Gli studenti con disabilità hanno sempre diritto all’insegnante di sostegno anche se maggiorenni, anche in scuole serali

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L’Inclusione e l’integrazione degli alunni con disabilità rappresentano una priorità nel nostro ordinamento scolastico ma sovente accade che il gap tra ciò che prevede la normativa vigente in materia e la sua applicazione si amplifichi sempre più, generando confusione e inosservanza delle norme previste.

Diritto all’istruzione e all’integrazione

Il diritto all’istruzione e all’integrazione scolastica è richiamato dalla legge 104/92 e in particolare all’art.13 dove appunto si esplica che “l’integrazione scolastica del soggetto diversamente abile nelle sezioni e nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado si realizza attraverso attività di sostegno che sono “garantite” mediante assegnazione di docenti “specializzati” , i quali assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti”.

Nella circolare ministeriale n. 22994 del 13.11.2019 per le iscrizioni alle scuole dell’Infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2020/2021, l’art.9 Accoglienza e inclusione, 9.1 Alunni/studenti con disabilità, recita quanto segue:

“L’alunno/studente con disabilità che consegua il diploma conclusivo del primo ciclo di istruzione ha titolo, ai sensi dell’art. Il del d.lgs. 62 del 2017, qualora non abbia compiuto il diciottesimo anno di età prima dell’inizio dell’anno scolastico 2020/2021, alla iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado o ai percorsi di istruzione e formazione professionale, con le misure di integrazione previste dalla legge n. 104 del 1992. Solo per gli alunni che non si presentano agli esami è previsto il rilascio di un attestato di credito formativo che è titolo per l’iscrizione e la frequenza della scuola secondaria di secondo grado o dei corsi di istruzione e formazione professionale regionale, ai soli fini dell’acquisizione di ulteriori crediti formativi, da far valere anche per percorsi integrati di istruzione e formazione. Pertanto, tali alunni non possono essere iscritti, nell’anno scolastico 2020/2021, alla terza classe di scuola secondaria di primo grado ma potranno assolvere l’obbligo di istruzione nella scuola secondaria di secondo grado o nei percorsi di istruzione e formazione professionale regionale. Gli alunni con disabilità ultradiciottenni, non in possesso del diploma conclusivo del primo ciclo ovvero in possesso del suddetto diploma ma non frequentanti l’istruzione secondaria di secondo grado, hanno diritto a frequentare i percorsi di istruzione per gli adulti con i diritti previsti dalla legge n.104/1992 e successive modificazioni (cfr. sentenza della Corte Costituzionale n. 226/2001)”.

Diritto degli alunni ultradiciottenni

La su citata sentenza della Corte Costituzionale n.226/2001 ha stabilito che “Nel periodo successivo a quello durante il quale la frequenza scolastica è obbligatoria – quattordici anni – o nel quale comunque è consentito il completamento della scuola dell’obbligo – anche sino ai diciotto anni – (da individuarsi nell’anno scolastico susseguente a quello in cui avviene il compimento del diciottesimo anno di età), per gli alunni handicappati l’istruzione viene a configurarsi come un diritto, che potrà essere esercitato mediante la frequenza, al di fuori della scuola dell’obbligo, di corsi per adulti finalizzati al conseguimento del diploma. Naturalmente l’attuazione di tale diritto postula che vengano garantite le medesime misure di sostegno dettagliatamente previste dalla legge quadro n. 104 del 1992, anche perché la frequenza di corsi per adulti per la persona handicappata che abbia raggiunto la maggiore età assume una funzione tanto più rilevante, in quanto consente, in modo certamente più incisivo rispetto alla frequenza di classi solitamente composte da tredici ,quattordicenni, il raggiungimento dell’obiettivo cardine della legge quadro sopra indicato in ambiti il più possibile omogenei. Infatti l’integrazione scolastica della persona maggiorenne affetta da handicap può dirsi realmente funzionale al successivo inserimento nella società e nel mondo del lavoro qualora avvenga in un contesto ambientale che anche sotto il profilo dell’età sia il più vicino possibile a quello nel quale detta persona sarà accolta e che certamente è il più idoneo a favorire il completamento del processo di maturazione”.

In base a quanto espresso, l’alunno ultradiciottenne, pur frequentando un corso serale, ha diritto all’insegnante di sostegno,), così come lo stesso, iscritto e frequentante i corsi diurni degli istituti di istruzione superiore “ha il diritto di continuare per l’intero ciclo quinquennale nei corsi medesimi, con l’ausilio del sostegno scolastico specializzato”.

A supportare tale diritto, interviene il Consiglio di Stato, Sez. I, sent. del 15 luglio 2020, n. 1331:

“Il diritto all’istruzione delle persone con disabilità, di cui il diritto all’integrazione scolastica costituisce parte integrante, è intrinsecamente connesso allo sviluppo della personalità per il legame esistente tra il principio di solidarietà, di cui all’articolo 2 Cost., ed il diritto all’istruzione, di cui all’articolo 34 Cost.; tali diritti hanno avuto pieno riconoscimento nell’art. 26 della Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, nell’art. 2 del Primo Protocollo della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nell’art. 15 della Carta Sociale Europea nonché nella Convenzione di New York del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone disabili; pertanto è illegittimo un provvedimento di esclusione dalla prima classe della scuola superiore di un disabile ultradiciottenne”.

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