Gli studenti delle scuole non statali ingiustamente discriminati dalle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia

Di Lalla
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Ufficio Stampa AGeSC – “Le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, promosse su tutto il territorio nazionale, sono un’importante opportunità educativa per le scuole di ogni ordine e grado… La scuola è dunque uno dei protagonisti dell’anniversario e deve quindi promuovere iniziative che trasmettano agli studenti la consapevolezza del percorso unitario del nostro Paese”. Con queste impegnative parole inizia la nota nr. 547 del 10 marzo 2011 del Ministero dell’Istruzione che lancia anche una apprezzabile proposta (“Dai mille … a un milione … Studenti alla scoperta dell’unità d’Italia”) per viaggi didattici su luoghi significativi dell’unità italiana.

Ufficio Stampa AGeSC – “Le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, promosse su tutto il territorio nazionale, sono un’importante opportunità educativa per le scuole di ogni ordine e grado… La scuola è dunque uno dei protagonisti dell’anniversario e deve quindi promuovere iniziative che trasmettano agli studenti la consapevolezza del percorso unitario del nostro Paese”. Con queste impegnative parole inizia la nota nr. 547 del 10 marzo 2011 del Ministero dell’Istruzione che lancia anche una apprezzabile proposta (“Dai mille … a un milione … Studenti alla scoperta dell’unità d’Italia”) per viaggi didattici su luoghi significativi dell’unità italiana.

Passando all’attuazione di queste indicazioni, il Ministero si affretta però a “dividere” gli studenti: dal finanziamento dell’iniziativa sono escluse le scuole paritarie e quindi i loro studenti. Un principio burocratico – l’attribuzione dei fondi alle sole scuole statali – cancella un principio costituzionale: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge … E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, art. 3 della Costituzione italiana.

In questo modo una iniziativa con un grande significato ideale è stata “stravolta” da un apparato burocratico dello Stato che si erge a giudice insindacabile dei diritti dei cittadini. Come si può pensare di stimolare e far crescere il senso di unità nazionale nelle giovani generazioni, distinguendo tra studenti cittadini a seconda della gestione della scuola frequentata e disconoscendo la parità garantita dalla Costituzione e da una legge della Repubblica italiana?

Come è possibile che un Ministero dello Stato italiano, unificato ormai da 150 anni, possa discriminare alcuni suoi cittadini solo perché esercitano il diritto, universalmente riconosciuto ad ogni persona, di libertà di educazione?

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