Graduatorie Ata, la pena patteggiata inferiore ai due anni non si dichiara

di redazione
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La Cassazione, con sentenza n. 37556/2019, accogliendo il ricorso di un candidato rientrato nelle graduatorie del personale Ata, ha stabilito che la sentenza di patteggiamento non debba essere menzionata nell’autocertificazione.

Il ricorrente è stato condannato per falsa attestazione per non aver mai ricevuto condanne penali, ma in realtà aveva patteggiato una pena prima della presentazione della domanda per l’inserimento nelle graduatorie Ata nella Regione Marche del triennio 2011/2014. A riportare la vicenda è Il Sole 24 Ore.

A carico del candidato Ata risultava infatti un patteggiamento a 4 mesi per un reato, venendo così tratto in giudizio per truffa aggravata e reato di falso. Il lavoratore ha presentato ricorso perché si trattava di un errore, essendoci diversità tra la sentenza di patteggiamento e quella di condanna.

La decisione della Cassazione

La Cassazione ha assolto il candidato Ata perché questo tipo di condanna non rientra tra quelle che vanno dichiarate nel certificato generale, sia in base alla normativa vigente all’epoca dei fatti, sia a quella attuale. Infatti, gli articoli 24-28 del Dpr 313 del 2002 non menzionano l’applicazione della pena, quando la pena chiesta non supera i due anni di pena detentiva.

Anche per l’autocertificazione, presentata dal candidato sopra detto, vale lo stesso, come stabilito dagli articoli 46 e 47 del Dpr 445 del 2000.

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