Nuovo Governo: cosa potrà fare per la scuola? Per i precari si apre il capitolo dei concorsi, per i docenti di ruolo emergenza è tornare a casa

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Il nuovo Governo dovrà affrontare i molti problemi della Scuola e dovrà andare incontro alle richieste del personale scolastico tutto, dai dirigenti scolastici agli ATA: questo è quanto chiede la Scuola in protesta ai partiti che stanno organizzando la campagna elettorale.

I dirigenti scolastici protestano in quanto chiedono di essere equiparati ai dirigenti della Pubblica Amministrazione e di avere quindi uno stipendio adeguato alle loro responsabilità crescenti. Le reggenze sono troppe e nemmeno il prossimo concorso allevierà la situazione, perché i posti sono comunque pochi, le graduatorie non saranno pronte prima di due anni e il prossimo anno ci saranno altri pensionamenti e quindi altre reggenze; qualcuno chiede di ritornare alla funzione dei presidi incaricati, così da tamponare una situazione esplosiva.

I sindacati sono scontenti della sperimentazione dei licei quadriennali: potrebbero portare nuovi tagli, addirittura 30.000 cattedre. Per ora sono 100 gli istituti che sono stati selezionati per la sperimentazione dal prossimo anno, ma potrebbero aggiungersene altri 92 se il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione darà l’ok.

Scontenti sono anche i docenti precari; nonostante le numerose immissioni in ruolo degli ultimi anni, cambiano di nuovo le carte in tavola riguardo al reclutamento. Chiuse per sempre le GaE, in via di smaltimento, ora appaiono i nuovi concorsi, con cadenza biennale, che richiedono o 3 anni di servizio, che daranno accesso ad una corsia riservata, o il possesso di 24 CFU in discipline pedagogiche, che hanno costretto gli aspiranti docenti a riscriversi all’università per sostenere gli esami singoli al prezzo calmierato di 500 euro.

Al superamento del concorso ci si dovrà poi abilitare con il percorso iniziale del FIT, fare tirocinio e poi infine sostenere l’anno di prova, che darà la cattedra, si spera definitiva; altrimenti ti aspetta la mobilità, nodo dolentissimo della legge 107, che ha costretto i docenti neoimmessi della prima fase del piano nazionale di reclutamento a prendere servizio lontano dalla provincia di immissione; ora questi docenti cercano disperatamente di tornare a casa, facendo buona compagnia ai loro colleghi che lontani da casa lo sono già da un po’. Ecco perché chiedono più cattedre in organico di diritto, magari allargando anche il Sud il numero di scuole con il tempo pieno e nonostante l'”invenzione” del potenziamento, che ha ridotto migliaia di docenti di ruolo a fare da tappabuchi nelle scuole di servizio, molte delle quali non hanno nell’organico nemmeno le loro classi di concorso di titolarità.

Cosa chiedono i professori

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