Gli studenti? “Attivi” anche oltre le lezioni: 9 su 10 hanno partecipato alle elezioni scolastiche. Ma fuori l’impegno si sgonfia

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Per la Giornata Internazionale degli Studenti, Skuola.net ha voluto misurare quanto i nostri ragazzi siano attivi all’interno della loro comunità di riferimento. Quasi tutti dicono di aver voluto far sentire la propria voce partecipando alle ultime elezioni studentesche. L’affluenza più alta si registra tra le ragazze che, però, sembrano meno inclini a esporsi in prima persona con la propria candidatura.

Al di fuori della scuola, invece, l’impegno cala: solo il 15% si dice politicamente attivo. Tra i tanti ritorni alla normalità celebrati nell’anno scolastico 2021-22 c’è sicuramente da annoverare quello delle assemblee di istituto nelle scuole superiori. Finalmente convocabili in presenza, nel rispetto delle norme anti contagio. E, a tal proposito, proprio in questo periodo stanno entrando in carica i rappresentanti neo-eletti. Un compito stimolante, complesso, a volte ingrato, ma che permette agli studenti che ricoprono tale ruolo di assumere nuove responsabilità e di interfacciarsi forse per la prima volta con le dinamiche del mondo “adulto”. Diventando una sorta di “faro” per gli altri studenti e un ponte di collegamento con gli insegnanti.

Ma qual è il livello di attaccamento dei ragazzi di oggi all’attivismo scolastico (e non solo)? In occasione della Giornata Internazionale degli Studenti (17 novembre), il portale Skuola.net lo ha voluto verificare chiedendolo a 1.500 alunni delle scuole superiori. Per vedere se la forte passione che, ad esempio, stanno dimostrando nelle piazze, manifestando in difesa dell’ambiente, si riflette anche all’interno delle mura degli istituti.

In un certo senso, la risposta può essere affermativa. Visto che, focalizzando l’attenzione sui ragazzi che frequentano contesti in cui le elezioni studentesche sono già andate in scena, balza immediatamente all’occhio un’altissima affluenza, con circa 9 ragazzi su 10 che non si sono lasciati sfuggire l’occasione, con un picco del 94% nei Licei.

A tal proposito, restituisce dati davvero interessanti l’analisi del comportamento a seconda del genere. Con le ragazze che si mostrano più “attive” rispetto ai maschi: il dato sull’affluenza, infatti, tra le femmine arriva al 95%, mentre tra i ragazzi si ferma all’89%. E, anche laddove non si è ancora proceduto al voto, la tendenza rimane invariata: qui ben il 92% delle ragazze si dice propensa a votare, contro un esiguo 79% registrato tra i ragazzi.
Curioso, però, che la situazione si ribalti quando ci si sofferma sul cosiddetto “elettorato passivo”. Sul fronte delle candidature, in un quadro che in media vede solo 1 studente su 4 volerci provare, le studentesse fanno un ulteriore passo indietro: alle votazioni di quest’anno appena il 17% di loro dice di essersi proposta come rappresentante d’istituto; mentre tra i maschi addirittura il 41% è “sceso in campo”.

Nonostante una generalizzata timidezza nell’avanzare la propria candidatura, di fondo resta comunque una certa aspettativa riposta nella figura del rappresentante d’istituto come valido strumento per far sentire la propria voce e per partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la scuola in cui si studia: circa 1 alunno delle superiori su 2 ritiene “fondamentale” il
coinvolgimento dei ragazzi nella vita scolastica, a cui va aggiunto un 26% che lo giudica “molto importante”. Un’idea che, però, molto spesso non si traduce in un’effettiva fiducia sul fatto che le proposte degli studenti abbiano un “peso” nelle decisioni finali: solo il 37% degli intervistati immagina che la propria opinione possa davvero tradursi in realtà; mentre circa 1 su 3 pensa che il punto di vista degli studenti riceva una considerazione tendente allo zero.

Fin qui ciò che avviene dentro gli istituti. E fuori? Qual è l’inclinazione delle nuove generazioni alla partecipazione alla vita sociale collettiva (petizioni, raccolte fondi, manifestazioni, ecc.). Al di là di poche “cause” particolarmente sentite (come i già citati cambiamenti climatici o le questioni che in qualche modo toccano la scuola) il riscontro è piuttosto tiepido: solo il 18% giudica alto il proprio impegno, il 31% lo ritiene sufficiente, ma oltre la metà (51%) tende a “bocciarsi”.

Partecipazione sociale che, inoltre, non va confusa con quella “politica” vera e propria; un’entità, quest’ultima, davvero aliena per la Generazione Z. I più giovani, infatti, si approcciano a questo mondo tenendolo a debita distanza: appena il 15% degli intervistati dice di essere in qualche modo coinvolto in attività di carattere politico, mentre quasi la metà (46%) pur essendo interessato all’argomento non ha alcuna intenzione di passare dalle parole ai fatti; sempre meglio di quel 28% che dichiara di non curarsi minimamente delle dinamiche politiche del nostro Paese. Circa 1 su 10, infine, pensa che un adolescente sia ancora troppo piccolo per familiarizzare con questi temi.

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