Gli studenti siciliani reclamano più tecnologia e capacità di ascolto. Insegnanti promossi in quanto a competenze. INDAGINE Università Link

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Presentati oggi a Catania, in occasione dell’edizione siciliana della “Fiera Didacta Italia” i dati del 10° Rapporto di ricerca realizzato dall’Osservatorio “Generazione Proteo” dell’Università degli Studi LINK di Roma, che ha visto intervistati centinaia di studenti della regione Sicilia di età compresa tra i 16 e i 19 anni

«Quando nel 2012 l’Osservatorio “Generazione Proteo” è nato – dichiara il suo direttore, il prof. Nicola Ferrigni dell’Università degli Studi LINK – volevamo creare un ponte tra Scuola e Università, nella convinzione che la conoscenza dell’universo giovanile non possa non passare per l’imprescindibile dialogo tra queste due agenzie formative. I risultati raggiunti in questi 10 anni ci mostrano le solide basi su cui questo ponte si fonda: l’Osservatorio ha dato vita a un “modello” che ha trasformato due pilastri tradizionalmente isolati nel percorso di crescita umana e culturale dei giovani, in un processo, in un continuum conoscitivo e formativo, e oggi siamo qui in Sicilia per condividere il “modello Proteo” con una regione che, da sempre, partecipa numerosa alla nostra annuale ricerca».

I dati relativi alla Sicilia – che offrono un focus specifico sul mondo della scuola e sulle trasformazioni in atto in ambito formativo e relazionale nel post-pandemia – si inseriscono all’interno della cornice del 10° Rapporto di ricerca dell’Osservatorio, che aveva tracciato l’identikit di circa 5.000 studenti italiani, presentato a Roma presso l’Università degli Studi LINK il 12 maggio nel corso dell’evento #ProteoBrains2022, la “due giorni” annuale di dibattito e confronto tra Scuola e Università organizzata dall’Osservatorio, che vede protagoniste centinaia di studenti provenienti da tutta Italia “salire in cattedra” e confrontarsi con autorevoli esponenti delle Istituzioni, della cultura e della società civile.

«I giovani siciliani – commenta la prof.ssa Marica Spalletta, condirettore della ricerca –attribuiscono grande importanza al valore della conoscenza e sono desiderosi di investire nella propria formazione universitaria. Credono nella scuola come luogo di dialogo, socialità e partecipazione e sollecitano i propri insegnanti a un “upgrade” che consenta loro di rispondere più efficacemente ai tempi che cambiano».

“Effetto DaD”: è cresciuto il disagio psicologico. A due anni dallo scoppio della pandemia, il bilancio della didattica a distanza dei giovani siciliani non lascia spazio a dubbi: oltre 1 intervistato su 4 (26,9%) la ritiene responsabile di aver peggiorato la propria formazione, mentre il 36,2% ha evidenza dei molti disagi psico-sociali che essa ha provocato agli studenti. Di qui dunque la richiesta, formulata da 1 intervistato su 3 (33,5%), di investire i fondi del PNRR destinati alla scuola principalmente in attività di supporto psicologico agli studenti, dato che supera in maniera significativa il sentire comune emerso dal Rapporto nazionale (26,3%).

Ritorno a scuola in presenza, tra “emozione” e “liberazione”. Le difficoltà sperimentate con la Dad trovano conferma nei sentimenti che hanno accompagnato il ritorno a scuola dei giovani siciliani, che è stato vissuto principalmente all’insegna dell’emozione (29,3%), nonché come una vera e propria forma di liberazione (24,4%). In linea con il dato nazionale, oltre la metà degli intervistati ritiene imprescindibile che nel post-pandemia la scuola riacquisti definitivamente la propria dimensione “in presenza” (56,1%), sebbene appaia particolarmente significativo il giudizio espresso da un 1 intervistato su 4 (25,6%) secondo il quale sarebbe più giusto lasciare agli studenti la possibilità di scegliere se proseguire o meno in DaD il proprio percorso formativo.

Insegnanti: promossi su competenze e preparazione. Bocciati su tecnologie. Per i giovani siciliani – dichiara Nicola Ferrigni – la scuola è soprattutto sinonimo di conoscenza, ma anche un luogo di dialogo e partecipazione, elementi che rivestono un ruolo cruciale nelle valutazioni che gli studenti esprimono sui propri insegnanti”. Se da un lato, infatti, essi ne premiano senza dubbio la preparazione (52,0% buono; 26,3% ottimo) e le competenze didattiche (48,3% buono; 9,5% ottimo), emergono per contro giudizi più critici circa la padronanza delle tecnologie (27,1% insufficiente; 54,1% sufficiente) e la capacità di ascolto (27,6% insufficiente; 42,2% sufficiente). Nel complesso, il 33,7% ritiene che gli insegnanti più bravi lo siano per una propria vocazione personale, mentre il 24,5% li percepisce stressati. Per il 10% essi sono oppressi da troppa burocrazia.

Divisi sui PCTO: i giovani chiedono più sicurezza e “voce in capitolo”. Chiamati a esprimere il proprio grado di favore in merito ai PCTO (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento), solo il complessivo 37,3% degli studenti siciliani si dichiara “abbastanza” (27,3%) o “molto” (10%) favorevole agli stessi, discostandosi significativamente dal dato nazionale (52,6%). “A pesare sul giudizio dei giovani – prosegue il prof. Ferrigni – è in primis la necessità di sentirsi parte integrante del processo di formazione e apprendimento, da strutturare sempre più all’insegna del learning by doing”: gli intervistati reclamano infatti un maggior coinvolgimento, tanto nella scelta delle attività (22,7%), quanto nella valutazione delle stesse (22,8%).

La famiglia come primo “influencer”, ma a scuola si riscopre il valore delle relazioni.  In linea con il dato nazionale, la ricerca conferma che la famiglia, e i genitori in particolare, rappresentano i principali influencer dei giovani siciliani (43,4%), ben più di quanto non lo siano gli amici (23,9%) o i mezzi di comunicazione (16,5%). Ed è proprio dai genitori che i giovani si sentono maggiormente ascoltati (50%), assai più di quanto non percepiscono faccia la scuola (17,3%), per non dire della politica, da cui addirittura il 76,6% degli intervistati si sentono “per nulla” ascoltati. “È tuttavia proprio la scuola – commenta la prof.ssa Spalletta – a delineare il nuovo universo relazionale dei giovani nel post-pandemia, esemplificando il loro bisogno di un ritorno a relazioni touch-to-touch”: i rapporti con gli insegnanti escono infatti notevolmente rafforzati da questi ultimi anni (“migliorati” per il 33,9% degli studenti) e ancor più quelli con i compagni di classe (48,5%), a conferma della “riconquistata” socialità legata al ritorno a scuola in presenza.

Dalla scuola al lavoro: il plus della formazione universitaria. La ricerca mette in luce la ferma convinzione degli studenti intervistati circa l’importanza della laurea nel mondo del lavoro, segnalata dal complessivo 67,3% dei giovani – per il 36,8% la preparazione universitaria è imprescindibile per qualsiasi lavoro futuro; per il 30,5% il titolo di studio serva a differenziare i diversi ruoli professionali – mentre 1 intervistato su 5 ritiene che il valore della laurea dipenda molto dall’Università di provenienza (20,7%). Tale convinzione trova conferma nella netta propensione degli studenti siciliani a intraprendere gli studi universitari dopo la maturità (73,9%), con un significativo distacco rispetto al dato nazionale (47%).

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