“Gli studenti italiani hanno scoperto ChatGPT, se ne infischiano del merito”. L’affondo del giornalista Nicoletti

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L’applicazione di intelligenza artificiale ChatGPT è sotto accusa. Lanciata nel novembre scorso da Open AI, organizzazione americana di ricerca sull’intelligenza artificiale fondata da Elon Musk, l’app è utilizzata dagli studenti per fare i compiti.

L’utilizzo, infatti, è semplice: basta collegarsi e iniziare a scrivere di cosa si ha bisogno: da una ricerca su Hegel ad una su Napoleone, si può anche chiedere al cervellone di effettuare le modifiche. Negli Usa l’app è stata vietata nelle scuole, mentre in Australia si pensa addirittura di far fare gli esami con la carta e la penna.

Su La Stampa intervento del giornalista Gianluca Nicoletti: “La scuola italiana deve accettare che il mondo stia cambiando. Diamo per accertato che l’evoluzione digitale abbia prodotto mutazioni infinitamente più veloci di quanto possano umanamente elaborare la maggior parte degli addetti all’istruzione e merito. Gli studenti italiani però hanno scoperto ChatGPT, infischiandosene del merito e forse anche di essere istruiti”.

Poi aggiunge: “Mentre si cerca il paradiso perduto della didattica perfetta, il vero lavoro dell’insegnante potrebbe non essere più quello di correggere un compito, quanto piuttosto quello di cercare tracce dell’intelligenza artificiale che lo ha scritto o elaborato al posto dello studente”.

E ancora: “La soluzione non potrà certo essere, ancora una volta, quella di bloccare, impedire, inibire. Nemmeno è possibile continuare a considerare ogni messa a repentaglio di routine scolastiche centenarie una rivoluzione da soffocare”.

Infine spiega: “I professori dovrebbero saper fare della ChatGPT argomento delle loro lezioni, come dovrebbero saper entrare nell’universo del relazionarsi con protesi elettroniche, imparare a leggere l’arte anche nel suo declinarsi attraverso il sistema degli NFT o in nuove resurrezioni figurative o poetiche, generate sempre da sistemi di intelligenza artificiale”

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