Graduatorie: ANIEF contro il cambio della residenza per i precari, richiesto dal Ministro Gelmini.

di Lalla
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ANIEF – Mentre i docenti di ruolo devono cambiare la residenza per chiedere l’assegnazione provvisoria, in spregio alla continuità didattica, la Gelmini chiede ai docenti precari di cambiare la residenza per aspirare a un contratto, e garantire proprio la continuità didattica. Peccato che vi è sempre la costituzione, sul cui rispetto l’ANIEF vigila.

ANIEF – Mentre i docenti di ruolo devono cambiare la residenza per chiedere l’assegnazione provvisoria, in spregio alla continuità didattica, la Gelmini chiede ai docenti precari di cambiare la residenza per aspirare a un contratto, e garantire proprio la continuità didattica. Peccato che vi è sempre la costituzione, sul cui rispetto l’ANIEF vigila.

Le famiglie sono contro il turn-over, parola del ministro Gelmini, in un’intervista a Io Donna, supplemento del Corriere, del 1 maggio. Cosa voglia dire di preciso, però, non si sa. Il turn-over, infatti, riguarda la sostituzione del personale in pensione con nuovo personale più giovane e a tempo indeterminato – e questo non potrebbe che fare piacere ai nostri alunni, vista l’ età media (over 50). Forse il titolare del ministero di viale Trastevere si riferisce allo squallido balletto dei supplenti che si ripete ogni anno; in questo caso, ha ragione: è assurdo che ogni anno 200.000 docenti e ata si alternino nel posto di lavoro privando le famiglie della continuità didattica necessaria. E come risolvere questo problema: semplice, per il Ministro bisogna far risiedere per almeno due anni il dipendente nel luogo in cui aspira a lavorare.

Ed ecco che non si capisce cosa e come fare, forse si vuole cambiare la Costituzione o ripristinare i ghetti, non si sa. Certo che, dopo aver cercato di impedire il trasferimento da una provincia all’altra per fare contenta la Lega – tentativo sventato dall’ANIEF grazie al commissariamento disposto dai giudici del TAR Lazio e a una legge di interpretazione autentica – ora la Gelmini propone ai precari di cambiare la residenza prima dell’aggiornamento delle graduatorie e di giurare fedeltà al governatore di turno? Quasi un’immigrazione controllata dallo scontato ritorno elettorale. Già perché è facile promettere a un docente con 1 punto e un bel certificato di residenza che, se passa questa proposta politica, avrà diritto al posto prima del collega con 1.000 punti ma extra-residente. Bell’invito al rispetto del merito, dell’accesso ai pubblici uffici, dell’assunzione per concorso.

Ma perché il Ministro, se vuole garantire la continuità didattica, non comincia a prevedere, come l’Europa e la nostra Costituzione ci chiedono, un piano di immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili, che non sono 25.000 ma almeno 200.000? Qualcuno, inoltre, dei 100 dirigenti/docenti comandati dal Ministero o dei 1000 comandati dalle OO. SS. potrebbe, almeno, ricordare alla Gelmini che in Italia, in effetti, chi entra di ruolo può chiedere il trasferimento da una provincia all’altra soltanto dopo due anni? Forse così si eviterebbe di comprimere ancora una volta un diritto costituzionale ai soli lavoratori precari, che garantisce a ogni cittadino di trovare lavoro in tutto il territorio nazionale e di decidere dove vuole risiedere? Se il MIUR ha tanto a cuore i cambi di residenza, forse dovrebbe prevedere la stabilizzazione di tutti i precari, e anche un’indennità di trasferta così da impegnare i 3 miliardi risparmiati sulla pelle e sul destino dei nostri figli, sempre più abbandonati nelle classi a se stessi, tanto che in 100.000 ogni anno, over 15 anni, abbandonano la scuola.

E non si accusino i sindacati del disastro o le scuole della cattiva gestione dell’autonomia. Prima di accusare i dirigenti di attingere al fondo dei fondi europei, la Gelmini dovrebbe spiegare perché utilizza i fondi strutturali europei per garantire due soldi a quei quattro precari che fino a ieri erano pagati dallo Stato.

L’ANIEF con coerenza denuncia le graduatorie di coda o di residenza, la mancata stabilizzazione, le finte liste prioritarie, la mancata parità di diritti tra personale a tempo determinato e indeterminato, in verità, un modo sbagliato, ingiusto, cattivo di fare politica e di amministrare la scuola, che porta soltanto al conflitto sociale, all’annullamento della continua didattica, alla mortificazione della dignità del personale docente e ata, alla lesione della costituzione.

Per questo, ogni giorno, nei tribunali, negli uffici di conciliazione, nel Paese agiamo.

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