Graduatorie: dell’etica e dell’empatia

di Lalla
ipsef

Eva Pieroni – Ho deciso di scrivere alla vostra redazione perché sinceramente sono stanca di queste barricate da nord e da sud. Forse perché vivo nel centro Italia. La Lega che sbandiera d’aver fermato l’invasione dei docenti dal sud, l’Anief che contrattacca fiera che le graduatorie del sud si sono svuotate… Che pena! Chi sta vincendo questa ennesima guerra fra precari? Proprio nessuno.

Eva Pieroni – Ho deciso di scrivere alla vostra redazione perché sinceramente sono stanca di queste barricate da nord e da sud. Forse perché vivo nel centro Italia. La Lega che sbandiera d’aver fermato l’invasione dei docenti dal sud, l’Anief che contrattacca fiera che le graduatorie del sud si sono svuotate… Che pena! Chi sta vincendo questa ennesima guerra fra precari? Proprio nessuno.

Il terremoto che sta stravolgendo alcune graduatorie è drammatico. Io mi trovo in una posizione ancora a due cifre nella mia graduatoria e sono fra le fortunate che si è vista scavalcare solo da due nuovi inserimenti. Ma ho colleghi in altre classi di concorso che da secondi o terzi, vicinissimi al ruolo, si sono trovati oltre la ventesima posizione. Rischiano addirittura di perdere il lavoro.

Allora penso che non c’è etica né rispetto in tutto questo. Mi spiego.

Quando fu deciso che le graduatorie provinciali sarebbero diventate ad esaurimento ne sono stata contenta. Finalmente avremmo potuto prevedere i tempi del ruolo, fare progetti, avere la tanto agognata continuità didattica. Mi sono comprata l’auto nuova non immaginando che avrei rischiato di non potermela più permettere. Altri hanno preso il mutuo per la casa, deciso di metter su famiglia. Scelte semplici in apparenza, che dopo pochi anni si sono rivelate azzardi!

Allo stesso tempo mi sono subito resa conto che chiudere in modo ermetico le graduatorie le trasformava in una gabbia: non si può impedire alle persone di muoversi, di cambiare vita!

Speravo in una soluzione che potesse garantire tutti, ma l’Italia è un Paese profondamente incline all’ingiustizia.

Questa apertura delle graduatorie è stata un’occasione mancata per noi docenti. Abbiamo perso l’occasione di mostrarci maturi, responsabili, corretti, con un’etica professionale limpida. Perché? Semplice: capisco chi si sposta perché non ha lavoro, chi lo fa per un progetto di vita altrove o semplicemente per voglia di mettersi in gioco.

Non capisco e non stimo chi lavora con una certa sicurezza nella sua provincia, ma non ha più voglia di aspettare, come facciamo tutti e decide di trasferirsi per rincorrere il ruolo. Queste persone cercano solo una scorciatoia per sistemarsi, a scapito di colleghi che là hanno la loro vita. Ma a quello che provocano non sono interessate. Nessuna empatia, nessun ripensamento. Si prendono il ruolo, certo con qualche sacrificio, e poi se ne tornano a casa, lasciando le briciole a chi per anni ha garantito la continuità didattica ai suoi studenti.

Sono dispiaciuta che mia figlia – che era tanto affezionata alla sua maestra originaria di Salerno – a settembre non l’avrà più, dato che è scesa di oltre 20 posizioni! Le toccherà una di quelle insegnanti "rampanti" e non so davvero quali valori potrà insegnarle. La prevaricazione? L’arrivismo? Morte tua, vita mia? Non sono i miei valori.

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