Gli ultimi giorni non devono essere quelli in cui ci si “gioca” l’anno scolastico! Lettera

Gianni Mereghetti  Insegnante  – Carissimo direttore, gli ultimi giorni di scuola mettono in evidenza il punto debole di quello che oggi si fa nelle diverse classi scolastiche per un intero anno di lavoro.

Se una persona si trova a varcare la soglia di una classe si trova davanti a ansietà e paure, ogni mattina è come se si arrivasse alla prova decisiva, quella in cui un ragazzo o una ragazza si gioca un anno scolastico.

Io non so da dove venga questa idea, so che è del tutto sbagliata, il cammino di un anno non si decide all’ultima interrogazione o all’ultimo compito in classe, che pur vanno fatti, il cammino di un anno va valutato nel suo  insieme e soprattutto si dovrebbero  relativizzare queste ultime prove, perchè ciò che vale e ciò che rimane sono i passi che ogni studente o ogni studentessa ha fatto per una mossa di curiosità verso la conoscenza.

Questo si deve oggi valutare, il percorso fatto, e lo si dovrebbe valorizzare! Il che dovrebbe portare a fare in modo diverso queste ultime interrogazioni o verifiche, il cui scopo non è quello di decidere il destino di un anno, bensì quello di far prendere coscienza ad ogni studente o studentessa di ciò che ha imparato e di come abbia inciso nella formazione della sua personalità.

Del resto queste ultime prove sono utili solo se fanno prendere coscienza dei passi positivi fatti e grazie ad un approccio sintetico li si consolidificano: qui sta il valore di una verifica di fine anno, che insegnante e studente divengano consapevoli dei passi di conoscenza fatti. Non di quello che sanno, ma di più, di quello che hanno fatto proprio!

E’ il fascino del conoscere, che la realtà entri dentro il proprio orizzonte e lo dilati: la scuola è affascinante per questo, soprattutto per questo, perchè dilata i margini dell’avventura personale di conoscenza. E questo affascina, di certo non produce ansia o paura!

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