Graduatorie ad esaurimento: l’onda lunga del pettine e della coda

di Vincenzo Brancatisano
ipsef

Pettine e coda ancora in prima pagina. A due passi dall’abolizione delle graduatorie a esaurimento soppiantate dal piano straordinario di assunzioni e dalle nuove modalità di reclutamento previsti dalla Buona scuola, l’onda lunga delle vertenze giudiziarie iniziate negli anni scorsi continua a travolgere come uno tsunami l’amministrazione scolastica.

Pettine e coda ancora in prima pagina. A due passi dall’abolizione delle graduatorie a esaurimento soppiantate dal piano straordinario di assunzioni e dalle nuove modalità di reclutamento previsti dalla Buona scuola, l’onda lunga delle vertenze giudiziarie iniziate negli anni scorsi continua a travolgere come uno tsunami l’amministrazione scolastica.

E’ il caso delle continue condanne subite dal Miur per effetto di ricorsi volti alla conversione del rapporto e per il riconoscimento dell’anzianità pregressa.

Ma è il caso anche dei tanti docenti che continuano a ottenere giustizia nelle aule dei tribunali dopo essersi ribellati alla normativa sulle code, ritenuta ingiusta e incostituzionale non solo da loro ma anche dalla magistratura.

In molti casi, addirittura, l’amministrazione è stata condannata per lite temeraria, per avere resistito in giudizio anche quando la causa era palesemente persa, e i docenti hanno pure ottenuto un risarcimento aggiuntivo dovuto alla temerarietà della controparte con somme che vanno dai 500 agli oltre 3000 euro.

Abbiamo già riferito che venticinque docenti di tutti gli ordini di scuola hanno ottenuto nei giorni scorsi in varie città d’Italia l’immissione in ruolo per via giudiziale, retrodatata al 2009, o in certi casi la retrodatazione del ruolo che era stato conseguito nelle more del processo.

L’Anief che ha patrocinato questi ricorsi – ricorsi che si aggiungono a tanti altri portati avanti e vinti dai docenti in proprio o con il patrocinio di altre sigle sindacali – è caustica: “La squadra dei legali Anief, capitanata magistralmente dagli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli – riferisce il sindacato presieduto da Marcello Pacifico – conclude degnamente il contenzioso iniziato nel 2011 contro le ‘code della vergogna’.

I Tribunali del Lavoro di tutta Italia, interessati dal ricorso volto all'inserimento a pettine promosso dal nostro sindacato, hanno dato piena ragione ai nostri iscritti, ponendo fine al loro lungo periodo di precariato e imponendo al Miur l'immediata immissione in ruolo retrodatata con il conseguente riconoscimento in loro favore del trattamento giuridico ed economico spettante”.

Le città coinvolte in questo caso sono state Roma, Pistoia, Lucca, Paola, Castrovillari, Agrigento, Santa Maria Capua Vetere, Bari, L’Aquila, Asti, Trieste, Bologna, Napoli, Marsala, Catania, Modena, con i legali Russo, Mendicino, Longo, Picone, Abbate, Ursini, Marcone, Pirolozzi, Rinaldi, Niro, Sponga, Adamo, Speranza, Di Pietro, Lo Bue. Abbiamo intervistato proprio quest’ultima, la legale Irene Lo Bue, del Foro di Parma, che ha patrocinato ben 9 delle 25 cause, tutte presso la Sezione Lavoro del Tribunale di Modena.

“I docenti – spiega Lo Bue – hanno adito il Tribunale di Modena al fine di veder riconosciuto il proprio diritto di essere inseriti a pettine e non in coda nelle graduatorie del biennio scolastico 2009/2010. Alcuni di loro erano già stati individuati in base al proprio punteggio, per scorrimento della medesima graduatoria valida nel triennio 2011-2014, quali destinatari di proposta di stipula di contratto a tempo indeterminato con decorrenza primo settembre 2011, ma, con la vittoria ottenuta, il contratto a tempo indeterminato verrà retrodatato al 2009 o al 2010 con ogni beneficio di ordine giuridico ed economico.

Uno dei ricorrenti, dopo quasi vent’anni di precariato, e dopo una lunga battaglia giudiziaria iniziata già nel 2009 con Anief e gli Avvocati Ganci e Miceli, con la sentenza emessa dal Tribunale di Modena, ha finalmente assaporato la gioia di essere immesso in ruolo con decorrenza giuridica ed economica a partire dall’a.s. 2009/10”.

Sia consentita, a questo proposito, una digressione d’ordine personale, per dire che chi scrive ha avuto il piacere e l’onore di ottenere dal docente in questione, proprio nel 2009, la prefazione-introduzione al libro inchiesta “Una vita da supplente”.

Una “Lettera a una professoressa viceministro”, riferita a Mariangela Bastico allora vice del Ministro Fioroni, con cui il professore neoimmesso in ruolo sei anni dopo quelle righe, si rivolgeva alla Bastico “nel giorno del mio cinquantesimo licenziamento” e le ricordava come più volte gli era capitato di insegnare sulla cattedra della stessa Bastico, professoressa di Diritto ed Economia in un istituto cttadino, ma in aspettativa per carriera amministrativa e politica per decenni.

“Sono stati per me 17 anni senza regali – prosegue la lettera –. Tutti i doveri sono stati pretesi con inutile pedanteria, e i diritti, anche quelli più sacrosanti, non sono mai stati dati per scontati…”. Dovevano trascorrere altri 6 lunghi anni dopo quei 17, prima che il professore potesse ottenere il riconoscimento che gli spettava almeno vent’anni prima, stando alla sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo. Il ruolo è arrivato quest’anno, in corso d’opera, grazie a una delle 9 sentenze modenesi.

Ed è arrivato come uno tsunami poiché la retrodatazione ottenuta dall’avvocato Lo Bue lo colloca in ruolo a far tempo dal 2009, proprio nei giorni durante i quali con rabbia e stanchezza redigeva quella Lettera appassionata a una professoressa viceministro.

Un ruolo che lo trasferisce da Modena, dove tuttora insegna come precario annuale, in un’altra provincia della stessa regione nelle cui graduatorie tanti anni orsono aveva chiesto di essere iscritto per spendere in maniera proficua il proprio alto punteggio rivecendo tuttavia il niet dell’amministrazione, per effetto della normativa del momento, quella delle code, voluta dal ministro Gelmini e soprattutto dalla Lega Nord secondo la quale normativa (Nota Miur del 9 marzo 2007) ci si poteva iscrivere in tre province diverse dalla propria ma collocandosi in coda ad onta del punteggio personale.

I docenti interessati in tutta Italia fecero ricorso ritenendo violato il principio della libera coircolazione e quello del merito, entrambi consacrati dalla Costituzione. Peraltro il caso citato dimostra che non di guerra Nord contro Sud si trattava poiché lo spostamento continuo e dannoso dei docenti da una provincia all’altra era trasversale e poteva interessare più province di una stessa regione ad ogni latitudine.

“Tutte queste persone fecero ricorso al Tar del Lazio con Anief – rievoca Lo Bue – perché erano state inserite in coda e non a pettine nel momento in cui fu data la possibilità di trasferirsi in tre province. Il Tar con sentenza n. 10809 del 2008 accolse il ricorso precisando che non sono ipotizzabili preclusioni di mobilità e quindi che la collocazione nelle graduatorie doveva avvenire in base la criterio meritocratico del punteggio conseguito dagli iscritti sulla base dei principi costituzionali previsti dagli art. 3, 51 e 97”.

Ma poi seguirono ricorsi del Miur al Consiglio di Stato che il 27 novembre 2008 respinse le lagnanze ministeriali. Tuttavia l’amministrazione non ha poi eseguito la sentenza e quindi ha continuato a negare il diritto al trasferimento provinciale. I precari a caccia di una buona collocazione in graduatoria si trasferivano ma venivano inseriti in coda e non a pettine.

Certo, si continuava a lavorare come precari ma il ruolo era precluso nonostante l’alto punteggio. Dopo i primi ricorsi, ci furono tanti altri analoghi sempre al Tar con cui si chiedeva l’annullamento della collocazione in coda e anche in questo caso il Tar Lazio dava ragione e poiché il Miur continuava a non eseguire sentenze e ordinanze fu nominato un Commissario ad acta nella persona di Luciano Cannerozzi De Grazia per ordinare l’inserimento a pettine dei ricorrenti.

Il Miur nonostante ciò ha continuato a resistere fino all’intervento della Corte costituzionale che con le sentenze n 41 e 242 del 2011 ha dichiarato incostituzionali le code.

In ogni caso, i ricorrenti si son dovuti rivolgere al giudice del lavoro della provincia di servizio per ottenere giustizia, facendo lo slalom tra norme, ordinanze, sentenze, inottemperenze, resistenze, stess a tempo indeterminato.

In tanti nel frattempo hanno potuto firmare un contratto a tempo indeterminato per lo scorrimento della graduatoria, qualcun altro ha potuto assaporare il ruolo in questi giorni, aggregandosi in extremis ai colleghi neoassunti a settembre scorso per l’espletamento del periodo di prova e di formazione.

Con una particolarità tutta a vantaggio degli ultimi arrivati, visto che tutti i nodi prima o poi vengono al pettine: il ruolo di tutti retroagisce al 2009, con annessi i diritti intanto maturati, gli scatti, il risarcimento, la gioia per qualcuno di essersi salvato in zona Cesarini dall’ulteriore testa-codaio improvvisato dal nuovo Governo con le novità riservate ai futuri assunti.

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