi mesi fa l’Esecutivo aveva disposto un diverso sistema di voucher per la ricerca e la costituzione di un Fondo per il merito destinato all’erogazione di premi e prestiti per il finanziamento degli studi universitari. Al riguardo, rileva con preoccupazione che il Governo si muove attraverso approssimazioni successive in ambiti – quali l’investimento in ricerca e il diritto allo studio – che, come qualunque istituzione sociale, hanno bisogno di certezze e di continuità nelle scelte di fondo, volte alla soluzione dei diversi problemi. Segnala, in particolare, come il credito di imposta, previsto all’articolo 1 del decreto in parola, sia stato previsto solo sulla parte incrementale delle somme destinate alla ricerca, mentre i deputati del Partito democratico hanno proposto in sede emendativa in Commissione di merito di premiare le imprese che si sono impegnate costantemente negli investimenti in ricerca. Appare pertanto più appropriato attribuire il credito su parte fissa di tutte le risorse investite. Sarebbe, inoltre, più opportuno individuare precise direttrici di ricerca, aprendo a tutti i centri di ricerca, nel contempo, la possibilità di avvalersi di tale strumento. Al fine di consentire agli enti di ricerca di poter rispondere alle esigenze di innovazione espresse dall’impresa finanziata, ritiene che si debbano rimuovere tutti gli ostacoli frapposti all’effettuazione del turn over del personale; i medesimi enti dovrebbero poi poter disporre delle risorse umane necessarie

Analogamente, per le università, ritiene che anche per l’anno in corso possa essere applicato lo «sconto» nel conteggio delle spese di personale rispetto alle risorse del Fondo di finanziamento ordinario al fine di non superare la soglia del 90 per cento. A tale proposito, ricorda che numerosi atenei si trovano completamente bloccati nelle loro esigenze di assunzione di nuovo personale per garantire la continuità della didattica e della ricerca, a fronte dei previsti pensionamenti. Ritiene, infine, che il finanziamento dei progetti debba essere sottoposto ad una valutazione ex ante, coinvolgendo i garanti della ricerca previsti dall’articolo 21 della legge n. 240 del 2010 e una valutazione ex post a cura dell’ANVUR. Si tratterebbe di misure per la concreta valorizzazione del merito e per la valutazione della reale efficacia delle misure intraprese. Stigmatizza, inoltre, la costituzione, prevista dall’articolo 9, della Fondazione per il merito, che assume funzioni attualmente affidate al Miur, come disposto dall’articolo 4, della legge 240 del 2010, in materia di diritto allo studio. Ritiene, infatti, sbagliato che ad un soggetto privato, sottratto a qualsiasi tipo di controllo, di merito e di natura contabile, siano affidate scelte politiche, strategiche e delicate quali sono quelle del diritto allo studio, soprattutto alla luce del progressivo calo di immatricolazioni caratterizzante l’ultimo quinquennio e della crisi congiunturale che ha colpito il Paese. L’affidamento di una funzione strumentale all’istituenda Fondazione appare estranea all’esigenza quanto mai urgente per lo sviluppo del Paese di dare attuazione ad un vero welfare studentesco. Conclude, quindi, affermando che – a fronte del grave fenomeno delle migliaia di studenti che, sebbene ne abbiano diritto, non ricevono alcuna provvidenza per affrontare gli studi universitari – la priorità del Governo dovrebbe essere quella di finanziare adeguatamente il diritto allo studio, piuttosto che investire in strumenti di indebitamento degli studenti, quali sono i prestiti d’onore, i cui esiti negativi stanno emergendo con tutta evidenza negli Stati Uniti.

Pierfelice ZAZZERA (IdV) ricorda come dall’esame del decreto-legge oggetto di conversione si evince che resta ancora ferma la scelta politica del governo di dare meno risorse al settore della scuola, stabilita nell’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008. Ricorda, al riguardo, come varie sentenze della magistratura hanno già bocciato l’operato del Governo in ordine all’utilizzo dei contratti a tempo determinato nella scuola. Non comprende, poi, la scelta di istituire la Fondazione per il merito – alla quale sono attribuite comunque risorse molto scarse – attribuendo ad essa natura privatistica, quando invece tali compiti avrebbero potuto essere esplicati direttamente dal Ministero. Con riguardo, poi, al piano triennale di assunzione del personale della scuola, stigmatizza la scelta del Governo di non procedere alla stabilizzazione progressiva di tutti gli aventi diritto. Ricorda, fra l’altro, che alcune prime risorse finanziarie necessarie per gli interventi da effettuare, si potrebbero recuperare mediante l’aumento del prelievo erariale sul settore dei giochi.

Rosa DE PASQUALE (PD) stigmatizza la disposizione recata all’articolo 9, comma 19, del decreto-legge in esame, che ha spostato al 31 agosto di ogni anno il termine per la nomina degli insegnanti di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, del decreto-legge 3 luglio 2001, n. 255, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 agosto 2001, n. 333. Ritiene che tale disposizione sia suscettibile di determinare, almeno fino a novembre di ogni anno, una situazione di grande confusione e incertezza nella gestione scolastica fino all’individuazione degli insegnanti titolari per l’anno scolastico in corso. Auspica pertanto che tale norma non sia almeno applicata a regime, ma solo per l’anno in corso.

Alessandra SIRAGUSA (PD) ritiene opportuno prevedere che i soggetti di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68 e quelli con patologie oncologiche di cui all’articolo 6, comma 3-bis, del decreto-legge n. 10 gennaio 2006, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 marzo 2006, n. 80, possano chiedere il riconoscimento della riserva e l’inserimento di tale titolo nelle graduatorie provinciali di cui all’articolo 1, comma 605, della legge n. 296 del 2006, e nelle graduatorie dei concorsi a cattedra banditi nel 1999, almeno annualmente e comunque prima delle procedure di assegnazione degli incarichi. Ritiene, inoltre, necessario prevedere che l’eventuale assegnazione di incarico a tempo determinato o di supplenza breve non pregiudichi il diritto all’inserimento del titolo di riserva di cui prima. Più in generale, auspica che si possa dare un riconoscimento a tutti coloro che vantano e che hanno consolidato legittime aspettative di impiego nel settore.
Valentina APREA, presidente, ricorda che la Commissione cultura è chiamata ad esprimere il parere di competenza sul decreto-legge in esame, mentre le modifiche allo stesso sono rimesse all’eventuale approvazione degli emendamenti che sono stati presentati nelle Commissioni di merito.

Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.15.

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