Gli stipendi dei docenti sono sprofondati sotto l’inflazione, un ingegnere guadagna dieci volte: per Pacifico (Anief) è intollerabile

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A tre anni di distanza del rinnovo dell’ultimo contratto, la questione stipendi del personale scolastico sta diventando dominante tra i temi del sindacato.

 C’è un problema di blocco stipendiale, che ha prodotto un avanzamento dell’inflazione ormai a due cifre. Ma c’è anche il nodo mai sciolto della mancata valorizzazione del personale, che continua quasi sempre ad essere bloccato nello stesso ruolo dell’immissione in ruolo.

E c’è pure il capitolo formazione, che viene imposta senza alcun compenso: una delle nostre battaglie, dice Marcello Pacifico, “è quella di far retribuire come attività aggiuntiva tutte le ore di formazione obbligatoria del personale e che attualmente si fa fuori dall’orario di servizio. Questo è contrario a ciò che dice l’Europa, con una sentenza della Corte di Giustizia sulla direttiva 88 del 2003 sull’orario di lavoro”.

L’incongruenza non risparmia nemmeno chi è stato appena assunto: “I neo immessi in ruolo sono obbligati a fare un corso di 50 ore che dovrebbe essere retribuito con 800 euro aggiuntivi”. E anche i docenti curricolari che devono aggiornarsi sul sostegno: da quest’anno, ricorda il leader dell’Anief, “hanno degli alunni con disabilità in classe sono obbligati a fare un corso di 25 ore. Anche in questo caso si parla di 400 euro aggiuntive, cosa che non si fa perché sia nella legge sia nel decreto si parla di invarianza finanziaria e si parla di svolgere queste attività fuori dall’orario di servizio. Tutto questo va contro l’Europa, l’Anief lo ha dimostrato e va disapplicato dal giudice”.

Infine, c’è il problema dell’intollerabile ritardi di pagamento degli stipendi ai supplenti, brevi ed annuali: “Già lo stipendio dei precari – denuncia Pacifico – è uno stipendio base, senza diritto agli scatti di anzianità. A questo si aggiunge che gli stipendi sono staccati dall’inflazione e non corrispondono all’aumento del costo della vita. Se arriviamo persino a ritardare il pagamento, si trasformano i precari in morti di fame che non possono nemmeno pagarsi il pane. Abbiamo pronto un modello di diffida”, conclude il presidente del giovane sindacato che ieri ha anche scritto al ministero dell’Istruzione per sollecitare una soluzione al problema.

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