Gli studenti vogliono tornare a scuola anche per ritrovare gli insegnanti, ne sono certa. Lettera

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inviata da Libera Filomena Taronna  – I ragazzi chiedono di tornare a scuola. Quella in presenza. Quella vera, la sola che conoscono. Grandi e piccoli lo dicono a gran voce e con gli slogan dei cartelloni multicolori che ci sbattono in faccia ormai tutti i giorni. E, stanchi della DAD che li vede reclusi e distanti dal mondo, manifestano ovunque. In piazza, per le strade in cortei chilometrici, davanti ai propri istituti.

Per studiare meglio, dicono, per imparare e per apprendere di più. E c’è da stupirsi se la storia è “ormai storia passata”, la geografia “si impara viaggiando”, la matematica è “il più grande mistero dell’universo”, l’italiano “la terza lingua straniera dopo l’inglese e il francese e comunque la più straniera di tutte”, il latino “ è morto da un bel pezzo” e l’elenco potrebbe continuare.

Per socializzare, aggiungono. Per l’intervallo “tutti assieme” e per i pomeriggi di studio con gli amici. Per il tempo divertito trascorso nei pullman e per gli scherzi ai collaboratori scolastici, i loro affettuosi complici in tutto e per tutto. Per un panino da dividere e una bibita da offrire alla più bella della classe. E, soprattutto, per non sentirsi più “soli”, per non sentirsi più “fuori” .

Fuori da quel fantastico mondo che è la scuola. “La nostra vita” sostengono con vigore. E perché, insomma, “c’è voglia di normalità”. Dove normalità sta per tutto quello detto sopra . Niente escluso.

“Ah,comunque, anche per gli insegnanti” osa timido qualcuno fuori dal coro. Sempre lo stesso, Giulio, il più secchione della classe. “E ti pareva!” Il rimprovero di sdegno che si leva forte su di lui dal centro del gruppo. “Sì, è vero. Ci mancano tanto i prof. ” conferma emozionato qualcun altro trascinando con sé poi tutti i compagni in un caloroso applauso. “Viva gli insegnanti!” Addirittura!

E c’è da stupirsi anche qui se, nella carriera scolastica della maggior parte degli alunni, a detta di qualcuno, le voci circolano, spesso si salva uno solo dei prof. o al massimo due, per serietà e
correttezza, mentre per gli altri, né fama né gloria, nessuna clemenza, anche invocata in ginocchio e a mani giunte, può garantire loro un posto in prima fila. E, naturalmente, da non raccomandare alle generazioni successive nei secoli dei secoli. Guai! Tante se ne sono sentite del genere e oltre.

Eppure ai ragazzi oggi mancano gli insegnanti. Proprio così. I loro insegnanti. E se ne sono accorti ora. A distanza. E lo dicono e lo scrivono a caratteri cubitali onde fugare ogni dubbio.

Sarà perché fanno parte della lunga lista delle richieste da mettere sul tavolo per poter tornare a scuola. Sarà perché sono parte del gioco ed escluderli significherebbe correre il rischio di perdere la partita. Sarà solo per semplice carineria. O magari per quel profondo senso del rispetto per la figura dell’insegnante che ancora i ragazzi conservano, malgrado tutto, e che neanche la pandemia ha strappato loro. Sarà sicuramente per tutto questo e non per altro. Non c’è da illudersi.

Può darsi. Ma se anche fosse per uno solo o per tutti questi motivi messi insieme, io non ci credo.

Non voglio crederci. Voglio pensare, invece, che ai ragazzi manchino gli insegnanti come l’acqua ai fiori, come il sole in faccia, come l’amico di banco. Il più caro che ti fa la luce intorno quando sei nel buio. Voglio credere che di quella scuola che per i ragazzi è la “normalità” ne facciano parte anche gli insegnanti. Che nella “loro vita” ci sono. Nonostante tutto. E non si negano perché si fanno trovare. Puntuali. Sempre. Perché danno certezze. Dicono il vero e non mentono mai. Perché aprono strade lasciando a loro la scelta di percorrerle alla conquista della libertà. Perché spalancano il mondo in quattro pareti e li sfidano a farlo proprio. Perché offrono opportunità per portare più di uno sguardo sulla vita. Perché inseguono il punto di vista di ciascuno per dimostrargli che vale. Sempre e comunque. Perché nessuno è davvero “diverso” per non essere capito. Per i sorrisi, i gesti, le parole che si fanno carezza. Per quella mano franca e quell’affetto sincero che non viene mai meno. Come in una vera famiglia E anche, perché no, per quei rimproveri amari e i voti di condanna che non negano, tuttavia, ogni riscatto possibile. Ecco, anche per questi motivi, voglio fortemente credere che ai ragazzi manchi la scuola e tutto ciò che contiene. La scuola è a scuola.

Hanno ragione. E uno schermo non può contenerla nella sua interezza perché là dentro accade di tutto tranne la scuola.

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