Governo Draghi, vaccino prioritario per docenti e screening di massa nelle scuole

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Si è conclusa la seconda giornata di consultazioni per il premier incaricato, Mario Draghi.

“Dettaglierò il programma in Parlamento”, ha detto ai suoi interlocutori ma qualche spunto in più c’è stato. In particolare su due temi ‘caldi’. Fisco e vaccini. E sul primo punto è arrivato uno  stop alla ‘flat tax’, cavallo di battaglia del centrodestra e della Lega. Piuttosto un sistema progressivo è quello a cui guarderebbe Draghi.

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Così come segnala l’AdnKronos, sulla questione della campagna vaccinale è arrivata un’ulteriore conferma della grande attenzione che il premier incaricato rivolge a giovani e scuola: dare priorità nella vaccinazione a docenti e studenti. Compreso lo screening di massa nelle scuole. “Italia Viva pioniera” su questo, rivendica il renziano Luciano Nobili.

Sempre sulla campagna, secondo quanto riferito, Draghi avrebbe sottolineato l’esigenza di migliorare la logistica nella distribuzione e fornito un messaggio rassicurante: sarebbero in arrivo buone notizie dall’Europa sui contratti per i vaccini, ha detto durante i colloqui.

L’accelarazione sui vaccini è fondamentale per recuperare la fiducia, puntando ad un’uscita anche psicologica dalla depressione pandemica.

In un focus, l’Ansa dà ulteriori indicazioni: l’Unione Europea sta trattando per avere più dosi ed è ovvio che quando ci saranno bisognerà farsi trovare pronti. Va rivista dunque la logistica, per aumentare la distribuzione nelle regioni, e vanno incrementati i ‘vaccinatori’, magari attingendo ai volontari della Protezione Civile e alla sanità militare per accelerare le somministrazioni.

C’è un dato che conferma questa necessità: le prime 249mila dosi di Astrazeneca destinate agli under 55 sono state tutte consegnate, ma le vaccinazioni non sono ancora partite in nessuna regione.

Tempi più lunghi, invece, richiederà l’altro aspetto al quale Draghi ha fatto un accenno nei colloqui, la possibilità di produrre i vaccini in Italia. Anche se si raggiungessero gli accordi con le case farmaceutiche in tempi brevi, potrebbero servire mesi per adeguare gli impianti delle aziende.

Una volta insediato, l’ex presidente della Bce troverà comunque sul suo tavolo il nuovo piano del ministero della Salute illustrato oggi alle Regioni che prevede entro la fine di marzo l’arrivo di 14,5 milioni di dosi: 9,1 da Pfizer, 4,165 da Astrazeneca e 1,3 da Moderna.

Un piano, tuttavia, che la Conferenza delle Regioni ritiene “in questa fase di difficile applicazione per la carenza delle dosi di vaccino disponibili e per l’indeterminatezza di alcune indicazioni”. 

Tornando al piano, con la vaccinazione delle prime tre categorie prioritarie (personale socio sanitario, Rsa e anziani over 80, in tutto quasi 6,5 milioni di persone) già avviata e pianificata, si procederà in parallelo su due fronti.

Il vaccino di Pfizer e Moderna sarà destinato ad oltre 25 milioni e 800 mila italiani: persone estremamente vulnerabili di ogni fascia d’età (chi ha malattie respiratorie o cardiocircolatorie, diabetici e obesi); anziani tra 75 e 79 anni; anziani tra 70 e 74 anni; persone vulnerabili fino a 69 anni; persone tra 55 e 69 anni che non presentano rischi specifici.

L’ultima categoria indicata, quella delle persone tra 16 e 55 anni che non presentano rischi specifici – 29.051.793 italiani – sarà vaccinata invece con Astrazeneca, come i 3.894.847 cittadini sotto i 55 anni appartenenti a personale della scuola, forze armate e di polizia, personale carcerario e detenuti, soggetti impiegati nei luoghi di comunità e gli altri servizi essenziali.

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